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«Morgan: sono con te»

Notizia del 7 febbraio 2010 - 15:40

La Impacciatore non ha dubbi: «Punire chi coraggiosamente ammette di avere dei problemi è ipocrita e non risolve nulla». Sabrina a 360°: l'amore per il cinema, il rapporto con gli uomini, che "stanno sempre 10 anni indietro". E un sogno: Benicio del Toro

di Sara Gambèro

Sabrina Impacciatore, in giro per promuovere Baciami ancora, ci racconta di Gabriele Muccino che si è riappacificato con le donne («Ieri nei suoi film isteriche da cui scappare, oggi compagne da non perdere»), della sua famiglia di "colleghi tanto amati". Ma anche di morti sul lavoro, dell’ipocrisia con cui è stato gestito l’affair Morgan, e dei suoi sogni ancora da realizzare. Come girare un film con Pedro Almodovar. Anche se, guardandosi indietro e considerando fin dove è arrivata da sola, con le sue zampette "potrebbe pure morire felice oggi"...

Quando hai girato L’Ultimo Bacio avevi circa 30 anni, in Baciami ancora quasi 40. Praticamente perfetta per le due generazioni raccontate da Muccino
In realtà Gabriele tiene a precisare che non sono film generazionali. Non ha mai avuto la pretesa descrivere una generazione. Ha semplicemente pensato ad alcuni personaggi che fatalmente avevano un’età piuttosto che un’altra. Ma noi tutti, regista e attori, vorremmo staccarci da questa etichetta.

Tra i due film in quale ti sei emozionata di più o maggiormente riconosciuta?
Non si chiede mai a una mamma quale figlio ama di più! Entrambi sono pezzi del mio cuore. L’ultimo bacio è stato il mio primo film per il cinema. Mi ha cambiato letteralmente la vita, perché da quel momento ho iniziato il mio percorso da attrice.

Con Favino, Accorsi, Santamaria, Pasotti, siete tutti così legati come sembra?
Di più, siamo diventati davvero una famiglia, abbiamo una complicità, un legame speciale, un desiderio di stare insieme e di creare delle cose, che è assai raro in questo ambiente. Baciami ancora è il coronamento di un sogno. L’esperienza de L’ultimo Bacio ci era rimasta nel cuore e ritrovarsi insieme, dopo quasi dieci anni, ognuno con il proprio bagaglio di vita, è stato magico.

Hai detto di Muccino che si è "riappacificato col genere femminile"
Ne L’ultimo bacio le donne erano quelle che ti inchiodavano alle tue responsabilità, delle mezze isteriche, da cui scappare. Sembrava davvero un elogio della fuga. Questo film segna invece la via del ritorno e guarda caso le donne vengono viste come persone da non perdere, conservare. Donne di riferimento, da cui tornare, con cui costruire qualcosa, sulle quali contare. Mi sembra che ci sia stata una pacificazione generale verso il femminile.

Meglio tardi che mai. Finalmente a 40 anni fanno pace con le donne…
Sì, finalmente capiscono quello che avrebbero dovuto capire prima! Non c’è niente da fare, noi donne col fatto che abbiamo questo orologio biologico più veloce, siamo più progettuali, lungimiranti, possediamo una chiaroveggenza che manca agli uomini. Loro ci mettono una decina d’anni in più. E quando ci raggiungono, stiamo già andando da un’altra parte! Purtroppo è difficile incontrarsi in uno stesso punto…

La tua Livia di Baciami ancora è affetta, (tue stesse parole) dalla sindrome "Io ti salverò" verso gli uomini. Anche tu soffri di questa sorta di malattia masochista?
Credo che in ogni donna ci sia questa tendenza. È una deriva del nostro senso materno, un modo per sentirsi importanti, utili. In generale la mia aspirazione personale è quella di essere di supporto per un uomo. Sono portata all’accudimento, al prendermi cura del mio compagno, sostenendolo e aiutandolo a dare il meglio di sé. Ma non la chiamerei sindrome dell’infermierina o dell' "io ti salverò". Lo trovo riduttivo.

È vero che hai cominciato come segretaria di redazione per Non è la Rai finché Gianni non ti ha detto: Da lunedì vai in onda con una rubrica tua?
Sì, l’ho raccontato mille volte e non mi ripeterei troppo, ma confermo che è vero. E ti può far capire quanto per me essere arrivata a questo punto sia stata davvero la realizzazione di un sogno, che coltivavo fin da bambina e per il quale ho combattuto ferocemente. tanto che potrei morire felice pure oggi.

