di Lorenza Provenzano
Non sono stati giorni facili, per Marco Travaglio, quelli successivi alla discussa puntata di Annozero nel corso della quale Il rompiballe (dal titolo del libro-intervista di Claudio Sabelli Fioretti) accennò alle amicizie in odor di mafia di Schifani. Telefono spento o risposte brusche: «Non posso parlare»: così il giornalista siglava, con tono perentorio, il proprio momentaneo silenzio stampa. In una recente intervista, il fratello Franco rivelava che i contraccolpi della vicenda erano stati, nel privato, pesanti. Soprattutto in seguito «alla mascalzonata di Davanzo» che, nell'intento di infliggere al collega una sorta di pena del contrappasso, lo attaccò in un articolo in cui, riportando la trascrizione di intercettazioni di qualche anno fa, alludeva a una "sciagurata" vacanza siciliana che il giornalista si sarebbe fatto pagare da Pippo Ciuro, un insospettabile poi condannato per mafia. Circostanze che Travaglio smentì nell'immediato e torna a smentire ora, insieme con la notizia di un suo fantomatico progetto in collaborazione con la "biondina" di Annozero.
Travaglio, è vero che scriverai un libro con Beatrice Borromeo?
Un libro? E chi lo dice?
Diva e donna
Che cos'è? Mai sentito.
Come cos'è? Dai, un settimanale. Non ci credo che tu non lo conosca
Giuro, mai visto. Che genere di settimanale è?
Sul genere di Chi o Novella Duemila
Direi che giornali di questo genere non entrano a far parte della mia mazzetta.
Smentisci, quindi. Ma stai comunque lavorando a un nuovo libro?
Non ne parlo con stampa prima di averlo pubblicato.
La prossima edizione di Annozero vedrà ancora la tua presenza?
A me nessuno ha detto nulla, fino ad ora. Ho collaborato nei primi due anni e, se la collaborazione dovesse replicarsi anche l'anno prossimo, ne sarei felice. Diciamo che per il momento mi tengo liberi i giovedì. Poi si vedrà.
Le intercettazioni - cui il tuo lavoro ha molto attinto - sono al centro della polemica politica di questi giorni: vuoi commentare?
Di Moggi ho scritto otto anni prima della pubblicazione delle intercettazioni che lo riguardavano. Se si fa bene il proprio lavoro di giornalisti, a certe verità si arriva anche prima delle intercettazioni. Che comunque sono utili, sia ai magistrati per catturare i delinquenti, sia ai giornalisti per aiutarli a dimostrare che quel che tutti sapevano e che magari già si scriveva era vero. Io sono favorevole alla loro pubblicazione senza freni e senza limiti, se non quelli previsti dalla legge.
I cinque anni di carcere "minacciati" da Berlusconi sono chiaramente una sparata, ti pare?
Sì, ma a furia di sottovalutare le sue sparate, lui poi fa quel che vuole. La sua strategia, d'accordo, è quella di chiedere 100 per avere 10. E ottenere così, spesso, anche 20. Perché poi tutti pensano, sollevati, di aver limitato i danni.
Quasi tutti concordano nel dire che s'è esagerato, negli ultimi tempi, e che la privacy è un diritto da salvaguardare
La tutela giuridica c'è già. Non è necessario cambiare la legge, quanto piuttosto sanzionare i comportamenti scorretti. Ma stiamo attenti: ci sono questioni private di interesse pubblico. Per esempio, se in Rai vengono assunte vallette che sono andate a letto con questo e quello, si tratta di fatti nostri, perché è in gioco un servizio pubblico che paghiamo noi. Nel merito tuttavia sono d'accordo: i fatti privati non vanno pubblicati, né io l'ho mai fatto. A differenza di quanto ha fatto qualcun altro...
Alludi a Repubblica e all'articolo di Davanzo?
Davanzo ha pubblicato fatti privati e per di più falsi. Per fortuna ci sono leggi che tutelano le persone che vengono diffamate.
Le leggi ci sono, ma uno può decidere di non ricorrervi: tu lo farai, con le conseguenze del caso in termini di rapporti personali e professionali con Repubblica?
Con Davanzo, rapporti personali non ne ho e non ne voglio avere. Ci mancherebbe che lasciassi correre. La gente potrebbe pensare che un fondo di verità c'era. Lui ha provocato un danno clamoroso nei miei confronti e dovrà pagare. Io non denuncio chi mi critica. Si può essere d'accordo con me o in disaccordo, ma su una cosa non transigo: che si metta in dubbio il mio essere una persona perbene. Anzi, non appena avrò in mano le ricevute delle mie carte di credito, le pubblicherò online per dimostrare che le vacanze me le pago da solo.
