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Il cattivo di "Terra ribelle"

Notizia del 19 ottobre 2010 - 09:30

Fabrizio Bucci racconta i sei mesi passati in Argentina sul set della nuova fiction di Cinzia Th. Torrini, su Raiuno in prima serata

di Daniele Passanante

È arrivato su Raiuno l'ultimo feuilleton firmato Cinzia Th. Torrini, in 7 episodi, prodotto da Albatross Film. Il titolo è "Terra ribelle" ed è una sorta di maremma-western ambientato in Toscana (ma girato in Argentina) a fine '800. La serie sarebbe costata alla Rai 6 milioni, 238mila e 944 euro, denari italiani che, anziché creare lavoro in Italia, sono stati per lo più spostati in America del Sud, dove la manodopera costa di meno: un fenomeno, quello della delocalizzazione, che colpisce anche il mondo dello spettacolo. Al di là delle polemiche, come in ogni storia torriniana che si rispetti, anche in questa ci sarà un buono e un cattivo. L'attore che interpreta il lato oscuro di questa vicenda ottocentesca è un italiano emergente, Fabrizio Bucci. Sul set si è trasformato in un vero buttero maremmano e si è divertito a cavalcare a perdifiato per la pampa argentina. Sguardo intenso e voce impostata, Fabrizio, trent'anni, è un attore da tenere d'occhio. Negli ultimi anni ha partecipato a molte fiction tv tra cui "Raccontami, Capitolo due" e "Rex 3", ma questo ruolo da coprotagonista ha cambiato il suo curriculum.

Bello e cattivo, questo è in estrema sintesi il tuo personaggio nella fiction di punta dell'autunno di Raiuno, diretta da Cinzia Th. Torrini "Terra ribelle". Puoi tratteggiare il tuo ruolo?
Diciamo che c'è un bello che è molto più bello, il coprotagonista è una star argentina (Rodrigo Guirao Diaz interpreta Andrea) ed è il vero eroe e rispetta tutti i canoni. Il mio personaggio è bello e maledetto. Sono l'antieroe, il cattivo della serie. La parte interessante del personaggio e della storia è che non nasco come cattivo ma la vita e le vicende mi portano a diventarlo. Una specie di traghettata con Caronte, per dirla in chiave dantesca. Jacopo è un personaggio alla deriva. Inizia con le migliori intenzioni, quelle di un ragazzo di 20-25 anni in maremma, a fine ‘800, con un legame forte con la terra, i butteri, un legame forte di amicizia con Andrea. Un'amicizia che porterà al conflitto. Ed è qui che inizia il percorso nero del personaggio.

Per meno di sette ore di spettacolo ("Terra ribelle" è una serie tv in 7 episodi) hai lavorato sei mesi. Pensi che la fatica sia ripagata o il tuo è un lavoro comunque in perdita?
Questo lo dirà il pubblico, penso che sarà ripagata. Per me lo è stato nei termini del lavoro. Quando lavori sei un po' in uno stato di grazia. Abbiamo girato quasi tutti i giorni con ritmi accelerati, ma alla fine fai quello che ti piace. La grossa incognita è il pubblico.

Che esperienza è stata quella dell'Argentina, ovvero della "Pampa maremmana" come hai scritto in un post sul sito ufficiale della serie tv?
Sì, era un modo per avvicinarla all'Italia. È stata un'esperienza bella. In Maremma oggi da noi non si sarebbe riusciti a ricrearla come l'Argentina l'ha offerta tout court, paesaggi forti che lasciano col fiato sospeso. Una terra che ha una varietà impressionante, climatica, di paesaggi e di culture. È stato bello perché un'esperienza di sei mesi fuori è professionale, ma diventa anche umana perché sei lontano dai tuoi riferimenti, dai tuoi ritmi. Diventa quindi una prova in cui accetti di stare in un altro posto con nuovi rapporti e nuove esperienze di vita. Sono nate amicizie e relazioni importanti con persone con cui ho condiviso un tempo lungo. Questo aiuta, perché è una sorta di microcosmo il set: si vive in comune molto, tutti siamo stati ingranaggi dello stesso meccanismo. All'inizio c'è stato un incontro-scontro con le diversità degli argentini (si cena dalle 10 in poi, a Buenos Aires hanno ritmi diversi dai nostri, fino alle 10 del mattino è tutto fermo). Per me che sono vissuto a Roma che ha ritmi stressanti è stata una palestra. Ma in Argentina c'è ancora un rispetto del prossimo, ci si prevarica meno.

