di Sara Gambèro
A Valentina Lodovini, attrice toscana (di San Sepolcro, provincia di Arezzo) in ascesa piacciono tanto tre cose: il rossetto e i tacchi alti, con cui si sente super femminile, e "stupire". Motivo per cui ama cambiare continuamente genere e registro nel suo lavoro: dai ruoli comici a quelli drammatici, dai film d’autore (Mazzacurati, Sorrentino, Comencini) a quelli indipendenti a basso costo. Come Riprendimi, dove interpreta Michela, l'amante del protagonista. «Ho accettato questo ruolo per l’urgenza del racconto, per le idee nuove contenute nel film e per il fatto che ci fosse una produttrice (Francesca Neri, ndr) che finalmente rischiava. Cosa di cui abbiamo un gran bisogno, in Italia».
Quanto ti somiglia Michela, il tuo personaggio in Riprendimi?
Non mi assomiglia per niente, però l’ho amata tanto, perché pur sembrando apparentemente molto dura e poco simpatica - è pur sempre l'"altra", quella che porta via il marito o fidanzato -, in realtà ha solo paura a ricominciare. Anche lei è stata abbandonata, ha sofferto e ha questa resistenza a lasciarsi andare che trovo molto tenera e in qualche modo riconosco. D'altronde quando uno si scotta e viene ferito, poi ha molta paura a riaprirsi e lasciarsi andare.
Tu potresti mai innamorarti di uno come Giovanni, che abbandona moglie e figlio per mettersi con Michela con estrema facilità?
Credo che sarebbe difficile. Anche perché Giovanni è uno che non sa bene cosa vuole dalla vita e io, Valentina, mi sentirei completamente persa con uno così. Sarebbe il delirio, ho bisogno di uno che mi faccia sentire più sicura.
Perché hai scelto di partecipare a un film come questo, indipendente e rischioso?
Per tre motivi essenzialmente: per l’urgenza del racconto, che quando l’ho letto ho sentito che non era scritto ma vissuto, per le idee nuove contenute nel film e per il fatto che ci fosse una produttrice che rischiava finalmente, cosa di cui abbiamo tanto bisogno in Italia. Poi mi piaceva che Anna (Negri, la regista, ndr) fosse stata la prima a propormi il ruolo dell’altra. Che probabilmente non starà molto simpatico a tante donne, ma mi sembrava giusto fare.
È vero che sul set c’era un’atmosfera di grande libertà e coinvolgimento tra di voi?
Guarda, mai come questa volta ho vissuto il cinema come gruppo ed è stato molto bello. Un gruppo di persone che lavoravano insieme per raccontare una storia, con pochi mezzi e grosse difficoltà. Anche attoriali, perché io dovevo fingere di essere una persona comune ripresa da una telecamera. Però è stato bello, intenso, frenetico e per niente ovvio. E comunque, ripeto, io credo molto all’idea di cinema come gruppo e in questo lavoro è stato molto tangibile questo aspetto.
Hai fatto un grande lavoro di preparazione prima per arrivare all’alto grado di spontaneità che si vede nel film?
Sì, ho provato molto prima per rendere questa naturalezza.
Parlaci della tua candidatura al David di Donatello per il personaggio della Giusta distanza di Mazzacurati
Sono lusingata, incredula, stordita. È una emozione indefinibile. Non me ne rendo ancora conto, però sono così felice e orgogliosa di averla ricevuta per La giusta distanza che è un film che ho amato tanto. Non credevo fosse un capitolo completamente chiuso, ma di certo non mi aspettavo mi portasse fino ai David!
Hai già in progetto qualcosa di nuovo?
A giugno comincerò il film di Marco Risi su Giancarlo Siani.
Ci puoi anticipare qualcosa del tuo personaggio?
Non dico nulla, se non che è un prodotto molto interessante, commovente. Poi è una storia vera.
Ma tu chi sarai?
La protagonista femminile.
E chi farà Giancarlo Siani?
Credo Libero de Rienzo, anche se non so se è confermato. Diciamo che dovrebbe essere lui…
La giusta distanza, Riprendimi, il film su Siani. Ruoli leggeri, più comici, mai?
In realtà sono stata protagonista di Pornorama, il film di Marc Rothemund, regista della Rosa Bianca. L’ho girato tra Berlino e Monaco ma per ora è andato solo in Europa, non so se arriverà in Italia.
Di cosa parla?
È una commedia brillante e divertentissima e io lì sono proprio comica! Poi anche il prossimo film dopo quello di Marco Risi sarà una commedia. Voglio sfuggire da qualunque etichetta, ragione per cui ho accettato anche questo film, Riprendimi.
In che senso?
Perché il ruolo dell’altra non me lo aveva mai offerto nessuno, e volevo rischiare, fare una cosa nuova.
Una domanda indiscreta: sei mai stata l’altra nella tua vita?
No, mai.
Indossi sempre delle scarpe stratosferiche, ci ho fatto caso già al Festival del cinema di Roma (indossa un paio di décolleté dal tacco altissimo, nere e verdi, ndr). È una tua passione?
No, macchè (ride, ndr), in realtà non guardo per nulla queste cose. La moda mi piace nella misura in cui mi diverto a stupire gli altri. Infatti chi lavora con me non mi riconosce mai: un giorno arrivo in tuta, l’altro con i tacchi altissimi. Mi diverte stupire e sono fortunata perché ho un'ampia scelta di abiti e accessori.
Ma i tacchi ti piacciono?
Moltissimo, mi fanno sentire donna. Un donna sicura, con rossetto rosso e tacco alto!
Che rapporto hai con la rete?
Non sono molto tecnologica, pensa che amo ancora scrivere le lettere vecchia maniera. E ho una macchina fotografica con rullino. Però capisco che per il mio lavoro la rete sia un mezzo molto utile. Al tempo stesso però ritengo possa diventare anche molto pericoloso e un po’ mi spaventa, perché attraverso internet si può sapere tutto di tutto, scoprire anche cose non belle. Diciamo che lo uso soprattutto per lavoro, per documentarmi.
Hai un tuo sito, dove curi il rapporto con i fan?
No, anche perché mi sento molto più spettatrice o studente che attrice. Mi devo ancora abituare all’idea che si sta realizzando il mio sogno.