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Il viaggio di Luca

Notizia del 23 maggio 2007 - 08:16

Dopo il tour invernale il cantautore bolognese è ora pronto a ripartire. E fra le tappe dell'estate c'è anche Mantova e il suo Music Festival

Lo avevamo lasciato a settembre dell'anno scorso, con un nuovo album in uscita e un tour tutto da iniziare che lo avrebbe portato nei club, nei teatri e nei palasport d'Italia. Oggi lo ritroviamo alla vigilia della sua partecipazione al Mantova Music Festival (dal 23 al 27 maggio) pronto per ripartire per un nuovo viaggio.

Allora, com'è stato questo ritorno alla dimensione live?
Il tour invernale è stato bellissimo! Vivere in maniera ravvicinata tutte queste esperienze diverse, i club, i teatri e anche i palsport, è stato davvero bello. Poi sai i club sono molto intimi, ma i concerti alla fine si chiudevano con la gente che ballava!

Per questo tour hai anche curato personalmente la scenografia, giusto? Un po' come hai fatto qualche anno fa dopo l'uscita del tuo Autoritratto, quando nel live hai portato sul palco i disegni che erano stati inseriti nel libro?
Sì, la scenografia è stata fatta con dei disegni che ho creato ad hoc per raccontare un po' le canzioni di questo mio nuovo album e che venivano poi proiettati sugli schermi, cambiando di volta in volta sullo sfondo al ritmo della musica, un po' come fosse una sorta di videoclip fatto da immagini. Disegni sempre naif, com'è nel mio stile, come quelli dell'altro tour, ma che questa volta sono in movimento e non statici.

Quindi non solo cantautore, arrangiatore e produttore, anche scenografo per questo tuo tour: hai fatto davvero tutto tu questa volta!
Sì, e mi sono divertito moltissimo. Ho provato questa sorta di autarchia, ma non è detto che d'ora in poi debba essere sempre così.

Parlando di Mantova, il filo conduttore scelto quest'anno dagli organizzatori è "la musica che oltrepassa e rompe i muri": quanto condividi di quest'idea?
Credo che la musica di per sé, al di là dei contenuti, abbia sempre oltrepassato i muri. Non solo quelli fisici, intendo, ma anche quelli corporei, arrivando fin dentro l'anima. Mi ricordo che quando nell'84 ebbi la possibilità, la fortuna di andare a suonare al di là del muro di Berlino vidi che i ragazzi berlinesi avevano i dischi di Madonna, di Bruce Springsteen ed è stata davvero un'emozione forte questa: loro li avevano, nonostante tutto, nonostante fossero a Berlino Est. E questo, appunto, significa che al di là dei contenuti espliciti la musica riesce ad arrivare sempre al di là.

E per quanto riguarda il Festival di Mantova?
In questo caso, certo, le intenzioni sono buone, hanno una loro eticità e quindi credo può avere un suo senso avere un tema come questo, ed è per questo che ho pensato di chiudere la mia partecipazione con Inno nazionale, una canzone ironica che ho scritto parlando appunto delle divisioni regionali.

Ma a volte la musica è anche schierata politicamente…
Sì, io però non amo le ideologizzazioni. Penso sia riduttivo per la musica mettersi al servizio della politica perché le canzoni hanno un po’ il privilegio, il potere e anche il dovere di portare, di raccontare un qualcosa che vada al di là, un qualche cosa di più metafisico, di più lontano, universale se vuoi. Che poi però c’è anche da dire che nelle canzoni uno può veramente parlare di tutto…

Come dire: la libertà della musica è anche poter scrivere di tutto?
Sì, certo, anche la canzone che parla di quanto costa oggi il latte ha una sua dignità. Quindi la musica è libera anche di accogliere l’ideologia, solo che secondo me farlo sempre e comunque rischia di essere riduttivo per la musica stessa.

Ma a te piacciono anche autori "politici"?
Sì, nel libro che ho fatto con Massimo Cotto, per esempio, lo dico che uno dei miei autori preferiti è Guccini che ha fatto tante canzoni politiche, ideologiche e che ha scritto dei veri capolavori, solo che secondo me alcune fra le sue canzoni più belle non sono brani come La locomotiva, ma magari altri più intimi.

Quanto devi tu alla musica e quanto la musica a te?
È sempre più la musica che mi dà. È stata lei che mi ha fatto cominciare questo viaggio che ancora non so dove mi porterà, che mi ha fatto visitare tutti questi posti dove sono stato. Credo che in realtà le cose non nascono così, dentro di te, ma c'è sempre una certa sensibilità, uno spunto esterno, una provocazione che poi uno deve raccogliere. Ecco la musica mi ha provocato e io ora vado avanti provocato dalla mia musica che mi porta a vivere continuamente nuove avventure e nuove emozioni.

Qual è l'aggettivo che meglio ti racconta?
Io sono sempre molto curioso verso il futuro e poi in questo momento che sono papà lo sono ancora di più perché penso non solo a me stesso, ma al futuro di mio figlio.

E la canzone che meglio descrive il tuo stato d'animo oggi?
Penso Segni del tempo perché parla della mia generazione, di noi 40enni e poi perché sintetizza un po' il mio modo di scrivere.

Qual è il tuo luogo, fisico o metafisico, quello in cui ti senti veramente libero?
Come nelle vere opere metafisiche direi gli spazi aperti, come in un quadro di De Chirico, lo spazio vuoto, quello dove riesci a sentire te stesso, che poi può essere un deserto, il mare, ma anche il bosco, la montagna. Sono quei luoghi che riesco ad allontanarti dal resto e il cui riesci a ritrovarti in solitudine.

Alice Voltolina