Esplosa questa estate, alla presentazione del film tv al Fiction film festival e ripresa in conferenza stampa Rai a Roma. Perché la sorella del cantautore, che tra l'altro ha fatto da consulente alla realizzazione del progetto, a film concluso ha così sentenziato: «Quello non è mio fratello. È una storia bellissima, ma io non riconosco Rino. Lui era un donnaiolo, è vero, ma non era alcolizzato e il rapporto con nostro padre non era così conflittuale».
Licenza poetica, verrebbe da dire, e come replica il regista: «Il film non è una ricostruzione documentaristica ma pur rielaborando e talvolta inventando, cerca di restituire al pubblico la "diversità" di Gaetano. Anche perché nel lavoro di ricerca e documentazione sulla sua vita, in cui abbiamo letto tutte le sue biografie, e intervistato decine di persone tra colleghi e collaboratori, amici e familiari, ci siamo resi conto che ognuno aveva nella memoria il proprio Rino, ed era giusto così».
«Nel film - dice sempre Turco - non c'è la realtà biografica del cantante, ma la sua verità. Il suo essere giovane antieroe, il suo pensiero, la sua anima, e la sua musica».
Così per esempio inventato è il personaggio di Chiara, interpretata da Laura Chiatti, giovane groupie innamorata di Rino prima, sua manager cinica e disincantata poi, che riassume in sè tutte le svariate amanti del cantautore. E anche Irene (Kasia Smutniak) la fidanzata storica di Rino, che pure è davvero esistita, è stata trasformata in un personaggio di giovane rivoluzionaria di famiglia borghese, per meglio mettere in evidenza il rapporto del cantante con quella tipologia femminile.
Polemiche a parte, quel che ne esce è la figura, sicuramente molto simile all'originale, di un artista geniale ma tormentato, affascinante eanticonformista, che ha saputo creare un nuovo tipo di intendere e fare la musica. Rino cantava: "Con chiunque sappia divertirsi mi salverò. Che viva la vita senza troppo arrichirsi mi salverò. Che sappia amare o che conosca Dio come le sue tasche...". Forse era questo il segreto del suo cielo, che nonostante "Chi sudava il salario, chi mangiava una volta, chi gli mancava la casa, chi viveva da solo e chi moriva al lavoro" continuava a essere sempre più blu.