Dagospia ha insinuato che quell'articolo di Davanzo fosse frutto di una manovra, decisa insieme con il direttore di Repubblica, per prendere le distanze dal "travaglismo"
Non mi ritengo né vicino né distante rispetto a nessuno e non credo nei complotti. Ho lavorato per Repubblica quattro anni come dipendente, ora come collaboratore e tuttora scrivo sul quotidiano online e su tutti i giornali del gruppo.
Ratzinger s'è detto «felice di questo nuovo clima politico». Che ne pensi?
Non mi sento titolato a commentare quel che dice il Papa. Spero solo che venga preso altrettanto sul serio quando denuncia la corruzione in Italia.
A proposito di denunce di corruzione: Napolitano ha voluto mandare un messaggio preciso al Nord e alle sue industrie, circa la spinosa questione dei rifiuti di Napoli
È chiaro che una tragedia così non può essere addossata a una o due persone. E il messaggio di Napolitano non credo volesse attenuare le responsabilità politiche sulla vicenda. Bertolaso non è un marziano venuto fuori ora e le imprese Fibe del gruppo Impregilo hanno operato in combutta con l'attuale gioverno. Se poi Napolitano avesse evitato di firmare il decreto sull'emergenza rifiuti, sarebbe stato meglio. Il problema è che fin dall'inizio s'è voluta affrontare la questione derogando alle regole. E ora il governo propone altre deroghe!
La presa di coscienza collettiva della gravità della situazione in cui versa il Paese contribuisce ad accordare a Berlusconi un capitale di fiducia sulla parola: cosa ne pensi?
Credo che siamo una democrazia malata e un Paese di smemorati. Berlusconi è una delle ragioni principali dei problemi che abbiamo davanti: è ridicolo che lui stesso si proponga si risolverli e che noi ci si creda.
Intellettuali e artisti di sinistra sono più possibilisti di te
Il che rientra perfettamente nella tradizione dell'intellighenzia italiana che, come ricordava Montanelli, è quella del cortigiano, sempre pronto a salire sul carro dei vincitori.
In un'intervista rilasciata al quotidiano francese La Croix, Prodi ha lasciato intendere d'esser stato silurato dalla Curia stessa, nella persona di Ruini, che non gli avrebbe perdonato d'aver promosso una politica da «cattolico adulto». È una ricostruzione plausibile?
Prodi ha goduto di un trattamento speciale da parte di vari poteri forti e la caduta del suo governo è dovuta al mancato sostegno di Mastella, Dini e Fisichella, con l'aggravante della scriteriata politica di Veltroni che si stava mettendo d'accordo con Berlusconi sulla legge elettorale. Detto questo, il Vaticano ha sempre fatto politica e non ha mai amato Prodi perché lui non è tipo da prender ordini. Il grosso handicap di Prodi è anche quello di non avere un partito alle spalle. Ma lui rimane l'unico in grado di vincere contro Berlusconi.
Quindi Veltroni era spacciato in partenza
Nessuno ce la fa con Berlusconi. E del resto il Pd è un fallimento. Finirà che dovranno richiamare in servizio Prodi a 80 anni. Del resto se vanno avanti a fare opposizione in questo modo... Già stanno precipitando nei sondaggi. Alle prossime europee, se vanno avanti così finiranno sotto al 30%. Lavorano tutti per Berlusconi. Tranne Di Pietro.
Rimani pessimista, quindi
Né pessimista né ottimista. Non mi interessa nessun partito o coalizione.
Dal punto di vista degli interessi generali del Paese che si consegna alle nuove generazioni, intendevo
Cinque anni con Berlusconi non mi inducono all'ottimismo. So che è capace di tutto: è una catastrofe naturale che nessuna protezione civile può riparare. Saranno cinque anni devastanti. In due-tre settimane è riuscito a mettersi contro l'Onu e l'Unione Europea. L'Alitalia agonizza, la monnezza prospera e la sicurezza è al palo. Fanno annunci fasulli, in merito, sì, ma il problema non si risolverà finché non ci sarà una giustizia efficiente. E Berlusconi non la vuole una giustizia così, altrimenti ne farebbe le spese per primo lui stesso. Conoscendolo, farà danni tali che ci vorranno vent'anni per risanarli.
Eppure ha convinto di nuovo gli elettori: perché, secondo te?
In realtà hanno vinto la Lega e Di Pietro. Non c'è più un Paese ubriaco di berlusconismo. Ora però se non risolve davvero i problemi che ha promesso di risolvere, deve stare attento. E l'unica cosa sensata che ha detto all'incontro con Confindustria è stata proprio questa: «Ora siamo in luna di miele, però poi...». Questo sarebbe il momento di fare un'opposizione dura. Sarebbe. Ma sappiamo che così non sarà.