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Gea, allergica alla noia

Notizia del 1 agosto 2008 - 08:30

La Lionello sarà la madre di Coco Chanel nella fiction omonima. E intanto lavora all'ultima serie di Ris


di Daniele Passanante

Fuori dal set Gea Lionello è una sportiva, ama nuotare, andare in bicicletta per Roma e le piace moltissimo la natura. Ama coltivare le piante, mettere le mani nella terra, pare abbia un invidiabile pollice verde. Le piace cucinare e invitare le persone a mangiare a casa sua, un luogo importante per un'attrice dato che chi lavora nello spettacolo non va a lavorare tutti i giorni e spesso trascorre molto tempo in casa. Sul set Gea è una professionista che cerca di dare il meglio alla parte da interpretare, cercando di cambiare ruolo e di non ripetersi. Anche quando sono ormai 5 anni che interpreta la parte del medico legale Claudia Morandi in Ris, delitti imperfetti.

Prossimamente ti calerai nel ruolo della madre di Coco Chanel nella fiction omonima con Barbara Bobulova. Ci parli di questo tuo ultimo lavoro?
(da non confondere con il film per il cinema sulla vita della Chanel interpretato da Audrey Tautou...)
È una miniserie in due puntate, un film in costume sulla vita di Coco Chanel, un regista canadese e un cast internazionale. Io faccio la mamma di Coco Chanel da piccola, che in realtà si chiamava Gabrielle. È stato girato in inglese, ed è la prima volta che recito in inglese. Sono stata molto emozionata perché mi piace recitare in un'altra lingua. È stato molto impegnativo, ma la cosa bella è che hanno tenuto la mia voce anche per l'estero, mi sono doppiata con un leggero accento francese. È una parte molto importante ma è un cameo. La madre è stata molto importante per Coco Chanel perché le ha tramandato il mestiere della sarta.

In questi ultimi anni ti è capitato di lavorare contemporaneamente su più set. Non è un po' spiazzante per un attore interpretare più ruoli nello stesso periodo?

Sì, lo è però devo dire che io come prerogativa, ho sempre cercato di fare cose diverse, sia come generi che come mezzi. Se un anno facevo una commedia teatrale, l'anno dopo cercavo nuove esperienze. Soprattutto se volevo unire, teatro, danza, cinema. Nel mio curriculum si trovano cose molto diverse, da Gigi e Andrea a Shakespeare. Anche la pittura e la moda fanno parte del mondo dello spettacolo, credo sia un tutt'uno, faccia parte della stessa ricerca. Quindi fare più ruoli contemporaneamente ti arricchisce tanto. Io sono sempre molto allergica alla noia. Ris sono 5 anni che lo facciamo, se non facessi altro mi sentirei morta, come i cadaveri che seziono sul set. C'è anche una paura che il pubblico ti identifichi, quindi farti vedere in altre cose aiuta anche a destabilizzare il pubblico che ti vede in ruoli diversi.

Gea, tanto teatro nella prima parte della tua carriera, poi il cinema e tante fiction in tv
C'è più televisione che cinema e uno fa anche quello che gli fanno fare. Senza sputare chiaramente sulla televisione. La tv ha preso un po' il posto del cinema, il mercato ti dà quello. Ovviamente mi piace di più il cinema, ma ormai la tv in alcune cose l'ha superato il cinema. Sia le maestranze che gli attori, c'è una palestra talmente forte in tv. Una serie che dura 8 mesi fa scuola: gli attori che lavorano in tv sono più bravi, ma anche gli sceneggiatori. La televisione è una grande scuola. Questo se parliamo di grandi progetti e di grandi registi è ovvio che il cinema è superiore, soprattutto il luogo è superiore. La richiesta di attenzione del cinema non ti permette di sbagliare.

La serie Ris ti ha dato la notorietà. Cosa hai dovuto fare per entrare nella parte del medico legale Claudia Morandi?
Ho fatto un provino tanto per cominciare. Da più parti mi dicevano che sarei stata giusta per questa parte. Ci vuole fisicità. A parte il provino che ho fatto, mi addormentavo guardando Authopsy su Fox, oltre a Csi. Mi sono letta libri, mi sono preparata scientificamente, con l'enciclopedia medica. Io parlo in un modo in Ris che non esiste, particolare come parlano i poliziotti. È stato difficile, devi essere molto sciolto, i tempi sono stretti ma se vuoi ottenere la qualità. Abbiamo appena girato l'obitorio e vengo da una settimana di 27 scene e sono molto stanca. Dopo l'1 andrò in vacanza.

Ora ti dico i nomi di tre dei registi con cui hai lavorato e tu mi dai un commento, obbligatoriamente sincero: Luca Barbareschi, Roberto Faenza e Giovanni Veronesi
Sì, Luca Barbareschi, il ruolo che ho fatto lì era bellissimo. Forse l'errore suo è stato quello di voler fare sia l'attore che il regista che il produttore che lo sceneggiatore. Lui è una persona divertente, mi ha voluta lui, mi stima e devo dire che per me è stata una bellissima esperienza. Lui, fuori dai denti, non è amato per lui. Faenza è impegnativo nel senso che è molto intelligente. È stato stimolante, ma è anche Margherita… io e lei abbiamo anche un modo abbastanza simile. Lui mi ha riempito di grandi complimenti ma nello stesso tempo mi stuzzicava, mi provocava di continuo. Chissà perché a volte scattano questi meccanismi tra regista e attore? Molto giocoso, ma molto provocatorio. Che poi era reciproca la cosa. Con Veronesi è stato tutto molto divertente nel senso che io credo di essere molto portata per la commedia nonostante me la facciano fare poco. E lui è un grande regista di commedie. Ci siamo trovati bene. Lui era entusiasta. Io ero entusiasta di lui. Mi ha dato delle direttive, ma poche ed era molto presente sul set, molto regista. È stata un'esperienza molto piena, gratificante e divertente.

Con quale regista ti piacerebbe lavorare?
Sorrentino e Garrone. Lo so che lo dicono tutti, ma è così. Poi Davide Ferrario, ho visto un suo film e mi è piaciuto.

Non ti chiedo di tuo padre Alberto perché con i figli d'arte c'è sempre una sorta di imbarazzo a parlare dei genitori. E poi ho letto un po' di interviste e in effetti te l'hanno chiesto tutti...
No, figurati, anzi non ho nessun problema a parlarne. Ma in effetti ora che ci penso possiamo anche non farlo.