È stato
condannato dal tribunale di Roma a
otto mesi di reclusione e 100 euro di multa per diffamazione ai danni dell'ex ministro della Difesa e parlamentare di Forza Italia Cesare
Previti. Colpa di un articolo che
Marco Travaglio ha scritto, nell'ottobre 2002, sul settimanale
L'Espresso con il titolo
Patto scellerato tra mafia e Forza Italia. La sentenza ha inoltre stabilito un risarcimento di
ventimila euro per Previti e ha condannato il direttore responsabile del settimanale, Daniela Hamaui, a cinque mesi e 75 euro di multa
Nonostante
la pena sia stata sospesa per entrambi i condannati, avremmo voluto chiedere a
Travaglio come aveva accolto la notizia, soprattutto perché nel pezzo incriminato, riguardante le confessioni del boss mafioso Luigi Ilardo (poi ucciso da Cosa Nostra) raccolte dal colonnello dei carabinieri Michele Riccio, il riferimento a Previti stava in un marginale virgolettato dello stesso Riccio verso la fine. E, sebbene nel contesto di un incontro nello studio dell'avvocato Taormina finalizzato (apparentemente) a "ripulire dai sospetti di mafiosità" Marcello Dell'Utri, si limitava ad affermare
la sola presenza di Previti nella stanza.
Approfittando dell'occasione avremmo voluto
interpellare Travaglio anche su altri argomenti, dalle
polemiche con Vespa alla fuga dei
politici da Anno Zero, dalle vacanze con i condannati all'addio alla divisa di
Margherita Granbassi al ruolo di giornalista più amato e odiato d'Italia. Ma tutto ciò non è stato possibile, perché, nonostante l'aplomb che mostra in altre interviste di queste ore, Travaglio ha deciso di non rispondere. Anzi, ancor prima di sapere di che si trattasse, è saltato su
tutte le furie e al telefono ha tuonato: «Eh no, o
chiamate tutti i giornalisti condannati per diffamazione e pubblicate tutti i loro nomi o non venite a rompere i co...ni a me! Ciao». Poi ha riagganciato.