Fabrizio, quanto è difficile il mestiere di attore anche per uno come te che ha un percorso di studi lineare, (visto che hai frequentato l'Accademia più prestigiosa d'Italia, la Silvio D'Amico)?
All'accademia m'ha aiutato la fortuna, avevo cominciato a fare teatro ai tempi del liceo, mi buttavo sul palcoscenico per timidezza. Finito il percorso del liceo non avevo le idee molto chiare ma avevo il desiderio di continuare col teatro. Trovandomi a Roma per me l'accademia era un po' un tabù. Diciamo che ho rischiato il tutto per tutto. Ed è andata, anche nel senso che avendo le idee poco chiare sulla recitazione mi si sono chiarite strada facendo in 4 anni. Sicuramente mi è servita come scuola, è stata per me fondamentale e ho imparato molto. L'accademia ti dà strumenti molto efficaci che una volta finita decidi tu come utilizzare. Per me è stata un riferimento. Dopo il 2002, ho continuato per un po' con il teatro ma incontrando il mondo del lavoro mischi un po' le cose. Ho così iniziato così la parte televisiva di questo percorso, da lì c'è stata una certa continuità.

Nel tuo curriculum ci sono parti in film comici, come in "Paparazzi" di Pingitore. Cosa hai visto di quel mondo del cinema di cassetta?
È una parte divertente che non è giusto perdere. Nel nostro Paese stiamo un po' perdendo questa linea un po' gigiona che abbiamo. A partire dalla commedia sexy, sono dell'idea che fa parte di noi. Invece che rinnegarla penso che dovremmo farla rivivere. È un mondo che ci fa ridere. L'aspetto un po' serioso che ha preso il cinema ci ha fatto dimenticare la parte ironica che fa ormai parte delle nostre tradizioni. Certo, abbiamo anche perso quel tipo di attori, non ci sono più quei film dove ti puoi aspettare l'Armata Brancaleone o Amici miei. Lo fa un po' Sorrentino che ogni tanto, anche in modo raffinato, cerca di cogliere gli aspetti della commedia all'italiana. Con misura e con un richiamo a quei film là. Poi dico sempre che bisogna cercare i nostri punti di forza, cercare di sorridere anche, senza arrivare alle macchiette e agli stereotipi.

Sei stato anche Gesù in "L'Inchiesta" di Giulio Base. Come ci si cala in un ruolo simile?
Innanzitutto si cala, di peso (ride). Ho fatto una dieta pazzesca. Avendo avuto esperienza con lo sport, la scena della croce non sarebbe stata credibile, sembrava avessi fatto le Olimpiadi. La figura di Gesù è imponente ed è una figura in cui credo. È stata un'esperienza forte, non è un personaggio che puoi affrontare come gli altri. È un personaggio storico incredibile, renderlo credibile è stata una grossa sfida. Ha avuto un po' del mistico come esperienza, sicuramente ti avvicini a zone interiori, legate anche alla meditazione. Uno spostamento da un lavoro più tecnico a uno più interiore.

Sei cattolico?
Ho avuto un'educazione cattolica, ma sono un po' dissociato. Diffido dell'Istituzione, ho comunque un lato come tutti che punta all'assoluto e ognuno nell'assoluto trova i suoi riferimenti.

C'era un periodo in cui su due canali diversi andavano in onda in contemporanea due miniserie su Padre Pio e Corrado Guzzanti insieme a Francesco Paolantoni avevano fatto una parodia splendida e dissacratoria sui due Padri Pii. Tu hai anche recitato in fiction come Maria Goretti, Don Bosco, Exodus, Chiara e Francesco, Paolo VI, Don Matteo. Non credi che le fiction a sfondo religioso siano un po' troppe?
È stato uno strano destino, per me era lavoro perché erano le prime cose che facevo. Ho avuto un buon rapporto con la produzione che dopo Maria Goretti mi ha confermato in altri lavori. Mi sono chiesto com'è possibile che facessi solo quello. La verità è che quando c'è da lavorare e si può fare solo quello, ben venga. Con queste fiction ho avuto la possibilità di conoscere John Voight, Max Von Sydow, Murray Abraham, Cristopher Lee, Omar Sharif che raccontava delle sue cene con Marlon Brando. Sono stati incontri importanti, dove ho imparato molto. E sono state le fiction religiose che mi hanno fatto crescere, poi ho comunque avuto anche una controparte che non potevo pensare né diversa né migliore di quella che mi è stata offerta con "Terra ribelle". Il mio personaggio è un carnefice, se mi ero guadagnato il paradiso con le fiction religiose, ora con "Terra ribelle" l'ho perso.

Sei fidanzato?
Lasciamo la vita privata, privata. Comunque non sono fidanzato, sono tornato dall'Argentina con la volontà di concentrarmi molto sul lavoro, questi sono gli obiettivi, è un progetto importante. Le porte sono sempre aperte ma per ora sono solo.

 

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