Piero Cicala (Solfrizzi), non avendo saputo gestire il grande successo ottenuto negli anni ’80, è un cantante ormai dimenticato; Talita Cortés (Rodriguez) è la star più richiesta del momento. L’incontro casuale tra i due stravolgerà totalmente la vita di Piero…
Perché Emilio Solfrizzi? I commenti del regista Eugenio Cappuccio:
“Chi altri? Ho sempre avuto l’impressione di essere stati al liceo insieme, in viaggio insieme, a fare danni insieme; di averlo, insomma, non incontrato per la prima volta, semmai ritrovato… E poi credo sia uno degli attori italiani più versatili e simpatici in circolazione: per il mio film si è rivelato unico e insostituibile. Abbiamo costruito insieme molti snodi importanti del film, Emilio tiene al buon risultato in maniera maniacale, io sono come lui e siccome siamo così ci siamo detti sì… E poi è pugliese: poche cose mi fanno ridere e affascinano come il suo dialetto, la gestualità, la filosofia di quella gente, la bellezza della Puglia… che per certi versi è una California italiana. Quando è in scena, Emilio ha un ‘piano d'ascolto’ fantastico, non ‘fa le facce’, è una grande maschera cinematografica. È un bravo alchimista; è in grado di scrivere e riscrivere la propria parte mentre recita con il volto, la parola, il silenzio. Per un regista è come uno Stradivari. Sempre che il regista sappia di Stradivari… io mi affido all’orecchio, Solfrizzi mi pare che suoni molto bene. È entrato anima e corpo in questo film molto complesso, e gli sono grato per aver accettato la mia idea di stravolgerlo, cosa che ha richiesto per lui una serie di trasformazioni realizzate con quasi tre ore di trucco al giorno: una profonda mutazione nel corso del film, e anche la possibilità di stimolarlo a cantare. La nostra storia si è adattata molto alle sue capacità canore, e anzi da queste ha avuto la possibilità di diventare credibile, conditio sine qua non, visto che si narra la storia di un cantante…”