Due anni fa hai presentato il Concertone del primo maggio. Io c’ero e mi ricordo che mi ha colpito la tua grandissima emozione. È stato così traumatizzante?
Ero particolarmente emozionata per due motivi. Sia per l’esperienza in sé di salire su un palco di fronte a milioni di persone. Una cosa terrorizzante che però ti "spara" indietro una energia potentissima indimenticabile. E ti dirò che il rimpianto di non essere una rockstar c’è stato. Poi ero particolarmente coinvolta perché il tema di due anni fa era quello delle morti bianche. Questione che davvero mi nausea. Non tollero di leggere sui giornali che di media 5 o 6 operai al giorno muoiono perché le condizioni in cui lavorano non garantiscono sicurezza o incolumità. È una cosa talmente scandalosa. Il lavoro è un diritto umano e se penso che ci sono persone che per mille euro al mese mettono a repentaglio la propria esistenza per la negligenza di pochi, mi viene da piangere. È inaccettabile

Conducevi insieme a Santamaria, di cui ti innamori in Baciami ancora. Segno del destino?
Sì, quest’anno quando Gabriele mi ha mandato la sceneggiatura non ci potevo credere di fare coppia con lui. Lo adoro, abbiamo un modo di lavorare compatibile, abbiamo studiato con gli stessi insegnanti. È stato fantastico

A proposito di musica, cosa ne pensi dell'esclusione di Morgan da Sanremo in merito alle sue dichiarazioni? Doveroso o ipocrita?
Più ipocrita che doveroso. Mi sembra che in Italia ci sia questa tendenza a scaricarsi la coscienza in maniera ipocrita. Sicuramente la droga non fa bene e non va pubblicizzata. Ma mi sembra che Morgan sia stato più che altro "tradito" da un giornalista, che ha riportato delle cose che probabilmente aveva dichiarato in un momento di confidenza o di mancato autocontrollo. Ma sono solidale con lui, se lo conoscessi lo chiamerei per dirgli "Sono con te, e mi dispiace di quello che sta succedendo". Inutile nascondersi sotto la sabbia, che il problema della droga venga affrontato una volta per tutte! Non è escludendo le persone che dichiarano anche coraggiosamente di farne uso che si risolve la questione. Questo significa avere un atteggiamento ipocrita di facciata che non capisco e mi disgusta.

Molte tue colleghe, che come te arrivano da anni di studio, dicono: "Basta con gli attori presi dai reality". Che ne pensi?
Semplicemente ignorando questi personaggi, fingendo che non esistano. Ogni volta che mi è capitato di fare zapping e guardare immagini del Grande Fratello ho avuto dei fortissimi conati di vomito e ho dovuto girare per non dare di stomaco sul tappeto. Farei solo una eccezione per Luca Argentero che è un ragazzo che stimo e che si è distinto immediatamente dal mucchio di chi pornograficamente mette in piazza se stesso. Quando dal parrucchiere sfoglio il giornale e vedo tutte queste facce sconosciute che raccontano delle loro storie d’amore, o che dicono "devo proteggere la mia immagine", mi schianto dal ridere.

Hai avuto la fortuna di lavorare con grandi come Scola, Muccino, Virzì, Labate. Meglio essere diretta da uomini o donne?
In realtà sono stata diretta da una sola donna: Wilma Labate. Per questo mi è difficile fare un confronto. Posso solo dirti che con ogni regista si instaura un rapporto unico e imparagonabile agli altri. Ce ne sono alcuni con cui istintivamente si crea una sintonia, altri con cui si lavora senza condividere un "sentimento di pancia". Diciamo che spero di fare altre esperienze con donne.

Con quale regista femminile vorresti lavorare?
Francesca Comencini, Francesca Archibugi e Anna Negri.

E con chi gireresti una scena d’amore bollente?
Con Javier Bardem. O Benicio Del Toro, lo trovo irresistibile.

Se ti chiamasse Tim Burton, che dici essere il tuo regista preferito?
In realtà è uno dei miei registi preferiti, lo amo per la sua visione del cinema, così poetica, fantasiosa surreale. Ma se dovessi dirti il mio sogno da realizzare ha un solo nome: Almodovar. Prima o poi con Pedro ci devo riuscire!

 

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