di
Marcella GaudinaUn tempo lo cercava solo il mondo dell'hard, oggi tutti (o forse sarebbe meglio dire tutte) lo vogliono. Dopo la sua partecipazione al reality show
La Talpa,
Franco Trentalance può dire di aver sdoganato finalmente il mondo del porno. La sua recente popolarità rappresenta infatti una piccola-grande rivoluzione di costume per chi fa di mestire il porno divo ed è così grande che per intervistarlo non mi basta più cercare il suo numero di cellulare sulla rubrica del mio telefonino e chiamarlo. Lo scopro, ahimé a mie spese, in occasione dell'uscita del suo primo libro
Trattare con cura, edito da Castelvecchi Editore. Per chiedergli cosa l'abbia spinto a mettere nero su bianco la sua vita (leggendo il libro, pagina dopo pagina, ho la sensazione che Trentalance sia sul punto di abbandonare il mondo dell'hard) scopro prima che si è affidato a un ufficio stampa e secondo che, per la mia ennesima intervista a lui, mi verrà fissato un appuntamento telefonico (nonostante l'orario dell'intervista sia stata concordata, quando lo chiamo trovo la linea occupata. Una volta però libera scopro che di immutato c'è la sua disponibilità e simpatia, anche se mi avvisa subito che abbiamo solo dieci minuti per parlare. Sta per salire sul treno che da Firenze lo porterà a Roma e in quel tratto il cellulare non prende,
ndr).
E dire che Trentalance posso considerarlo ormai una mia vecchia consocenza. La prima volta che lo intervistai risale al lontano 2003. Ricordo che all'epoca dovevo scrivere un pezzo su come gli attori hard si preparano a girare una scena e sull'atmosfera che si vive su un set a luci rosse, curiosità che sembrano nutrire in molti e che le mail dei lettori che ricevetti dopo la sua pubblicazione mi confermarono (a distanza di anni sono ancora tanti gli uomini, ma anche le donne, che mi scrivono riferendosi proprio a quell'articolo). A farmi il suo nome fu
Steve Morelli, famoso regista di pellicole a luci rosse, che me lo consigliò facendomi intendere che nel mondo a tre x lui era un'eccezione e motivò così la sua scelta: «Trentalance non è solo bravo a calarsi i pantaloni, ma sa esprimersi in italiano, formulare un discorso. Poi sono convinto che farà molta strada». Morelli ci aveva visto giusto. E anch'io, già sei anni fa, mi resi conto che lui non era solo uno stallone "a comando", ma anche un uomo di cultura, di fede (Tretalance si professa cattolico praticante, legge i libri di Gesù e porta sempre con sé un piccolo
crocefisso,
ndr), di grande fascino e, cosa che non guasta, con i piedi per terra. Insomma una persona che ha scelto di vivere tra sacro e profano, che è riuscito a trasfromare una passione in un lavoro e che negli anni si è dato come obiettivo quello di affinare la complessa arte della seduzione per conquistare ciò verso cui nutre, da sempre, una grande attrazione: le donne. Ed è proprio all'universo femminilie che Trentalance dedica in un certo senso questa sua ultima fatica.
(Quando riesco a prendere la linea, dopo essermi presentata, gli chiedo se si ricorda di me. Lui mi risponde «sì, sei la ragazza che mi ha intervistato all'ultima edizione del
Mi-Sex». Io gli rispondo che ha una buona memoria e gli faccio presente che la nostra prima volta risale al 2003, in tempi non sospetti. E lui mi dice: «Strano che non ti abbia ancora invitato a
cena!»).
Devo dirti che prima di leggere il libro, il titolo mi aveva tratto in inganno. Visto il tuo mestiere avevo pensato che da trattare con cura fossi tu, o meglio ciò che in tutti questi anni ti ha permesso di diventare una star del mondo dell'hard. Ma mi sbagliavo vero?
Ho scelto questo titolo perché mi piaceva in generale, poi ha diversi significati. Uno è quello di trattare con cura i rispettivi strumenti di piacere. Poi di trattare con cura gli altri e se stessi, che è sempre un buon modo di cominciare. Trattando bene noi stessi sarà più semplice trattare bene gli altri e avere buoni rapporti con loro.
Se io penso a un attore porno immagino un uomo che considera la donna come un puro oggetto di piacere. Invece nel tuo libro scopro che per te non è così. Ho ragione?
Sì perché, come diceva Julio Iglesias in una canzone, non confondo il sesso con l'amore. Quello che mi affasciana sempre è che per me fare l'amore non è solo un su e giù, per altro piacevole, ma una forma di comunicazione istintiva, con meno filtri, con meno maschere. E per questo vedo le donne come persone, che hanno sempre qualcosa da comunciare nel bene e nel male.
Ti sei mai sentito un uomo oggetto, non tanto sul set quanto nella vita privata?
