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Il cielo di Rino è ancora blu

Notizia del 11 novembre 2007 - 16:30

Domenica e Lunedì in prima serata Rai la fiction sul poeta cantautore Gaetano, morto a 31 anni nel 1981. A dargli corpo e voce lo straordinario Claudio Santamaria. Ma la sorella polemizza: «Quello non è mio fratello»

di Sara Gambèro

"Io scriverò se vuoi perché cerco un mondo diverso, con stelle al neon e un poco d'universo, mi sento un eroe a tempo perso. [..] Ma con chiunque sappia divertirsi mi salverò. che viva la vita senza troppo arrichirsi mi salverò...".

Premessa: portare sullo schermo la vita di un personaggio contemporaneo entrato nella leggenda non è mai facile. Ci saranno sempre fan ed estimatori ma soprattutto amici e familiari che al suono di: "Noi lo conoscevamo meglio di chiunque altro" urleranno al sacrilegio e al falso.

E così è stato infatti anche per la fiction su Rino Gaetano, il poeta-cantautore morto tragicamente a soli 31 anni, nel 1981, in un incidente d'auto. Ma che a distanza di 25 anni, continua a essere ascoltato e amato non solo dai suoi coetanei, ma da migliaia di giovani e adolescenti. Merito dell'universalità delle sue canzoni, che dicono verità senza tempo (un suo inedito, In Italia si sta male, portato da Paolo Rossi allo scorso festival di Sanremo, è ancora incredibilmente attuale a distanza di 30 anni) e a differenza di tanti cantautori impegnati di quell'epoca non erano schierate politicamente. Merito della sua capacità di giocare attraverso il sarcasmo e i nonsense. ("Sono un giocoliere delle parole"). Merito probabilmente anche della stessa fine prematura, che quando colpisce qualcuno all'apice del successo, lo fa entrare di diritto nella leggenda.

Eppure, nonostante la buona sceneggiatura e regia di Marco Turco, fortemente voluto dalla produttrice del progetto Claudia Mori, nonostante un prodotto curato e nel complesso fedele al personaggio e nonostante soprattutto l'interpretazione straordinaria di Claudio Santamaria, che per calarsi perfettamente nel ruolo ha letto biografie, testi scritti da Gaetano, è dimagrito di molti chili e ha cantato con la sua voce le canzoni di Rino, nonostante tutto questo, la polemica c'è stata.

Esplosa questa estate, alla presentazione del film tv al Fiction film festival e ripresa in conferenza stampa Rai a Roma. Perché la sorella del cantautore, che tra l'altro ha fatto da consulente alla realizzazione del progetto, a film concluso ha così sentenziato: «Quello non è mio fratello. È una storia bellissima, ma io non riconosco Rino. Lui era un donnaiolo, è vero, ma non era alcolizzato e il rapporto con nostro padre non era così conflittuale».

Licenza poetica, verrebbe da dire, e come replica il regista: «Il film non è una ricostruzione documentaristica ma pur rielaborando e talvolta inventando, cerca di restituire al pubblico la "diversità" di Gaetano. Anche perché nel lavoro di ricerca e documentazione sulla sua vita, in cui abbiamo letto tutte le sue biografie, e intervistato decine di persone tra colleghi e collaboratori, amici e familiari, ci siamo resi conto che ognuno aveva nella memoria il proprio Rino, ed era giusto così».

«Nel film - dice sempre Turco - non c'è la realtà biografica del cantante, ma la sua verità. Il suo essere giovane antieroe, il suo pensiero, la sua anima, e la sua musica».

Così per esempio inventato è il personaggio di Chiara, interpretata da Laura Chiatti, giovane groupie innamorata di Rino prima, sua manager cinica e disincantata poi, che riassume in sè tutte le svariate amanti del cantautore. E anche Irene (Kasia Smutniak) la fidanzata storica di Rino, che pure è davvero esistita, è stata trasformata in un personaggio di giovane rivoluzionaria di famiglia borghese, per meglio mettere in evidenza il rapporto del cantante con quella tipologia femminile.

Polemiche a parte, quel che ne esce è la figura, sicuramente molto simile all'originale, di un artista geniale ma tormentato, affascinante eanticonformista, che ha saputo creare un nuovo tipo di intendere e fare la musica. Rino cantava: "Con chiunque sappia divertirsi mi salverò. Che viva la vita senza troppo arrichirsi mi salverò. Che sappia amare o che conosca Dio come le sue tasche...". Forse era questo il segreto del suo cielo, che nonostante "Chi sudava il salario, chi mangiava una volta, chi gli mancava la casa, chi viveva da solo e chi moriva al lavoro" continuava a essere sempre più blu.