MILANO, 8 mar -
Intrighi, suspense, ironia,
avidità, grossi scheletri negli armadi e un pizzico di
critica sociale. Torna alla grande, dopo la delusione di
She Hates Me, il terribile
Spike Lee con una delle sue più convincenti, anche se vagamente disimpegnate, "
dosi" cinematografiche (i suoi non sono film ma, secondo una personale definizione,
joint).
E proprio di un "viaggio" si tratta nel caso di
Inside Man, un poliziesco che trasforma, con l'aiuto di un mazzo di grandi attori, il
trito spunto di una rapina in banca in un
rompicapo coinvolgente, un'astuta
rivalsa con 50 anni di ritardo, una denuncia della
(in)giustizia dei potenti e un'affettuosa carezza all'amata
New York.
Al centro di tutto c'è un
furto con sequestro di persone a un istituto di credito di Manhattan, organizzato alla perfezione da un freddo
Clive Owen e tre compari incappucciati, a sventare il quale viene spedito, con l'aiuto del capitano
Willem Defoe, il detective di seconda classe
Denzel Washington. Il caveau però nasconde dei segreti che il presidente della banca
Christopher Plummer non può permettersi vengano rivelati, perciò assolda la losca "mediatrice"
Jodie Foster affinché li protegga. Ben poco di quel che accade poi (e che è meglio tacere per non rovinare il piacere della visione), corrisponderà però alle speranze e aspettative dei protagonisti, rapinatore escluso.
Serrato, ingegnoso, sorprendente e ricco di battute fulminanti (come quando si scopre com'è essere un
sikh a New York o si sorride dei rapporti multietnici nella Grande Mela),
Inside Man riesce a spiazzare continuamente lo spettatore sia rispetto alla trama sia rispetto ai
personaggi. Che, attraverso una scrittura sapiente, partono incasellati in
clichet (il ladro senza sentimenti, il poliziotto non tanto furbo e in disgrazia, il ricco onnipotente, la cinica opportunista) per trasformarsi e sostituirsi gli uni agli altri.
Il tutto è
filmato efficacemente da Lee in un duplice registro, quello
convulso dell'azione e quello
inquisitorio degli interrogatori della polizia. E se pure il finale sceglie la prevedibile strada della
correttezza morale e della giusta punizione della Storia, le oltre due ore precedenti sono un piacevole
regalo, quasi come un
diamante trovato a sorpresa nella
tasca della giacca...
Emanuele Benvenuti