Sì e anche più di una volta. Io per primo ci scherzo, ma mi è successo anche se per fortuna non è sempre così. In più occasioni mi è capitato di incontrare
donne con cui avrei voluto un rapporto più intenso, ma poi è finita lì perché volevano solo "provarmi", per togliersi uno sfizio.
A inizio carriera la tua vita professionale si è incrociata con quella di Rocco Siffredi. Adesso che entrambi vi state impegnando su nuovi fronti c'è qualcosa che gli invidi?
No, direi di no. Ognuno ha fatto la sua strada.
Anche Rocco Siffredi ha scritto un'autobiografia. La tua in che cosa si differenzia?
La mia non credo sia un'autobiografia tipica. Ovviamente parlo di me, perché non potrebbe essere altrimenti, ma tentando di convolgere il lettore in situazioni che potrebbe aver vissuto.
Perché secondo te sono molti i comuni mortali che vorrebbero seguire le tue orme?
Nel libro lo scrivo a più riprese: fare questo lavoro oggi non è facile e, per colpa della crisi di settore, di questi tempi è quasi impossibile costruire una carriera come la mia. Il problema è che mentre prima questo poteva rappresentare il mestiere dei sogni nell'immaginario collettivo, oggi a renderlo più appetibile è il fatto che non solo vai a letto con ragazze bellissime e disponibili, ma diventi un personaggio famoso, popolare. Ma non è tutto così automatico. Da un lato però mi fa piacere il fatto che molte persone vogliano fare questo lavoro perché questo significa che è cambiata la mentalità delle persone.
Da quando hai iniziato a oggi, il mondo dell'hard com'è cambiato?
È sicuramente peggiorato dal punto di vista del mercato, la crisi del settore è ormai evidente. Le attrici sono decisamente più belle e gli attori più professionali. Nel libro sottolineo spesso che le cose non migliorano o peggiorano in assoluto.
Il segreto per una carriera da pornostar longeva?
Credo che valga per tutti il fatto che devi essere una persona seria, in grado di saperti gestiere, amministrare.
Visto che il libro nasce anche con l'intento di dare qualche consiglio di seduzione agli uomini. Qual è l'ABC del vero seduttore?
Prima di tutto ci tengo a precisare che non mi sento un maestro in questo campo. Nel libro cerco solo di dare dei suggerimenti raccontando le fesserie che ho fatto io augurandomi che gli altri uomini non commettano i miei stessi errori.
L'ansia da prestazione è proporzionale al successo?
Sì, perché le aspettative sono in egual misura. Più sei famoso più la gente si aspetta che tu abbia delle performance eccezionali e a volte non è così.
Nel libro racconti di un tuo fallimento, ma solo onirico. Nella vita reale (leggi: sul set e nella tua intimità) ti è mai capitato?
Mi è capitato due volte in 13 anni. E quando ho capito che proprio non c'era nulla da fare, non c'ero proprio con la testa, ho rinunciato a girare.
Spesso in Trattare con cura usi metafore calcistiche per spiegare un concetto. Perché? Sei un calciatore mancato?Diciamo che mi interessa lo sport in generale e le mie matafore non sono solo calcistiche, ne faccio anche sul tennis. Mi vengono poi naturali e credo che siano accessibili a tutti. Ci sono poi tante analogie tra le performance sportive e quelle sessuali. Al pari di un tennista o di un calciatore profesisonista un attore hard deve un fisico allenato e una testa che, una volta sceso in campo, gli permetta di gestiere le emozioni.
Mi spieghi come si concilia il mestiere dell'attore hard con l'essere cattolico?
Come ho scritto nel libro, per la mia concezione di fede, il sesso non è peccato. Non c'è niente di male nel farlo, altrimenti credo che il buon Dio, o chi per lui, ci avrebbe fatto come animali. In calore, una volta l'anno, un mese per riprodursi o giù di lì e poi l'argomento sesso si chiude fino alla stagione successiva.
Che deformazioni professionali hai nella vita privata?
Quando faccio l'amore devo avere la stanza ben illuminata e fare tutte le posizioni possibili, per essere soddisfatto. Il pro è che sono una garanzia di qualità.
Ma le donne come ti vedono?
Hanno un'idea abbastanza buona di me.
Con la popolarità il rapporto con l'altro sesso è cambiato?
Un po' sì e la frase di George Michael («Credo che la solitudine si faccia sentire di più quando sei ammirato ogni notte da migliaia di persone e poi te ne torni da solo in una stanza d'albergo»), che ho riportato nell'incipit del secondo capitolo
Sacro e Profano,
riassuma bene quello che vivo.
Hai mai provato a contare con quante donne sei stato sul set?
No, è una cosa che non mi interessa sapere. So quante scene ho girato in 13 anni di carriera, ma non il numero esatto di donne con cui ho fatto sesso perché, come ho detto prima, per me le donne non sono degli oggetti ma persone.
Quando dirai addio al porno?
Di sicuro la mia carriera di attore hard si presta a terminare. Prima o poi accadrà, è una cosa naturale. Ma come un qualsiasi campione è meglio smettere quando si è ancora al top.