
Hermann, un 35enne europeo, si reca a Manaus, in Brasile, per incontrare suo padre per la prima volta. Non lo ha mai visto, è cresciuto con sua madre e da una serie di insinuazioni ha capito che potrebbe trattarsi del famoso 'Angelo della Morte' dei campi di concentramento nazisti, il dott. Mengele. Ma l'uomo che Hermann incontra sembra essere molto lontano dal mostro dipinto nei libri di storia. E' un uomo dall'aspetto fiero, carismatico e molto educato sul quale i fatti del passato non hanno lasciato alcuna traccia se non un certo vittimismo per se stesso. Il padre non vuole riconoscere le sue colpe e Hermann non vede altra soluzione che ripartire e lasciarlo solo con i suoi segreti, consapevole che, nonostante si senta colpevole per i crimini paterni, non lo tradirà mai.
Critica
"Il film viene da libro 'Papà' di Peter Schneider uscito in Italia nell'88, che a sua volta ricorre a un materiale composito: il reportage del settimanale tedesco 'Bunte Illustrierte' che nell'85 raccolse in esclusiva la prima intervista di Rolf Mengele il quale mise a disposizione anche molti scritti di suo padre giunti a lui dopo la presunta morte (1979) del criminale nazista. Il dramma di un uomo che malgrado i disperati tentativi - non riuscì a denunciare suo padre - mai ha potuto liberarsi dal terribile condizionamento. Malgrado tutto è la storia di un uomo e dei suoi sentimenti, sarebbe fuori luogo trovarla giustificazionista." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 2 giugno 2006)
"Conta più il sangue che si trasmette di padre in figlio o quello di milioni di persone massacrate, umiliate e torturate a morte? È meglio soffrire per la mancanza di un genitore o scoprire che è un nazista di nome Josef Mengele, medico delle SS nel campo di concentramento di Auschwitz? Non si tratta di una domanda peregrina, perché 'My Father - Rua Alguem 5555' è, purtroppo, tratto da una storia vera. Quella del figlio unico del genetista soprannominato 'l'angelo della morte'. (...) Tratto da 'Papà' di Schneider, il film indaga con dolore e un impagabile Charlton Heston nei panni di Mengele, una storia che non ha vincitori, ma solo vinti. Come testimonia, l'ultimo sguardo di una sopravvissuta ad Auschwitz, per sempre spalancato sugli orrori." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 9 giugno 2006)
- FILM REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVTA' CULTURALI.
- CONSULENZA STORICA: MARCELLO PEZZETTI (CDEC).
- EVENTO SPECIALE AL 54MO FESTIVAL DI BERLINO (2004).
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