Una strategia di basso profilo: è questo il principio al quale s'ispira il nuovo corso di Ilaria D'Amico. Se fino a qualche tempo fa stava al gioco e nelle interviste si prestava a elencare i nomi eccellenti che rientrano nella lista delle sue "frequentazioni vip", ora la regina del calcio tv dice basta e liquida il tutto come gossip di bassa lega. Di Pietro Calabrese, Emilio Fede, Giovanni Malagò, Renzo Arbore, Monica Bellucci, Maria Sole Tognazzi, le sorelle Celentano, Ramazzotti e Chicco Testa non vuole sentir più parlare.
«I miei migliori amici li conosco da quando ho diciotto anni - dice - e si tratta di persone normali. Su centocinquanta persone che conosco ce ne saranno due-tre famose: e sono bastate per costruire una leggenda».
"Normale" è un aggettivo al quale la D'Amico ricorre volentieri, alludendo a se stessa, soprattutto quando si fa larvatamente accenno alla sua bellezza. Sennonché, volente o nolente, l'unica cosa (quasi) ordinaria che la riguarda è la carriera di avvocato di diritto internazionale per la quale si stava preparando, prima dell'ormai celebre telefonata ricevuta da Renzo Arbore che le chiedeva: «Ti va di presentare un programma tv?». Da lì un poi è storia.
Ti senti scampata a una tediosa vita impiegatizia?
No, anzi: mi divertiva l'idea di quel futuro professionale, che non ho mai pensato fosse noioso. Certo, mi diverto talmente tanto ora, in quello che faccio, da sentirmi molto fortunata e da non avere nessun rimpianto.
È vero che ti sei definita, di fronte agli studenti della Cattolica di Milano, «la prima raccomandata d'Italia»?
Sì, è stata una battuta autoironica, nell'ambito di un discorso più generale sulla raccomandazione. Propriamente, io definirei "raccomandata" una persona che viene imposta passo dopo passo perché faccia carriera. Diversamente, si tratta di conoscere una persona - Arbore, nel mio caso - che ti dà una chance, un'opportunità che poi sta a te giocarti nel modo migliore, facendo valere i tuoi meriti. In entrambi i casi, certo, serve una spinta iniziale, ma l'evoluzione dei due percorsi è differente.
Com'è che il calcio giocato non è uno sport per signorine, quello parlato invece sì?
È un fenomeno in controtendenza, in realtà, anche dal punto di vista agonistico: è in crescita del 200% il numero delle donne che giocano a calcio. Al momento si può dire che ci sono molte presenze femminili che orbitano attorno alle trasmissioni calcistiche, ma ancora poche - e io vorrei che ce ne fossero sempre di più - che parlano di questo sport.
Ti senti mai una forzata delle partite o alla fine la febbre dello sport nazionale ha contagiato anche te?
Io sono una vera appassionata da anni. Mi diverto a parlare di calcio e si vede anche. Riesco a condurre trasmissioni che si protraggono anche per cinque ore senza nessuna fatica, perché trovo in questo grande romanzo popolare stimoli sempre nuovi, molta adrenalina e spazio per approfondire.
Giornaliste, atlete o politiche che siano, il destino delle donne è conquistarsi le copertine grazie soprattutto all'avvenenza?
Sì, è così. Per meritarsi la vetrina, bisogna avere un'estetica importante, ma non solo: ci vogliono anche i risultati. Insomma, bisogna essere belle e vincenti.
Un diktat che vale anche per affermarsi come giornaliste televisive?
Mah, io mi sento una donna normale, come lo sono le mie colleghe. Antonella Clerici, per esempio, o Paola Ferrari sono belle donne, ma non pin-up da calendario. Credo che nel nostro mestiere le carte vincenti siano altre.
Hai dichiarato che l'amore ti interessa più del lavoro, ma anche che gli impegni hanno condizionato la tua vita sentimentale. Dovendo scegliere, in quale ambito sei più disposta a fare rinunce?
