«La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare», canta
Jovanotti in coda a un video che ripercorre le tappe della carriera di
Orsetta Borghero, attrice in tv, al cinema, a teatro e presentatrice per
Radio 105 e
Radio Montecarlo. Si definisce "una donna che si indigna perché indignarsi significa aver ancora voglia di combattere" e un'attrice, "di quelle che entrano nei personaggi che interpreta, che ci fa l'amore, che mangia come pensa mangerebbero loro, che parla come pensa parlerebbero loro, che poi finisce col vivere le loro vite quando la sua di vita non le piace più tanto". Sul
profilo di Myspace, tra le persone che le piacerebbe conoscere, Orsetta (il suo nome era il diminutivo che Gabriele D'Annunzio aveva dato a Eleonora Duse) ha citato in una foto Al
Pacino, Pedro
Almodovar, Sergio
Castellitto e il fotografo-regista David
La Chapelle. Lei, laureata in lettere moderne, non ha ancora trent'anni e ha già fatto un bel po' di
gavetta a teatro, al cinema, in radio e in televisione, non buttando via nulla, dalle televendite agli spot. Ha scritto un
libro sull'amore e ha anche vinto un
Oscar. Già, proprio così, quello del
Cinema indipendente, con il film "Gli ultimi" di Riccardo
Marchesini. E alla premiazione era seduta accanto a
Charlize Theron. Nell'ultimo anno ha recitato in "Il cosmo sul comò" di
Aldo, Giovanni e Giacomo e in un film presentato all'ultimo
Festival di Locarno. A una prima occhiata Orsetta ricorda
Paola Cortellesi. A sentirla è davvero un fiume in piena e sa di esserlo: «Mi ci vuole un euro per farmi cominciare e mille per farmi smettere» dice.
Orsetta, spesso hai recitato in ruoli ironici, ma cosa è più nelle tue corde di attrice? Guarda, se io potessi sarei sempre in vacanza come dice Jovanotti. Ho cominciato facendo ridere, ho sempre fatto 'sti ruoli comici, perché la tv e il cinema italiano cerca di fare, dal cinepanettone ai film estivi, ruoli divertenti. Non ti nego però che mi trovo molto bene nei film drammatici. Io poi di per me sono espansiva e gioviale, ma a piccole dosi. Io odio il genere umano, questa è la verità. Avendo studiato in Inghilterra dove c'è molto poco da ridere, se mai si sorride, mi trovo molto meglio in ruoli drammatici. È difficile commuovere le persone e portarle dalla tua parte.
Ci racconti il tuo ultimo lavoro, "Sogno il mondo il venerdì", presentato al Festival di Locarno? Stavo girando il film con la Marcuzzi
Un amore di strega quando il mio agente mi ha contattato a film già iniziato. E quindi è stata un po' una
botta di culo come dicono in Francia: entrare in un ruolo diversissimo da quello che stavo facendo. È un film di Pasquale Marrazzo, che arriva dopo altri film suoi come "Anime veloci", che parlano di tematiche sociali, e sono stati apprezzati dalla critica a Venezia e Toronto. Il film ha storie diverse che viaggiano su binari paralleli, che poche volte si incontrano. Un film drammatico e musicale in cui gli attori sfondano la cosiddetta quarta parete e ci raccontano la propria condizione cantando: le canzoni sono in inglese e questo dà un respiro internazionale al film, che è multietnico e multisfaccettato. Oltre al fatto che il film è recitato in italiano, inglese, arabo e greco. C'è la storia di due donne lesbiche, c'è una donna (la mia parte) che viene tradita dal marito con un transessuale. C'è poi la rapina fatta da un ragazzo arabo con un colpo di scena finale che insomma in qualche modo salva tutti i personaggi. Tematiche che in Italia sono ancora scottanti, vedi i fatti recenti del Gay Village, dove andremo a presentare il film. È un lungometraggio girato interamente in pellicola, in una Milano sconosciuta, l'anti-
Milano da bere, con i suoi sobborghi malfamati. Tra l'altro è stato girato in soli 23 giorni, ad agosto dell'anno scorso. È molto bello anche a livello musicale, con un suono in dolby surround 5.1 girato interamente a camera a spalla. Gli attori poi sono molto bravi, siamo tutti attori emergenti, ma abbiamo fatto già tutti qualcosa. C'è Domenico Balsamo che ha fatto
Luna rossa (di Antonio Capuano, del 2001 - ndr), che ha vinto il leone d'oro a Venezia, c'è Laura Ferrari che viene da
Vivere, anche un bel cast insomma.
Di te si dice in giro che sei camaleontica. Ti riconosci in questo aggettivo? Questo aggettivo che non vuol dire assolutamente nulla. Un po' come "sei carino", che gli spaccheresti volentieri la faccia. Credo che quando c'è una donna con un viso non perfetto le dicono che è camaleontica. Guarda per esempio Laetitia Casta che è stupenda ma avendo un naso irregolare, una bocca carnosa, riesce a cambiare molto. Nello spot della L'Oreal è diversa dalla ragazza di "La bicicletta blu". Sono più che altro una ragazza molto sveglia. In Italia ci accontentiamo un po' troppo e basta pochissimo per essere camaleontica. Anna Magnani o Greta Garbo erano camaleontiche!
