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"Come si fa a essere idealisti?
Siamo tutti più incazzati"

Notizia del 18 novembre 2010 - 16:30

Francesco Venditti, operaio negli anni '60 impegnato nelle lotte sindacali (Mia Madre) e boss della mala romana dei primi '70 (Roma nuda). Faccia da guerriero e cognome importante, idealista come i suoi personaggi non lo è più da un pezzo. Sapete perché?

di Sara Gambèro

In Mia madre fiction andata in onda con grande successo di pubblico sulla Rai, era un operaio della Fiat, sul finire degli anni '60, impegnato nelle prime lotte sindacali. Prossimamente sarà accanto a Tomas Milian per raccontare la criminalità romana dei primi anni '70, quella che non usava ancora armi né droga e aveva una sua "etica". Perché a Francesco Venditti, cognome - e famiglia - importante e faccia strafottente, fanno fare sempre parti da combattente. E pensare che lui sogna di farsi prete o di interpretare Walter Chiari...

In Mia madre eri un operaio sindacalista e idealista. Quanto ti assomiglia?
Lo sono stato quando ero più giovane. Il mondo ci ha forgiati a essere più pratici, cinici, duri, con il pelo sullo stomaco. È difficile oggi, in cui si è tutti più incazzati, riuscire a essere idealisti.

Tra l'altro hai detto che la politica non ti ha mai interessato
In realtà ho una politica tutta mia, mi piacciono cose sia di sinistra che di destra. Mi servirebbe un connubio, ma non ho ancora trovato una politica centrista che mi convinca. O forse l’ho trovata, ma quando vado a votare mi accorgo di scegliere più la persona che il politico.

Disilluso più che idealista?
In realtà un po' di idealismo ci vorrebbe, forse è l’unica cosa che potrebbe dare un po' di speranza per cercare di cambiare non dico il mondo degli altri, ma almeno il proprio...

Avete girato a Torino, da romano "doc" come l'hai trovata?
Ci avevo già girato Il Grande Torino e La Freccia Nera. Torino ti abbraccia come poche città fanno. È una città piccola ma ben organizzata, si vive davvero bene.

Sei stato diretto di nuovo da Ricky Tognazzi, tuo secondo papà (compagno di Simona Izzo, sua mamma, da molti anni, ndr)
Era da tanto che non lavoravamo insieme, anche se ho sempre detto che la cosa più importante non è tanto aver lavorato con lui o mia mamma, perché il film più importante lo giriamo ogni giorno, vivendo insieme.

Sarai accanto a Tomas Milian in Roma nuda. Di cosa si tratta?
È la storia di un boss della mala romana nei primi anni '70, pre-banda della Magliana. Una sorta di idealista all’interno della malavita, uno che non usava armi né droga, con in mano il giro delle bische e della prostituzione ma che si è sempre rifiutato di scendere a compromessi coi marsigliesi. Che infatti alla fine lo hanno ammazzato. La "meravigliosità" di questo personaggio, detto tra virgolette perché era ovviamente un figlio di buona donna, è stata che al suo funerale c’erano seimila persone. Perché pur facendo un lavoro sporco, aveva mantenuta uno spirito alla Robin Hood: aiutava le persone, mandava da mangiare nelle carceri. Ho cercato di aggrapparmi a questo aspetto per renderlo, se possibile, meno negativo.

Sempre ruoli molto tosti, sarà che hai una faccia da ribelle?
Pensa che mi piacerebbe tanto fare un prete! So che stanno iniziando a scrivere un film su Walter Chiari e pure quello sarebbe un onore e una bellissima sfida per me. Aveva dei lati oscuri ma anche un sorriso pazzesco che ammaliava tutti. Non dico che mi propongo, ma mi interesserebbe molto...

