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Edoardo Natoli, lui ci crede
Notizia del 24 settembre 2010 - 17:00
L'attore 27enne Edoardo Natoli racconta "Noi credevamo", il kolossal di Mario Martone sul Risorgimento e l'Unità d'Italia
di Daniele Passanante
Nel 2004 aveva già partecipato a un film storico: "Le cinque giornate di Milano" diretto da Carlo Lizzani per la tv, poi qualche fiction in prima serata, ora Edoardo Natoli, 27 anni è cresciuto (anagraficamente e professionalmente) e questa volta ha recitato in un serissimo kolossal d'autore, della durata di 3 ore e 20 minuti. In "Noi credevamo" di Mario Martone, Edoardo interpreta la parte di Domenico giovane (lo stesso personaggio adulto è interpretato da Luigi Lo Cascio). Il film sull'Unità d'Italia e sul Risorgimento, tratto dall'omonimo romanzo di Anna Banti, era in concorso per il Leone d'Oro alla 67esima Mostra del Cinema di Venezia. Al Festival lagunare non ha ricevuto premi importanti, ma in compenso ha strappato molti applausi. Sarà nelle sale a novembre e in attesa dell'uscita, il cast è in una sorta di tournée attraverso d'Italia, per selezionatissime anteprime nei luoghi in cui è stato girato, dal Cilento a Torino, da Genova a Roma. Nella Capitale è prevista una proiezione il 26 settembre alle ore 18, all'Auditorium parco della Musica in sala Sinopoli, alla presenza del cast di attori e del regista. Proprio per via di queste prémiere, Natoli è in giro per l'Italia, l'abbiamo intervistato telefonicamente in aeroporto, in attesa di un volo, dopo una serata molto speciale.
Edoardo, da dove vieni e dove stai andando?
Ero in Cilento per una proiezione all'aperto nel porto di Acciaroli, in onore del sindaco di Pollica Angelo Vassallo, assassinato nei giorni scorsi. Ora sono pronto per un viaggio fino a Trieste per girare il film della Cavani, un film su uno stalker. Si tratta di tre storie dirette da tre registi: Liliana Cavani, Margarethe Von Trotta e Marco Pontecorvo (figlio di Gillo). Una storia abbastanza tosta su una giovane donna, una studentessa che si innamora di un professore e frequenta un altro ragazzo, che sarei io… poi non so quanto posso raccontare di questa storia, non vorrei fare danni. Dopo Martone, lavorare con la Cavani mi sembrava una cosa buona..
Ci racconti la tua esperienza sul set del film di Martone?
Un'esperienza certamente unica, noi attori giovani siamo stati dietro al progetto per quasi due anni. Lui ha avuto una gestazione di questo film di sette anni ed è difficile trovare un regista che ha avuto tutto questo tempo per trovare le risposte sui personaggi. Mario aveva questo film talmente bene in testa e ci credeva talmente tanto che ha portato avanti il progetto per tutto questo tempo. Per fortuna il film è andato molto bene anche a Venezia, ci sono stati minuti e minuti di applausi.
Come ti sei preparato al film? Hai visto tutti i film del regista da "Morte di un matematico napoletano" a "L'odore del sangue"o no?
Io sono un grande fan di Mario, da prima, da tempi non sospetti. Conoscevo già bene i suoi film. La caratteristica di questo film è che i protagonisti di questo film vengono dal Cilento. Ci siamo preparati quindi sulla lingua, il cilentano stretto, poi sulle mancanze storiche che avevamo. Uno dei tre ragazzi, Luigi Pisani, per fortuna è cilentano. Ci ha seguito lui sulla lingua e oramai parlo correntemente il cilentano che è diventato la mia seconda lingua. Prima il cilentano e poi l'inglese (ride). Ieri mi hanno lasciato il microfono al porto di Acciaroli e ho parlato in cilentano. Per fortuna ho avuto l'approvazione della platea, il mio accento è stato approvato in piazza e sono stato promosso. Ora spero di dimenticarmelo in fretta, difficilmente mi tornerà utile in futuro.
Com'è stato lavorare con Luigi Lo Cascio, Toni Servillo e Luca Zingaretti?
Abbiamo lavorato insieme sul personaggio con Lo Cascio. Ci siamo confrontati e abbiamo trovato cose che potessero fare da filo conduttore, dei piccoli gesti. Ovviamente io ho cercato di studiare lui e poi di conseguenza lui ha fatto altrettanto. D'altra parte io comincio prima nel film. Entrambi venivamo da altre lingue e abbiamo cercato di fare un percorso su questo dialetto. Luigi è una grandissima persona, io lo conosco artisticamente e lo stimo come artista da sempre, ora lo stimo molto anche come persona. È di un'umiltà... e giuro che non sono parole fatte, è così. Il film è particolare, c'era talmente tanto cuore nel cast, dal trucco e parrucco ai fonici, è un lavoro corale di più di un anno e di solito le riprese durano non più di tre quattro settimane. Abbiamo rispettato anche le stagioni, il film parte nell'estate cilentana e finiamo al galoppo tra le nevi del Piemonte. Martone, in sette anni di gestazione è riuscito a ottenere quello che voleva.
