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Coliandro? Il mio io cazzone

Notizia del 20 gennaio 2009 - 16:00

Lucarelli, papà dell’ispettore più sfigato e antieroico della tv, si racconta: «Scrivo libri dove ammazzo decine di persone, esco in tv e dico "paura" e la gente mi vede come un vampiro. Ma sono solo un emiliano un po’ pirla. E con Coliandro lo racconto»


di Sara Gambèro

Coliandro, l’ispettore "coglionazzo" che crede di essere Serpico ed è solo uno sfigato pieno di pregiudizi (ma fondamentalmente buono), torna in tivù dopo il successo dello scorso anno, con quattro nuovi episodi. A dargli il volto è ancora Giampaolo Morelli («Adoro il mio personaggio, un concentrato di tutte le contraddizioni dell’italiano medio, uno che se incontra un marocchino per strada che gli chiede i soldi per mantenere moglie e cinque figli, gli risponde: "E scopa meno"»). Story editor sempre Carlo Lucarelli, suo papà storico. Che racconta come l’idea di Coliandro sia nata dalla voglia di raccontare la sua Bologna contemporanea con un personaggio nato come Callaghan e finito per essere un antieroe. «Non sono quel "vampiro" che crede la gente leggendo i miei thriller o guardandomi in tv, ma solo un emiliano un po' pirla. E con Coliandro, che rappresenta la mia parte più cazzona, finalmente l’ho raccontato».

Da cosa nasce l’idea di Coliandro?
Nasce tanti anni fa. Volevo raccontare la mia città, una Bologna contemporanea piena di contraddizioni. Quella della Uno Bianca e dei delitti politici, per capirci. E cercavo un personaggio che me la potesse raccontare. All’inizio, avendo pensato di scrivere un poliziesco di azione all’americana, immaginavo un personaggio alla Callaghan. Poi mi sono accorto che, traducendolo in italiano, diventava troppo violento, negativo, pieno di pregiudizi. E io non volevo raccontare un personaggio così, allora ho cominicato a prenderlo in giro, a "sanzionarlo" con ironia, a non perdonargli nessuno dei suoi pregiudizi e mi sono accorto che mi era nato tra le mani questo thriller da una parte noir e dall’altro umoristico, con un antieroe come Coliandro per protagonista.

Ma chi è davvero Coliandro?
Coliandro è una buona chiave per raccontare la contemporaneità, la metà oscura della nostra società, con le varie criminalità e tutte quelle cose che ci spaventano. E anche tutti i problemi, i difetti, le contraddizioni del nostro essere italiani. C’è una bella frase che lo definisce, gliela dice una delle ragazze che incontra in un episodio: "Tu non solo sei meglio di quel che sembri, ma sei anche meglio di quel che vorresti essere". Ecco, io credo che gli italiani siano così.

Certo che come ispettore è parecchio sfigato
Certo, e il suo aspetto ironico è fondamentale, lo rende diverso da quello che di solito si vede in giro sull'argomento, cioè un antieroe. Perché quando puoi ridere di qualcuno, prenderlo in giro, ecco che questo scende immediatamente dal piedistallo. L’ironia è un ottimo strumento sia per bastonare Coliandro quando dice delle sciocchezze, sia per rappresentare in maniera più fresca e viva le sue storie.

In effetti siamo abituati agli antieroi da commedia. Difficile trovarli nei polizieschi, soprattutto quelli classici stranieri. L'hai fatto per renderlo più umano e italiano?
Sì, anche. È vero che noi abbiamo avuto antieroi soprattutto nella commedia all’italiana, penso ai tanti volti di Alberto Sordi. Però ci sono state anche delle commedie più noir, come lo stesso Sordi ne Il commissario o più recentemente Il commissario Lo Gatto, con Lino Banfi. Comunque, ripeto, Coliandro è nato soprattutto da questa mia idea dell’antieroe. Quando ho cominciato a scriverlo avevo in mente un personaggio negativo. Poi andando avanti mi sono reso conto che non poteva essere così negativo, non andava bene, e allora ho cominciato a stemperare con l’ironia. Comunque è nato soprattutto per una mia esigenza.