Di quale dei tuoi film ti senti più orgoglioso?
Di tutti, anche di quelli fatti quando ero più piccolo e spaesato. Ma la cosa di cui sono più orgoglioso, al di là dell’aspetto lavorativo (anche perché spesso è il mercato che sceglie se vai o non vai, puoi essere bravo quanto ti pare ma magari lo capiscono a 40 anni) sono i rapporti che ho creato nel tempo. Fare un film è come fare un viaggio con altre persone e il compagno di viaggio preferito alla fine te lo porti anche sulla tua macchina.

Hai amici nel mondo dello spettacolo?
Non tanto, sono uno che si fa molto i cavoli suoi. Avere dei rapporti veri in questo momento è molto difficile. Di conoscenti ne ho tanti, amici veri sono quei 4, 5 storici. E 2 o 3 non fanno nemmeno parte di questo ambiente.

Hai visto l’occupazione del red carpet al Festival di Roma da parte degli artisti. Un tuo parere?
Fino a quando non ci sarà una vera protesta globale, una cricca fatta tanto dalla sinistra che dalla destra, non solo dai radical chic, non cambierà in nulla. Un po' come fanno in America o in Francia: tutti sotto un'unica bandiera che non ha colore, solo per cercare di difendere i propri diritti e salvare il salvabile. E sai cosa mi fa più incazzare?

Dicci
Che ho sentito dire tante cose, da tante persone, ma non ho mai sentito di un attore che si fosse rifiutato di fare un film perché si girava in Bulgaria. Le maestranze spesso non sono italiane, si gira con elettricisti, macchinisti, tecnici stranieri, solo i capi reparto sono italiani. Ecco, non ho mai sentito uno sceneggiatore che si sia battuto per non fare girare all'estero il proprio film. O un attore dire di no perché si doveva girare fuori Italia. E fin quando non lo sentirò, non ci crederò. Perché se poi a protestare sono quelli che fanno, 4 o 5 film l’anno, un po’ me incazzo.


Tempo fai hai portato a teatro un testo che parlava di omosessualità nel mondo del calcio. Sei stato preveggente...
Quando c’è l’amore, c’è l’amore punto. Che ci sia tra un gatto e un cane, un uomo e una donna, un uomo e un uomo, una donna e una donna non fa differenza. L’unica cosa che detesto è l’ipocrisia nel dire che non può esistere. Poi ripeto non mi piace manco l’ostentazione di un Gay pride perché ormai i diritti sono uguali e se vuoi te li prendi, non certo attraverso una parata. Perché la libertà di amare non si può negare a nessuno.

C’è un regista da cui ti piacerebbe essere diretto?
Rubini, Verdone, Muccino. E poi la Comencini e Ferzan Ozpetek.

È vero che anche tua figlia è entrata nel mondo del doppiaggio?
Ha fatto solo una prova. Credo sia giusto che un padre dia degli input. Le ho detto: se un giorno ti andrà, almeno lo saprai fare. Il doppiaggio è una grandissima palestra, tanti film sono stati salvati dal doppiaggio e sono contento che stiano uscendo tanti doppiatori al cinema, da Luca Ward a Pannofino. Può essere frustrante essere solo una voce ma credo che sia uno di quei mestieri che se non hai tecnica, preparazione e conoscenza approfondita del tuo strumento non lo puoi fare.

A fronte di tanti attori cani che non sanno nemmeno parlare...
Infatti è più facile trovare un attore improvvisato al teatro o al cinema, piuttosto che un doppiatore.

Tu cosa ne pensi, visto che ne hai pure uno in famiglia? (Luca Argentero ha sposato sua cugina Myriam Catania)
Preferisco tacere. Non è tanto colpa loro ma di chi glielo fa fare. Le responsabilità sono a monte. Poi se hai le palle per riconoscere i tuoi limiti e dire "non lo so fare" non lo fai, se invece hai il fegato di dire "ok, lo posso fare", fai altrettanto bene a farlo. Ho avuto pregiudizi, devo ammetterlo, ma ci può sempre essere l’eccezione che conferma la regola. No?