di Sara Gambèro
Paola Barale è un fiume in piena di parole. Ci aspettavamo di trovarci di fronte una (ex) show girl con la puzza sotto il naso e invece abbiamo scoperto una donna piena di voglia di fare e sperimentare che non lavora più in tv perché non approva un certo modo di fare le cose ma che è innamorata delle nuove forme d’arte e comunicazione – dai blog, alle innovazioni cinematografiche – e che quando fa qualcosa in cui crede non si risparmia per niente.
La vedremo in questi giorni sul grande schermo, dove ha esordito grazie a Sergio Rubini, in Colpo d’occhio. Interpreta una moderne "Cat woman", assistente complice di un critico diabolico. E in futuro chissà, se troverà il progetto giusto in cui credere la rivedremo, ma non è detto che succederà presto, perché Paola ormai è una "bionda con la valigia" che ha scoperto quanto è bello viaggiare e non ha proprio voglia di fermarsi.
Colpo d’occhio è il tuo battesimo al cinema. Come è nata questa collaborazione con Rubini?
Per caso, tramite una mia amica produttrice che un paio d'anni fa mi ha invitata a a vedere un cortometraggio di Laura Chiassone. Lì ho conosciuto la regista che mi ha proposto di fare un corto insieme. Mi ha mandato un testo ma dopo una settimana mi ha richiamata dicendomi: "Dimentica quel copione perché ne voglio scrivere uno appositamente su di te". Ed è nato Broadcast.
Cioè il corto che ha vinto diversi premi a livello nazionale?
Esatto, la mia grande soddisfazione. Io interpreto una psicopatica ed è stata una prova difficilissima, ma era quello che da sempre volevo fare: dimostrare a me stessa e agli altri di poter avere un ruolo diverso da quello mio solito, leggero, che pure mi ha portato tanto, cioè quello della “donna televisiva della domenica”, della showgirl bionda. Finalmente, dopo tanto tempo, qualcuno mi proponeva di fare una cosa diversa. Io l’ho sentito molto questo progetto, l’ho fatto con grande entusiasmo ed è venuto, credo, davvero bene. Tanto che è andato in giro per i festival e ha vinto diversi premi. Il primo che ha ottenuto mi è stato dato proprio da Rubini, che era direttore di giuria. E quando mi ha consegnato il premio mi ha detto: "Guarda ti chiamerò presto, tieniti pronta". In effetti dopo un anno mi ha chiamata per farmi fare la parte di Sonia in Colpo d’occhio.
Per interpretare questa moderna Cat woman ti sei ispirata a qualche personaggio del fumetto?
No, a nessuno. Anzi rivedendomi mi rendo conto che mi sarebbe piaciuto caratterizzarla un po' di più. Ma sai, era la mia prima prova importante al cinema, chiamata da Sergio, mi sono totalmente affidata a lui, cercando di dargli quello che mi chiedeva. Pensa che non andavo mai a rivedere le scene che giravo...
Perché?
Perché è una cosa che mi ha insegnato Laura Chiassone: "Non riguardarti mai perché rischi di giudicarti troppo".
È vero che Sergio è molto esigente, fa ripetere le scene mille volte?
Vero, se non è convinto di una cosa non è il tipo che lascia stare. Ma questo ti fa capire che stai lavorando a un prodotto di qualità. Perché quando una persona è pignola, attenta ai dettagli, precisa, significa che lavora davvero bene, senza lasciare nulla al caso.
Il film è ambientato nel mondo dell’arte, che, considerato il lavoro del tuo fidanzato Raz Degan, in qualche modo ti è vicino. Ti piaceva questa cosa?
Sì, molto. Infatti quando in conferenza stampa si è detto che alcuni colleghi dell’arte potrebbero avere da ridire su questa scelta, rispondo che i critici ci sono e ci saranno sempre. Ma credo che parlare d’arte in un film sia comunque un modo per avvicinare la gente a questo mondo. Contemporanea o meno, l’arte in ogni sua forma è creatività, e la creatività e la fantasia ti danno la libertà.
Credi che i personaggi del critico diabolico Sergio e l'artista ambizioso Riccardo siano verosimili?
Rubini potrebbe essere il mio fidanzato perché anche lui va in giro a cercare artisti. Nel suo caso non è mai successa una cosa del genere, ma potrebbe accadere. Certo, io e Raz ci occupiamo più di artisti giovani che incontriamo in giro per il mondo, anche in Italia, ma non avidi di successo come Adrian-Riccardo. Tutti quelli con cui ho avuto a che fare tengono soprattutto alle loro opere, forse perché non hanno di fronte un gallerista perfido come Rubini! In televisione, invece, ci sono eccome persone di questo tipo: avide, ambiziose e diaboliche.
Ti sei piaciuta rivedendoti?
Piaciuta è una parola grossa, diciamo che sono credibile, e ho dato a Sergio quello che mi aveva chiesto. Certo vedersi sul grande schermo fa un certo effetto, ho capito quali sono le differenze rispetto alla televisione: al cinema ogni gesto viene amplificato. Poi io non mi piaccio mai!
Proprio mai?
