Enrico Brignano e Francesco Pannofino oggi al cinema con la divertente commedia "Faccio un salto all'Avana".
di Medusa
Brignano e Pannofino sono i due protagonisti della nuova, frizzante commedia "Faccio un salto all’Avana". Il primo veste i panni di Fedele, il fratello buono, l’altro quelli di Vittorio, furbo e prevaricatore. Quando Fedele scoprirà l’inganno di Vittorio, fintosi morto 6 anni prima per liberarsi della sua opprimente famiglia, andrà a Cuba con l’intento di riportare il fratello a casa...
Le parole del regista Dario Baldi:
“Sapevo che ci sarebbero stati nel film Enrico Brignano e Aurora Cossio e a un certo punto sono stato io a suggerire Pannofino: mi sembrava straordinaria l’ipotersi che recitasse accanto ad Enrico, ero certo che i due insieme sarebbero stati in grado di fare scintille e ho visto confermate strada facendo le mie intuizioni perché sul set hanno giocato alla pari, nessuno è stato “spalla” dell’altro. Conoscevo già Brignano, che avevo già diretto (insieme a Roberto Herlitzka e Dario Vergassola) in un breve ruolo ne “Gli anni verdi”, un film indipendente realizzato da attori della scuola Artes. Qui è sempre fedele alla sua linea, in questo caso l’ho truccato con gli occhiali e la gelatina, è un personaggio quasi “alleniano”: per lui è sempre importante la capacità di inventare continuamente parole e situazioni, si trova molto bene negli sproloqui, a volte non capisci quello che dice ma nel far ridere è imbattibile, in scena “passa la palla” sempre ben ricambiato a Pannofino di cui mi piace molto il controllo della recitazione e del corpo. Entrambi hanno la grande dote di sapersi adattare alle situazioni nel giro di due minuti cancellando intere pagine di copione, scrivendo le battute su un pezzo di carta al volo e girando subito. Provengono da due background molto diversi, ma è un piacere lavorarci perchè sono due attori “navigatissimi”, particolarmente abili nel recitare con i tempi della commedia, ho cercato di sintonizzarmi con loro non tanto “inchiodandoli” in un set con movimenti di macchina rigidi ma lasciandoli liberi, mettendoli in condizione di agire al meglio, senza però dimenticare l’estetica”.