di Emanuele Benvenuti
Sono passati solo sei mesi dall'uscita del suo ultimo album Rap n' Roll (rimasto ininterrottamente in classifica per 19 settimane e venduto in 60mila copie). Ma per Alessandro Aleotti, in arte J-Ax, questo è un periodo di grande ispirazione. "Sono caldo, c'ho la vena", dice. Così ecco il suo "disco estivo", Deca Dance, dieci canzoni inedite in vendita al prezzo di 10 euro, che rappresentano "il miglior compromesso tra comprensibilità e tecnica. Chi se ne intende capirà!".
Intanto però c'è da spiegare il titolo dell'album(ride,
ndr)
Deca Dance è un titolo alla
Codice da Vinci. Quando mi è venuto in mente ho pensato solo al gioco di parole tra la decadenza di oggi e la musica dance, che ho rivalutato completamente. Poi però sono venute fuori altre cose: è il mio ultimo album della prima decade del 2000, costa dieci euro, contiene dieci brani, c'è la citazione del "deca" degli 883... È la Gioconda che diventa Buddha.
Ci hai messo dentro tanti anni OttantaVuole essere un omaggio al passato, ai mattoni che hanno costruito quello che siamo e sono la base del nostro futuro. Quando diventi grande di solito tendi a cancellare tutto quello di non figo che hai fatto, a raccontare solo le cose più belle e non imbarazzanti. Io invece ho deciso di dire tutto quello che ho vissuto e amato senza filtri. Perché in fondo noi siamo anche
Non è la Rai e il
Tuca Tuca di Raffaella Carrà, Lino Banfi e Max Pezzali.
Nostalgia dei "bei vecchi tempi"?Ma quei tempi non sono mai passati! Al comando ci sono sempre gli stessi, che non cambiano mai. La palla ce l'hanno sempre loro e non ce la passano mai. E poi non è che la decadenza di oggi è nata all'improvviso: viene da lontano, proprio da quegli anni Settanta, Ottanta e Novanta che racconto. Non bisogna mitizzarli, come il mestiere di cantante. Io lo so che faccio il lavoro più bello del mondo, nessuno dice che è brutto, ma non è come lo raccontano nei film o nei reality. Adesso poi che c'è la crisi e si è visto che la musica viveva al di sopra delle sue possibilità...
Sei diventato pessimista?Pessimista no, anche perché nei miei testi c'è sempre il lieto fine: ne sono schiavo. Un po' malinconico forse sì: adesso capisco le responsabilità che aveva mio padre, gli impegni della famiglia e cosa vuol dire lavoro. Diciamo che se mi paragoni al 99% della musica italiana sono dark, ma dark come la famiglia Addams!
Come sono nate le collaborazioni del disco?Ci sono Grido e Marracash: il primo è mio fratello, l'altro incide qui da me. Quanto a Pino Daniele, volevo fare qualcosa con qualcuno di diverso e ho pensato a lui. Ma prima che riuscissi a chiederglielo me l'ha proposto lui: è nato tutto in maniera spontanea.
E Jovanotti? Pace fatta?Su Lorenzo ho cambiato idea quando mi sono reso conto che a me capitavano le stesse cose che erano capitate a lui. Abbiamo fatto il disco per l'Abruzzo e lì mi ha detto: "Quando facciamo una cosa insieme?". Io c'avevo già il cd in mano da dargli! Abbiamo fatto proprio il rap vecchio stile, uno sfottò: non ci siamo presi su serio ed è venuta fuori una cosa serissima.
Che collaborazione ti manca?Vorrei lavorare con Laura Pausini... ma non glielo chiederei mai.
Consigli per i giovani?Intanto sono contento di vedere tanti 12-13enni ai miei concerti. Vengono davanti senza sapere che c'è il pogo e si fanno malissimo. Ma è una cosa buona che tolgano dallo stereo Hillary Duff e mettano su me! A chi vuole fare musica dico di smanettare di brutto sul computer e andare due o tre anni in America: quando torni, spacchi!
A proposito di (troppo) giovani: che pensi dell'ultima campagna elettorale?Penso che Berlusconi dovrebbe smetterla di andare in giro con Apicella e chiamare i Club Dogo! Scherzi a parte, mi ha stupito sentirmi moralista: io a certe cose non ci penserei a 36 anni, figurarsi avendone il doppio ed essendo nel suo ruolo. Diventerei paranoico ad avere intorno 30 veline nude. A me piace fare le grigliate con gli amici. Ma se poi salta fuori un capo di Stato con l'hot dog, ti passa pure la fame...