L’unica volta che mi sono piaciuta è stato proprio in Broadcast e nelle foto del calendario. Che mi è dispiaciuto fossero per un calendario, ma era l’unica maniera per poter essere fotografata da Fabrizio Ferri!
Ma perché sei sempre così insoddisfatta di te stessa?
Forse perché vorrei sempre di più. Anche quando mi sono rivista in Broadcast ho pensato che avrei potuto fare qualcosa di diverso, così come in questo film. Ma va bene così, perché ho partecipato a un quadro, ero uno dei colori nelle mani di Sergio e mi sono fatta "spennellare" sulla tela come ha voluto lui.
Ti piacerebbe continuare con il cinema?
Mi piacerebbe eccome, il problema è che quando cominci con uno come Rubini poi è dura accontentarsi…
Hai un blog che curi molto, ce ne parli?
Io amo follemente il mio blog, che è la mia casa. Lì posso coltivare il rapporto con i miei amici, coinvolgerli in quel che faccio. Anzi mi è spiaciuto non poter parlare con loro di questo film, avendo avuto il divieto tassativo di farlo, perché mi è sembrato quasi di nascondere loro delle cose. L’altro giorno per esempio mi è arrivata una mail pazzesca con un video terribile su un’atrocità compiuta contro un animale. Fai fatica a guardarlo fino in fondo, c’è una povera bestiola scuoiata viva, ma ti devi sforzare a vederlo perché stanno raccogliendo delle firme per tentare di fermare questa cosa disumana. È molto cruda, ma l’ho messa ugualmente sul mio blog, perché sapevo che i miei amici l’avrebbero capita. Così come quando sono andata a Cannes ho condiviso con loro l’incredibile esperienza vissuta. Racconto dove vado, cosa faccio, e mi piace molto leggere le loro risposte. Quando sono lontana, mi fa sentire a casa. Il blog non è un confessionale, ma uno spazio libero dove ognuno può dire quello che vuole.
Passiamo invece a una cosa che non ti piace proprio, la tv di oggi...
Non è che non mi piace, secondo me bisogna essere realisti e rendersi conto che sta subendo un cambiamento che come tutti i cambiamenti toglie l’equilibrio esistente. Il problema è che la televisione di oggi non ha ancora trovato un nuovo equilibrio. Non puoi riproporre programmi come La sai l’ultima, che tra l’altro io ho pure fatto ma vent’anni fa, perché la gente non è più quella di allora. E poi ti lamenti se va male. Se vuoi rifarlo, devi adattarlo ai tempi di oggi, in cui il pubblico è diverso, non più passivo, ma interattivo, abituato ai telefonini, alla play station, a viaggiare. Ecco perché devi offrire un prodotto diverso. Le barzellettine ci possono anche stare ma devono essere proposte in un’altra maniera.
Non ti piace proprio niente di quello che passa in tv?
Ma sì, ci sono programmi bellissimi, documentari meravigliosi, bei film. Gli stessi reality non hanno una brutta idea di fondo ma sono costruiti malissimo.
Cioè?
Cioè sono impostati esclusivamente sul gossip, non se ne può più, ma chissenfrega!. Se mi chiedessero di presentare un reality - non l’hanno mai fatto, di partecipare sì, di presentare no - io rifiuterei. Perché quando lo vedo non mi piace e allora perché dovrei fingere? Ecco, il vero problema è questo: le idee sono buone ma non mi piace come vengono sviluppate.
Sei contro il gossip imperante?
Certo, troppo gossip. Lo stesso motivo percui non mi piace stare sui giornali, rilasciare interviste quando non ho nulla di veramente importante da dire. Oggi ne ho fatte tremila ma perché avevo una cosa che ritenevo buona di cui parlare, questo film. Altrimenti se devo raccontare ancora di me e Raz, dove andiamo, cosa mangiamo, chi frequentiamo, non lo faccio e ripeto: ma chissenefrega!
Eppure chi produce questi reality dice che sono così perché riflettono la realtà
Io non credo che questi programmi siano lo specchio della società. Il pubblico li guarda perché questo è quello che gli si offre. Poi tutti che badano a 'sti cavolo di ascolti e non alla qualità dei programmi. Ma secondo te quelli che entrano nei reality sono davvero rappresentativi dell’Italia? L’Italia è fatta anche di un pubblico giovane ben diverso, di gente che studia, che viaggia, non esiste solo la "pupa" di turno.
Qualsiasi riferimento è puramente casuale?
Certo che no! Perché un programma come La Pupa e il secchione, cosa mi rappresenta? Le donne dovrebbero essere tutte così secondo loro? L’uomo intelligente, brutto e grasso e la donna bella e oca? Ma che tristezza, lo capisci che è un messaggio del cavolo. Io non presenterei mai un programma di questo tipo, perché non lo approvo.
Per questo hai mollato tutto e hai cominciato a viaggiare?
Esatto, grazie a Raz mi sono accorta che il mondo è meraviglioso. E più ti accorgi che il mondo è bello meno hai voglia di fare televisione. Se sai che fuori è tutto così affascinante, chi te lo fa fare di chiuderti nove mesi in uno studio televisivo?