di Sara Gambèro
Un professore Isef costretto a lavorare in autogrill, incattivito con il ceto dirigente (Favino), il cognato assistente universitario sottopagato e rivoluzionario (Battiston), il portuale veneto cui muore un amico sul lavoro (Volo), la giornalista precaria idealista (Pandolfi), l'ex carcerato che vuole svoltare(Sassanelli). E il sottosegretario (Tirabassi) che cerca di far approvare una legge sulla ricerca contro i tumori e viene rapito da sto gruppo di delusi improvvisati sequestratori, scambiato per un ministro. Gli ingredienti della commedia all’italiana ci sono tutti, dallo scambio di persona al gioco degli equivoci, al cinismo sociale che supera quello dei personaggi fino al sottile velo di amarezza che fa capolino tra una risata e l’altra, nel nuovo film di Lucio Pellegrini (quello dei Liceali e del film sul G8 di Genova, Ora o mai più) Figli delle stelle, rivisitazione moderna dei Soliti Ignoti.
«Un film importante, necessario, ben fatto, che parla dei problemi di oggi, precariato lavorativo ma ancora prima esistenziali, di personaggi "sospesi", fuori tempo, e per questo pronti a combinare qualche cazzata» dice Fabio Volo. Che poi però rivela: «Ho accettato solo perché Lucio mi aveva promesso in regalo il fantastico giubbotto di jeans col pelo che avevo negli anni '80»...
Insomma hai accettato solo per una giacca, che tristezza
Sì, perché ce l’avevo da adolescente e litigai con mamma che me la buttò senza chiedermi il permesso. Ho chiesto se a fine film potevo tenerlo. Ce l’ho qui a Roma, a Milano mi vergogno a metterla mentre qui va ancora molto. Non so di cosa parla il film, so solo che ho questa giacca stupenda a casa e sono soddisfatto.
Sii serio
In realtà avevo letto la sceneggiatura e mi era piaciuta tanto. Credo sia un film importante, necessario. Il precariato che abbraccia tutti i protagonisti è il problema dei giorni nostri. Ho una sorella precaria, genitori che hanno fatto lavori semplici, arrivo da quel contesto sociale lì.
Il tuo personaggio appare, sparisce e poi ritorna
Sì, è un po’ come l’herpes. Arriva, va via, poi torna e paga per tutti.
Ti fanno sempre fare queste parti da tenerone. Non ti sarebbe piaciuto fare il saggio (nel film lo interpreta Sassanelli, ndr)?
No, mi piace questa sorta di "imbranatura" che ho anche nella vita.
Ti rispecchia?
Sì. Però vario. Diciamo che sono anche quello
Hanno scelto un accento veneto e non bresciano, che è lì vicino. Devono sempre complicarti la vita…
Sì, in effetti potevano farmi fare un bresciano a Marghera! No, dai, mi sono divertito molto. Io ho amici veneti, ho vissuto a Verona, mi è venuto facile.
Che politico ti piacerebbe rapire e cosa gli vorresti chiedere?
Vorrei rapire quella bella di Forza Italia, come si chiama? Ah, la Prestigiacomo.
E cosa le chiederesti?
Eh, niente se vuole stare un po’ in casa con me, la rapisco solo fino alle sei, poi la lascio andare
Come procede il film tratto dal tuo romanzo, Il giorno in più?
Bene, lunedì torno a New York per finire le riprese. Cerco sempre di piazzarmi dei lavori i giro, è bello andare a spasso..
Che attori ci sono, a parte te?
Isabella Ragonese, Stefania Sandrelli, Toffolo. Pietro Ragusa. La regia è di Massimo Venier.
Tempo fa ci avevi parlato di un programma tv che avresti fatto
Ne ho scritti due e sono ancora lì nel cassetto. Questo è un momento televisivo in cui mi piace starne fuori. Penso che non fare un programma oggi sia come averne fatto uno bellissimo. Questo periodo è come quando Saddam dava fuoco ai pozzi di petrolio: preferisco aspettare fin dopo il bagno di sangue cui ci stiamo avvicinando.