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Banfi critica la Chiesa

Notizia del 19 febbraio 2007 - 12:00

La scorsa settimana era stato strapazzato dai cattolici in quanto "promotore di famiglie gay" e ora restituisce il favore: «Il Vaticano? Troppo rigido sui Dico. E la castità è una barzelletta»


Guerra a distanza tra l'attore pugliese Lino Banfi (trasformato in icona gay a 70 anni suonati) e la Chiesa cattolica. La scorsa settimana era stato accusato dall'Osservatore Romano di promuovere la famiglia gay attraverso la sua fiction su Nonno Libero. Questa settimana tocca a lui tirare bordate e restituire il favore. Sposato da 45 anni con la sua Lucia, devotissimo di Padre Pio, cattolico praticante, ambasciatore dell'Unicef, impegnato da anni in progetti di solidarietà per i bambini dell'Africa... Mai più avrebbe pensato di trovarsi nel bel mezzo di una polemica di tale portata. In un'intervista esclusiva a Tv Sorrisi e Canzoni, Banfi parla a ruota libera: «Il mondo gay mi vuole bene perché è la prima volta che un eterosessuale e un attore della mia levatura si occupa di queste cose. E in quanto ai famigerati Dico, certo che sono d'accordo. La Chiesa è troppo rigida. In Italia ci sono dei diktat, degli integralismi anche stupidi. Non c'è niente di male a esprimere il proprio parere. Sennò non è vero che viviamo in un Paese democratico. E poi quando si esagera, quando si tira troppo la corda, si rischia di sortire l'effetto contrario. Sono convinto che se oggi in Italia si facesse un referendum sui Pacs, anche escludendo i gay, che sono molti, vincerebbero quelli a favore. Perché in tanti, magari di nascosto, voterebbero sì».

In quanto al suo di voto, Banfi annota con amarezza: «Quello che mi fa più rabbia è che io, che mi sono sempre dichiarato di simpatie di centrodestra, ricevo continuamente calci in bocca proprio da quelli di centrodestra. Alessandra Mussolini ha scritto pure che ho preso il vizio». Ma non ha nessuna intenzione di virare sul centrosinistra: «Alcuni hanno già tentato di portarmi dall'altra parte. Ma io ho detto che non mi interessava. Resto coerente ad aiutare conviventi e gay a rivendicare i loro diritti ma anche nelle mie simpatie politiche di centrodestra».

Il tutto nasce dalle polemiche degli ultimi mesi, seguite alla messa in onda de "Il padre delle spose" ma anche alle anticipazioni sulla presenza di una coppia gay nella prossima serie di "Un medico in famiglia", in onda tra qualche settimana su Raiuno. Su entrambe Lino Banfi ci tiene a fare alcune precisazioni: «Ho solo scritto un film che mi sembrava attuale e sottolineo che l'ho scritto io e non la Rai. La responsabilità è mia. In quanto a quell'articolo, vorrei dire che quel giornalista mi ha offeso molto definendomi "un ex comico riciclato". Ho fatto una serie di film dei quali non mi vergogno. Anzi li rifarei perché mi hanno formato come uomo e come attore e almeno 10 di quelli sono pure diventati dei cult movie. E poi ne "Il padre delle spose" sono un padre esasperato, meridionale che arriva a sputare in faccia alla figlia quando scopre il suo matrimonio con una ragazza. Però poi quando mia figlia è nei guai e sta male, capisco che le voglio bene e la accetto. Come farebbe qualsiasi padre del mondo. Da vero cristiano, un po' come nel figliol prodigo. E allora che male ho fatto? Dovevo avere un plauso da parte della Chiesa. Questo attore, simpatico, che prima faceva i film dicendo "porca puttena" e dando capocciate al muro, piano piano ha dimostrato di saper fare anche parti drammatiche e ci ha aperto gli occhi sull'amore che un padre non deve mai negare ai figli, superando le barriere sessuali. Questo mi aspettavo».

Per quanto riguarda il "Medico in famiglia" sottolinea: «Quella coppia gay è una stupidata perché il gay c'è sempre stato. Tutti lo sanno e nella nostra serie se n'è sempre parlato ma con molta discrezione. Lui, Paolo Sassanelli è un attore bravissimo che non ha mai fatto un gesto esagerato. Un medico come tanti altri, che non è sposato, che ha avuto una figlia con un'infermiera e questa bambina vive felicemente con la mamma che nel frattempo ha cambiato lavoro. Ogni tanto si incontrano e lui va ad abbracciare la bambina che è sempre sua figlia. Ma ciò non toglie che se nasce una simpatia tra lui e un altro uomo, dal momento che è gay, non c'è niente di male. Se vogliamo essere umani, se vogliamo essere altruisti, come lo siamo noi nel "Medico", come lo è Nonno Libero che è un antirazzista. Tant'è che questa serie è tutta impermeata tra l'amicizia tra noi e una famiglia indiana. E poi che c'entro io? Che c'entra Nonno Libero? Accanto alla mia casa possono pure ammazzare qualcuno, ma io non ne ho responsabilità». Banfi parla anche della castità prematrimoniale: «Quando mia figlia Rosanna si fidanzò, le presi un appartamento in affitto. E sono contento di averlo fatto. Perché se oggi è ancora felice con suo marito, dopo 15 anni, è anche grazie al rodaggio di quella convivenza. Guardi, da comico, rido difficilmente, ma quella sulla castità è una bellissima barzelletta». Infine una provocazione: «Il mio prossimo ruolo? Farò un mafioso. Da anni sogno di interpretare un cattivo. E proprio alle persone che mi giudicano così carismatico vorrei chiedere: che ne dite? Adesso la gente si metterà ad ammazzare perché lo fa Banfi in tv?». (Libero News)