Vale a dire?
Io sono fondamentalmente un cazzone e Coliandro mi permette di esprimere questa natura "cazzarona" che con Blu notte e i romanzi noir non riesco a trasmettere. Scrivo libri dove ammazzo decine di persone, in televisione racconto i misteri italiani, uscendo con le mia mani messe così, dicendo "paura" e la gente mi immagina sempre come una sorta di vampiro, un animale della notte. Ma io non sono così, credetemi, sono solo un emiliano-romagnolo un po’ pirla...

Hai pensato da subito che Coliandro potesse essere cinematografico?
No, alcuni autori lo pensano, quando scrivono romanzi. Io non lo faccio mai. Anche perché oggi, per dirti, vanno di moda i poliziotti, ma domani magari no. E non posso prevedere queste cose.

E come è approdato in tv allora?
Tommaso Dazzi l'ha letto, gli è piaciuto e a cominciato a dirmi: "Proviamo a fare qualcosa di televisivo". Poi c’è stata la sua trasformazione, e forse nella mia testa Coliandro era già fatto per l’azione. Sarà per questa sua fisicità, ma alla fine è un personaggio che più che sentirsi, si vede. Adesso per dirti non mi verrebbe in mente un romanzo per Coliandro, se penso a lui penso a una sceneggiatura. Cosa che invece non mi succede per altri miei personaggi.

Pensi che il suo successo sia dovuto più al linguaggio innovativo (dice un sacco di parolacce, ha un gergo super popolare) o al fatto che sia un antieroe, uno sfigato?
Tutti e due. Da una parte c'è l’immagine dell’antieroe, che mancava tra i poliziotti televisivi conosciuti, che sono sempre "bellissimi". Prendi Montalbano, un eroe splendido. Ovvio che è pur sempre umano, non è certo l’ispettore Callaghan, però resta un eroe. Coliandro invece è proprio un antieroe: è tremendo, sfigato, prende cazzotti dall'inizio alla fine, però è buono e onesto e soprattutto è in grado di cambiare sempre se stesso, puntata dopo puntata, mutando i propri pregiudizi.

Quindi Coliandro è anche educativo?
Certamente, perché alla fine il suo pregiudizio viene svelato e in qualche modo superato. Lui resta sempre se stesso, la mano sul portafogli la tiene comunque, ma ha un’altra idea in testa.

Quando hai visto Morelli la prima volta hai pensato potesse essere il volto giusto per Coliandro?
In realtà non avevo una immagine precisa di lui, solo una serie di fumetti fatti da Onofrio Catacchio che gli aveva dato un voto molto più tagliato, spigoloso, alla Clint Eastwood. Quello che mi ha convinto di Morelli è che appena l’ho incontrato lui mi ha dato la mano "storta", come fanno i poliziotti e i carabinieri, in maniera molto professionale. E ho pensato: "Questo è perfetto". Poi il personaggio si è modellato su di lui.

E sei contento di come si è evoluto?
Decisamente sì, era già cambiato nei primi due libri poi l’incontro con i Manetti Brothers (registi della serie televisiva) e Morelli gli ha dato il colpo di grazia. Coliando è cresciuto e mi stupisce in positivo giorno dopo giorno.

Scrivi libri, sceneggiature, presenti programmi tv e radiofonici. Come fai, non è che in realtà siete tre gemelli?
No, la realtà è che molte sono cose che avevo già fatto ma che vengono fuori insieme percui sembra che le abbia fatte contemporaneamente, ma così non è. Alcuni dei libri usciti di recente sono frutto del lavoro di anni fa. Però lo ammetto, corro parecchio, cercherò di fare meno cose in futuro.

Speriamo di no, il pubblico ti ama moltissimo. Anzi, ti vedremo ancora in tv per Blu notte?
Sì, stiamo preparando una serie di nuove puntate che andranno in onda il prossimo autunno. Considera comunque che io scrivo e parlo in video ma prima e dopo il mio lavoro c'è tutta una serie di persone validissime che mi aiuta.

Ti piaceva l’imitazione che ti facevano Fabio De Luigi con Aldo Giovanni e Giacomo?
Come no, e mi dispiace che non la facciano più. Anzi. faccio un appello affinché qualche altro comico mi "ripigli"…

Il prossimo obiettivo?
Ho tre idee per un romanzo, sto raccogliendo le varie documentazioni e aspetto quella scintilla che mi legherà a una idea particolare.