Si è confrontato col genio intramontabile di Shakespeare, Molière e Bertold Brecht. Ha raccontato la Costituzione...
e affrontato L'impero del Male e ora il Signor Rossi torna a teatro con un nuovo monologo. Protagonista, come già 20 anni fa, quel tal Kowalski che oggi ha molto di nuovo da dire. E dopo un po' che non lo si vedeva in tv, sembra che Paolo Rossi abbia (ri)trovato un po' di quello spazio che gran parte del pubblico sperava, grazie a Che tempo che fa e ora anche a Sanremo dove il comico sarà in gara con un brano inedito di Rino Gaetano, In Italia si sta male.
Da quest'inverno è a teatro con Chiamatemi Kowalski, Evolution: cosa ci racconta questa volta?
Non è che io voglia rifare tutto quello che ho già fatto. In questo caso riprendo la forma, il monologo, per raccontare delle storie che magari sì hanno un chiaro riferimento a quello che è successo recentemente e che sta ancora succedendo, altre magari sono un po' più visionarie...
Quindi la cronaca per dire anche altro?
Sì, la cronaca è sempre lo spunto, una stampella a cui appoggiarsi per raccontare il mondo ma anche per prevenire, per raccontare ciò che accadrà: possiamo chiamarla satira preventiva, che è quasi più importante.
Cosa si risponde agli attacchi che vengono dalla politica?
Non si risponde neanche. Non ne vale la pena. Storicamente il potere se l'è sempre presa con la satira. Ma quando una democrazia è solida non la prende sul serio. Solo se sente, se sa di essere debole, allora attacca. Questo è il problema del conformismo che prende i servi sciocchi a volte quelli che più si inalberano.
C'è chi parla di una nuova regolamentazione. Lei cosa proporrebbe per cambiare le cose?
Se dovessero esserci delle nuove regole, io istituirei un albo dei satiri, un albo che però avrebbe un regolamento autofissato, cioè sarebbero i satiri stessi a dettare le regole e quindi tutto sarebbe ribaltato.
Tipo?
Se non ti impegni a togliere un po' di ipocrisia da questa democrazia, verrai sanzionato.
Come mai non l'abbiamo vista per tanto tempo in tv?
Perché non mi chiamano!
Però adesso è a Che tempo che fa?
Sì...
Beppe Grillo, Daniele Luttazzi non sono più in televisione, ma hanno aperto dei blog. A lei non è mai venuto in mente di fare lo stesso?
In realtà sì, sono due anni che vorrei farlo. E qualche cosa la so anche fare, eh...
...ma non ha ancora concretizzato questa idea, come mai?
Ho un po' di timore a dialogare con i fan. Non so ho paura che potrei incontrare dei tipi strani, non si sa mai.
Lo sa che su internet ci sono un sacco di suoi video? Spezzoni di trasmissioni o di spettacoli teatrali?
Diciamo che se dovessero, come è effettivamente capitato, prendere e mettere su internet del mio materiale, o scambiarsi in rete dei file su di me, non mi arrabbierei affatto.
Ci sveli un segreto: in Italia esiste davvero tutta questa censura?
Ci sono sicuramente dei paletti a monte. Comunque la censura non è solo quella che vieta o che taglia i programmi. Censura è anche montare un caso per bloccarti, metterti dei soldi in tasca come anche toglierteli.
Chi è che subisce di più la censura?
Sicuramente la censura più grande è stata quella di togliere le sovvenzioni al teatro, un luogo di cultura. Io vedo che i giovani fanno veramente fatica a volte a poter lavorare, a portare in scena degli spettacoli, che poi ci sono molte cose molto interessanti. Ci mettono del loro. Spesso non ce la fanno e devono levare baracca e burattini. Cose dell'altro mondo. Non dico del Terzo Mondo perché sarebbe un'offesa. La situazione è davvero squallida, dura, e chi regge all'inizio poi magari riesce anche ad andare avanti. Ma anche se c'è tanta gente che ritorna al teatro, è davvero tosta, ed è il risultato di anni e anni di malagestione.
Non è, dunque, solo un problema economico?
Sì, è anche un problema economico, ma quello che serve è sia una soluzione economica accanto a una rivoluzione sociale e culturale. Non si può chiedere alla gente di fare dei sacrifici se non vengono spiegate le ragioni di queste scelte. La gente deve sapere qual è la situazione e perché c'è la necessità di adottare un clima di austerità. Invece la gente continua a chiedere prestiti per potersi permettere il viaggio, il cellulare, il week end fuori città a tutti i costi... Sì perché sembra siano questi, oggi, gli unici valori che la gente conosce.
Alice Voltolina