Al momento in quello professionale, non c'è dubbio. C'è stato un periodo, in passato, in cui lo stress lavorativo ha pregiudicato i miei rapporti sentimentali, ma questa è un'esperienza che oggi non si ripeterebbe più. Avessi una famiglia e dei figli, l'ordine di priorità sarebbe per me molto chiaro.
Quanta violenza fai ogni giorno alla tua fondamentale pigrizia?
Tantissima e meno male che è così, altrimenti non farei nulla. Recupero in vacanza. Quanto diventa difficile smuovermi dai miei ritmi naturali, dalla sveglia tardi, dalla lettura e rilettura della stessa pagina, dalla riflessione, dalla comtemplazione, dall'ozio inteso in senso latino!
Hai votato turandoti il naso o convinta?
Convinta, pur con qualche perplessità e con atteggiamento critico.
Se ti chiedo a chi hai dato la tua preferenza, mi rispondi?
Aderisco al principio al quale si atteneva mia nonna, che diceva: "Il voto è segreto e non si svela neppure ai nipoti".
Squadra del cuore e simpatie politiche quindi non si confessano
Esatto, anche se per motivi diversi. Il mio maestro De Laurentiis mi ha avvertita di non rivelare mai le mie simpatie sportive, perché sarei stata tacciata immediatamente di parteggiare per questa o quell'altra squadra.
Un pronostico: quanto dura questo governo?
Non poco, secondo me. Del resto, il più lungo governo di centrosinistra del recente passato è stato un governo pieno di insidie. Oltretutto, con una partenza così non si può far altro che migliorare.
Se ti chiamasse il direttore di un quotidiano prestigioso, abbandoneresti il giornalismo televisivo?
Il giornalismo della carta stampata è un'esperienza fatta in passato. Ora cerco stimoli nuovi. Non so poi quanto sarebbero incompatibili i due impegni. Certo, amerei svolgere una mansione più creativa rispetto a quella del redattore.
La trasmissione che vorresti condurre e che affidano sempre ad altri?
Non c'è una trasmissione che mi somigli a tal punto da farmi sentire frustrata, soprattutto nell'ambito del giornalismo sportivo: quella che conduco è il massimo, per me. Mi consente di spaziare, di approfondire, mi diverte ed è in costante crescita di ascolti. Certo, poi rimane sempre vivo anche l'altro mio interesse, quello per l'approfondimento politico e sociale.
Mediaset o Rai ti stanno proponendo qualcosa, in merito?
Ci sono progetti allo studio. Ma non ti dirò niente di più, neanche sotto tortura.
Qualcosa tipo Le invasioni barbariche? Saresti adatta
Quella è una trasmissione che ha la migliore conduttrice del mondo. Stimo molto Daria Bignardi e mi onoro di essere ricambiata da lei, nella stima.
I reality sono la Tv del futuro oppure è ormai aria fritta?
Sono la tv del presente. E io dico che rimanere attuali signifca appunto guardare al presente con un occhio puntato verso il futuro.
Prova a rispondere alla domanda di tua madre: «Come mai ti vedo dappertutto?».
Perché sono sulla tv satellitare! Beh, c'è stato un momento in cui si sono accavallati più impegni su reti diverse, per cui capitava che mia madre, sfogliando qualche rivista dal parrucchiere, trovasse spesso e volentieri articoli e foto su di me. Sembrava io fossi una e trina, ma era una prospettiva falsata, perché in realtà conducevo due programmi, l'uno dei quali però alla fine, mentre l'altro iniziava in quel momento.
Niente nomi sul tuo privato, mi hai chiesto all'inizio. D'accordo, ma sei ancora "single serena, in attesa", come ti dichiaravi poco tempo fa?
Ho un cuore che ha ricominciato a battere. E che batte verso una direzione...
Lorenza Provenzano