Dicevamo, con Servillo e Zingaretti che rapporto hai avuto?
Servillo e Zingaretti, non ho scene con loro ma ci siamo incontrati più volte essendo un film così lungo è capitato di condividere cene e alberghi. Si realizzano dei sogni, persone così importanti per me a livello culturale e di stima, conosco a memoria tutti i lavori di Servillo così come i lavori di Luca. Poterci parlare e potersi confrontare (in ginocchio) è un privilegio incredibile. C'è una scena del film dove ci sono io ma sotto c'è la voce off di Servillo, quando mi ricapiterà? Spero presto. Mario mi ha dato una grandissima possibilità e anche una grande responsabilità, quella di aprire il film e di cedere il testimone a Lo Cascio e rischiare di rovinare tutto.
La tua carriera ti sta dando soddisfazioni?
Piano piano le tacche le sto mettendo: l'approvazione di Luigi, l'approvazione dei cilentani. Sto portando a casa dei risultati. Anche lavorare con Francesca Inaudi, con Andrea Bosca con cui ho fatto "Raccontami", la fiction di Raiuno è stata un'esperienza unica. Anche Valerio Binasco, grandissimo interprete oltre che regista teatrale.
Ma come sei stato scelto per questo film?
Dopo 4 provini. Sono andato al primo incontro dopo un malinteso. Era una cosa a cui tenevo moltissimo e non era nei miei piani. Quindi ho chiesto indicazioni via mail e me le hanno date in maniera molto vaga. Mi hanno scritto che si trattava di un piccolo ruolo: "Devi essere uno del Nord". Quando mi ha visto l'aiuto del casting di Mario parlavo con un accento simil-lombardo e mi ha detto: "Ma tu sei del Nord, noi veramente stiamo cercando uno del cilento". Allora ho provato a fare l'accento napoletano. Questo è un aneddoto che mi porterò dietro. Da lì a sapere che dal piccolo ruolo nordico ero lì per il protagonista è stato un bel colpo. "Lo sai il cilentano?" mi hanno chiesto. "No, non so nemmeno dov'è il cilento", ho risposto. "Allora dobbiamo metterti al fianco uno del cilento". "Lo sai il francese?". "No", e così via. Insomma, il risultato finale è questo film incredibile che spero sia il punto cardine del mio futuro. Spero di riuscire a mantenere questo standard. Sarà difficile., ma di devo provare.
Buttandola in politica, il film è una risposta a chi vorrebbe dividere l'Italia?
No dai, per questo tipo di risposte ti do il numero di Mario Martone e lo chiedi a lui. Io sono un umile ripetitore di battute. Non sono competente.
Beh, però ci puoi dire cosa emerge nel film della divisione Nord-Sud già presente prima dell'Unità d'Italia?
Beh, anche, sì. Ne esce fuori che ci sono state delle persone che hanno sacrificato la propria vita per un ideale, quello di unire l'Italia e l'hanno sacrificata perché non tutti erano con loro. Questi tre giovani che si affiliano alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini sacrificheranno la propria vita per questo ideale e per quello che abbiamo ora. La storia è impressionante. Ci sono parecchie persone che per ottenere quello che abbiamo hanno sacrificato la loro vita e pensare che c'è chi vuole dividere l'Italia, è abbastanza inquietante.
Per quanto tempo lavorerai con Liliana Cavani?
Un mese abbondante.
Poi che progetti hai?
Aspettiamo, ho deciso di fare soltanto le cose che davvero mi piacciono. Dopo un'esperienza così bella e un film importante sarà più difficile. Poi io sono anche un po' incosciente, arrivano le proposte e devo decidere. Per ora la Cavani era la cosa più bella che potesse capitarmi.
Vista la situazione italiana in cui questi lavori di qualità sono un'eccezione, hai già tentato la strada del lavoro all'estero?
Non è mai capitato, nel film di Martone parlo in francese e non mi dispiacerebbe. Amo Parigi e il cinema francese. In questo momento se dovessi pensare a una lingua, mi piacerebbe vivere in Francia.
Hai già trovato una tua Laetitia Casta?
Sì, ma non ufficialmente. Mi sto guardando intorno e forse mi fermo per un po'.
E a Venezia, dove il film è stato accolto molto bene, com'è andata?
Benissimo, faccio tutti gli anni il festival con gli amici in camper. Salvo i giorni della proiezione in cui sono passato dal camper all'albergo extra lusso. Ne ho approfittato anche per far fare le docce ai miei amici.