di
Barbara Del PioLa bomba arriva all'improvviso, tra una
sviolinata ("è una ragazza semplice e stupenda ... io sono un suo fan") e una
bastonata, quasi inconsapevole ("certe cose mi hanno fatto un po' senso").
Gino Flaminio, 22 anni, operaio ed
ex fidanzato di Noemi Letizia a un certo punto alla giornalista di
Repubblica dice: "Erano telefonate come tra un papà e una figlia, niente di più". Il ragazzo sembra sincero, racconta i fatti nervosamente, gli tremano le mani. Il padre di Noemi ha però già fatto sapere che lo querelerà perché "è tutto falso e lesivo dell'immagine di sua figlia". Il rapporto tra Gino e la signorina Letizia, a quanto dice lui, è durato
16 mesi (dal 28 agosto del 2007 al 10 gennaio del 2009). Un amore nato in vacanza a Scalea e finito malamente dopo
l'ultimo Capodanno. Il perché lo spiega sempre lui: Noemi era cambiata, "sarebbe come pretendere che Jennifer Lopez stesse con un macellaio". Niente più lettere d'amore, cornetti per colazione, notti a casa dell'uno e dell'altro. Ma andiamo per ordine.
Come entra Berlusconi in tutta questa vicenda? È successo una specie di "miracolo", dice lui. Un giorno Noemi lo chiama e gli dice: "Amore, mi ha telefonato il presidente del consiglio". E perché proprio a te? Perché - racconta Flaminio - ha visto le foto del famoso book. L'antefatto ha dell'incredibile: Noemi consegna le foto di moda a un'agenzia romana che ha tra i contatti
Emilio Fede che infatti va lì, prende una manciata di book ("magari per scegliere le meteorine", commenta Flaminio) e se ne va. Quel giorno è a pranzo (o a cena) con Berlusconi. Dimentica i book sul tavolo e il resto viene da sé. Il presidente - questa la ricostruzione di
Repubblica - li sfoglia e sceglie. Compone il numero, dall'altro capo del telefono c'è lei.
"Noemi - prosegue Flaminio- mi disse che Berlusconi le chiese se studiava, le disse che sembrava una ragazza pulita, che era rimasto colpito
dal suo viso angelico e dalla sua purezza e che doveva rimanere sempre così". Può sembrare incredibile, ripete più volte il ragazzo, ma è vero perché "ho sentito più volte con le mie orecchie la voce del presidente".

Il patatrac è arrivato a Capodanno. Noemi va qualche giorno in Sardegna invitata dallo stesso presidente: "Mi chiamava e mi diceva che erano
30 o 40 ragazze, che non c'erano altri uomini e che si divertivano e giocavano tutti insieme". Al ritorno a Portici qualcosa si è rotto e si sono lasciati. Gino Flaminio ora è felicemente fidanzato con "una ragazza del popolo" senza grilli per la testa e non si spiega perché Noemi neghi la sua esistenza ("mi ha sempre presentato come il cugino, ma non so perché"). Poi mostra un bigliettino d'amore, tutto rosso e pieno di parole zuccherose. Lei si firma "Memi" e nelle foto dell'epoca, in effetti,
sembra un'altra.
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Elio Letizia, in un'intervista esclusiva al
Mattino di Napoli ha confermato la volontà di querelare chiunque infanghi il nome della sua famiglia e ha dichiarato:
CAPITOLO VERGINITÀ«Dico subito chiaro e tondo che mia figlia è illibata. Ricordatevi questa parola: illibata. E ne sono orgoglioso. Il resto sono tutte illazioni di cui saranno chiamati a rispondere quanti continuano a offendere la mia famiglia».
LA MORTE DEL FIGLIO YURI«Un dolore indescrivibile, uno choc per me, mia moglie e la piccola Noemi. Feci arrivare la notizia al presidente e due giorni dopo mi viene recapitata una lettera scritta a mano da Berlusconi in persona, una lettera accorata, toccante. Credo che sia nato quel giorno il mio rapporto con lui, lo sentii sincero, vicino, partecipe. Poi seguì anche una telefonata. Fui colpito dalla sua straordinaria sensibilità».
"CHIAMALO PAPI"
«Io e la mia famiglia andammo a Roma per acquisti e passando per il centro storico della città, pensai che fosse la volta buona per presentargli mia moglie e mia fglia: fu la prima volta che vide Anna e Noemi. Proprio in quella occasione, per sdrammatizzare dopo aver ricordato la tragica fine di mio figlio, lui disse a Noemi che aveva dieci anni: "Considerami come il tuo nonnino". Allora intervenni e dissi "Nonno mi sembra ingeneroso, meglio che lo chiami papi"».