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Libero sesso, libero cinema

Notizia del 13 febbraio 2008 - 14:19

Dopo la condanna della Cei, che deplora il sesso "more ferarum" di Caos calmo, arriva la replica di registi, attrici e operatori. Tinto Brass: voglio scritturare Moretti. La Koll: scena non sana, l'avrei rifiutata


Non poteva finire lì. Le reprimende clericali nei confronti della tanto discussa scena erotica di Caos calmo hanno prodotto il loro effetto. Alla Cei non piace il sesso "alla pecorina", più aggressivo e meno romantico, sicuramente non aperto, come la Chiesa vorrebbe, a una gravidanza. «Scene erotiche volgari e distruttive» le ha definite don Anselmi. «Io la coscienza non l’ho, quindi non potrei in ogni caso obiettare - replica Tinto Brass a La Stampa -. Mi sembra che l’Italia cammini come i gamberi: all’indietro. E comunque il cinema è mio e lo gestisco io» Quanto alla scena incriminata, Brass non l'ha vista di persona ma gli è stata descritta con un tale entusiasmo «che voglio proporre a Moretti una parte nel mio prossimo film», ha detto il regista.

«La Chiesa è piena di saccentini e saccentoni - aggiunge Franco Zeffirelli - che hanno perso il senso della misura, provocandone l’annebbiamento e la perdita di credibilità». Una difesa non prevista, considerato che il film «non l’ho visto e non mi piace - ha dichiarato il regista - qualsiasi cosa faccia Moretti io non la condivido. Ma i fratelli della Cei, dico io, non potrebbero lasciar perdere i provocatori?». «Data la precarietà del nostro mestiere - aggiunge Massimo Ghini - e la poca offerta che c’è, se cominciamo anche con l’obiezione di coscienza restiamo tutti a casa a fare l’uncinetto. Per carità: rispetto massimo per le opinioni di tutti. Ma il limite delle opinioni di qualcuno è che somigliano un po’ troppo a un aut-aut». Insomma, qui non si trova nessun obiettore».

«Vuol sapere come la penso? - chiede Franco Branciaroli - Bene, allora scriva: non è la sensualità che allontana da Dio, virgola, ma l’astrazione. Viviamo in un mondo dove la natura è separata dallo spirito, dove prevale l’astrazione, un mondo virtuale. Non so quello di Caos calmo, che non ho visto e che, stando alle recensioni, non ho voglia di vedere (“una lama”, si diceva una volta a Torino), ma un sesso gioioso, una sana scopata come appunto quelle di Brass non sono oscene. Però è giusto dire che la Cei non ha il monopolio della censura. Ricordo che ai tempi dell'impegno si discuteva sul serio se fosse o meno “di sinistra” andare a ballare. Se non è terrorismo ideologico questo...».

«Ognuno segua la sua coscienza - commenta Debora Caprioglio, che ha recitato con Brass-, decida nel suo foro interiore. Chi è religioso si regoli di conseguenza. Certo che è strano: adesso, dopo due Oscar Wilde, porto in scena un Goldoni. Beh, erano autori assai più critici e corrosivi verso la loro società di quanto non siano, sesso o non sesso, gran parte dei film di oggi». «Io sono stata illuminata quando ho incontrato Dio - commenta invece Claudia Koll, altra ex attrice ingaggiata da Tinto Brass -, dunque per me è stato facile cambiare il mio punto di vista sul corpo e su come mostrarlo. Dio non è moralista però esistono dei limiti. Io rifiuterei di girare quel tipo di scene da quando ho aperto gli occhi. Senza nulla togliere agli artisti di questo film, credo non si debba sacrificare il rispetto e la dignità della persona. E bisogna valutare le conseguenze sul proprio privato: nessuno che ti stia accanto è felice di vederti interpretare una scena realistica se dietro c'è una componente non sana». Non sana in che senso? Di terga invece che nella posizione del missionario?

«Sono atea e anticlericale - dice invece Valeria Solarino, alias SignorinaEffe -. Penso che con questa uscita dei vescovi siamo al limite del ridicolo e magari l’abbiamo pure superato. Se un attore decide di fare un film, si mette nelle mani del regista. Poi potrà discutere qualche scena, l’ho fatto anch’io e non necessariamente perché erano di nudo. Ma qui parliamo di arte, non di un film porno. Oscene, semmai, sono certe immagini che girano in televisione, magari alle tre del pomeriggio. Osceno è piazzare un microfono davanti alla madre che ha appena perso il figlio e chiederle che cosa prova. Anche perché andare al cinema è una scelta consapevole, accendere il televisore, nella maggior parte delle case, no». «Nanni non è mai volgare - sentenzia alla fine la madre di Nanni Moretti, Agata Apicella -. E comunque io ho educato mio figlio, ora è adulto e libero di fare come vuole». (Libero News)