In rete si possono trovare video in cui fai televendite piuttosto che ruoli in film d'essay o reciti nei videoclip degli Zero Assoluto. Nello spettacolo non si butta via niente? Un po' come del maiale, insomma (ride). Sai che c'è: ho cominciato molto tempo fa, avevo 16 anni quando parlavo di calcio regionale. In una puntata ho parlato di Ronaldo e del suo gioco in quella partita che stavano trasmettendo, scoprendo solo alla fine che Ronaldo era in Brasile, infortunato. Da quel giorno mi hanno fatto fare la valletta muta. Ho cominciato molto presto e ho preso un po' tutto che arrivava, per capire quello che non vorrò più fare. E sono tante le cose. È utile in un certo periodo provare tante strade. Ho capito che non farò mai la ballerina di lap dance, per esempio. Anche se in una sit-com con il Mago Forest ho fatto anche questo ("Taglia e cuci", la sit-com andata in onda su Fox Channel - ndr).
Sul tuo profilo dici che vorresti conoscere Al Pacino, Pedro Almodovar, Sergio Castellitto e il fotografo-regista David La Chapelle. Perché, in breve, hai scelto questi personaggi? La Chapelle se mi vede mi dice La Sciaperder. Io vivo a milano in un buchino, da sola. Avevo scelto questa casa come appoggio e la prima mostra che ero andata a vedere qui a Milano è stata proprio la sua. Così ho coperto le pareti di casa mia con i suoi ritratti. Fa di quelle foto: Ewan McGregor che sbircia una Barby con la pistola e lui ha tutta la faccia insanguinata, per esempio. Quindi lui, perché mi piace il suo modo di vedere e di fotografare il mondo. Poi mi piacciono molto i suoi colori. Castellitto lo trovo l'uomo più bello del mondo. Lui è davvero un attore camaleontico (ciao Sergio, ti trovo camaleontico) e poi mi piace perché su di lui non c'è mai stato un gossip. E mi piace anche l'attore che fa parlare di sé perché non si parla di lui. Pedro Almodovar, che dire, lì veramente farei anche la comparsa in bicicletta con la coda e gli occhiali scuri. Lui mi piace molto, e - anche se a Pasquale non piace che glielo si dica - lui è un Pedro Almodovar all'italiana. Mi piace la sua regia, le sue storie e le sue attrici. È un po' un regista, che quello che fa diventa oro. Poi Al Pacino, che dire? Lui mi piace moltissimo, è una fetta di cinema mondiale insieme a Robert de Niro e ai grandi attori americani che dal loro metro e sessanta di altezza diventavano degli intoccabili. Negli Usa c'è molta meritocrazia e poi gli attori si ascoltano molto. In italia c'è invece la particina in stile telefonata: "Pronto?" e hai già finito. Agli attori si dà poco spazio.
Scrivi di essere buddista. Ci spieghi il perché di questa scelta? In realtà, non è che volevo fare come Richard Gere, ma mi sto avvicinando alla loro concezione della vita. Il cattolicesimo mi ha stancato per la concezione della vergogna e del peccato. Il buddismo è un po' diverso, intanto sono tutti un po' più allegri. Da noi quando vai in chiesa e senti i canti è già una tristezza. Il senso che Dio siamo noi in fondo, ecco.
Hai scritto un libro sull'amore, ci parli dell'amore? Scrivo perché siccome non si batte chiodo da anni, allora ne ho scritto. Non c'è nessuno a cui penso quando mi sveglio. In realtà sono anche un po' esigente. Non lo voglio né bello, né ricco né famoso perché sono molto gelosa, ma purtroppo sono veramente noiosissima in questo senso. Non è che non lo dico perché non ne voglio parlare, ma per il momento non c'è nulla all'orizzonte.
Sei anche presentatrice ufficiale del "Bologna Music Festival". Se ti proponessero di presentare un reality in tv lo faresti? Beh, assolutamente sì, fratello! Con tutti i soldi che si guadagnano! Io sì, anche un calendario, assolutamente sì: almeno mi vedrei bella, ritoccata e perfetta. Nel mondo dello spettacolo non ci sono grandi o piccole parti ma grandi o piccoli attori.
Cosa non vorresti mai presentare? O in quale ruolo non vorresti mai entrare? Guarda, probabilmente perché non c'ho più l'età, la classica valletta muta e smutandata che porta la busta, non la posso proprio fare. Quello un po' mi dispiacerebbe. Io che sogno di lavorare anche con Giuseppe Tornatore... Invece mi vedrei molto bene nel ruolo di Iena. Le Iene è il mio programma preferito, sì.
Ma questo mondo dello spettacolo è davvero come dice Alessia Marcuzzi (per citare una con cui hai lavorato), pulito e professionale o no? Scusami, mi vien da ridere. Beata lei. No, ma sai che c'è: Alessia Marcuzzi a parte gli scherzi arriva da un tipo di tv che è nata 15 anni fa, quando non c'era la tv di adesso, un po' come il cinema degli anni 50, quando anche le attrici erano 50. Adesso le attrici sono 50 milioni. Lei non è che va a fare il provino, la chiamano sul cellulare e le propongono i programmi. Io, questo per darti la misura, una sera (collaboro anche con Radio 105 e Radio Monte Carlo, un piede che ho messo in radio mandando un promo di quando lavoravo a Radio Bruno e son 3 anni che lavoro con loro) eravamo a cena e nella goliardia del momento ho detto ai dirigenti che con loro lavoravo così bene e che gliel'avrei anche data: sai cosa mi hanno risposto, che da me non la volevano. E poi sai che cosa? Siamo nel 2009, non va più neanche di moda. Ma la cosa pazzesca è che lavoro io, che non la do, e nessuno me la chiede. D'altra parte i settori dello spettacolo più sono in alto e meno sono pericolosi. Ho delle ex colleghe che non fanno più questo mestiere, che nel dubbio gliela davano anche al capoclaque. È un peccato che, per colpa di qualcuna, tutte sembriamo delle vacche. Ecco, non tutte, 8 su 10. Io preferisco fare un po' meno, ma lavorare tutta la vita.