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Non lasciamoci anestetizzare

Notizia del 18 settembre 2010 - 13:36

Luigi Pisani è il patriota cilentano di "Noi credevamo", film sul Risorgimento di Martone, in concorso a Venezia. E da cilentano, non può non commentare l'omicidio del sindaco di Pollica. Perché è arrivato il tempo di reagire e "stare combatti"

di Sara Gambèro

Essere chiamati da Martone (lo ha inseguito per anni per convincerlo) , lavorare con Lo Cascio e Servillo, arrivare da protagonista al Festival di Venezia. Luigi Pisani, ha vissuto dentro un sogno fino a pochi giorni fa. Poi la notizia dell’omicidio del sindaco di Pollica, Vassallo, che lui conosceva bene, lo ha riportato coi piedi per terra. Riflessioni e amarezza di un giovane attore che attraverso il cinema lancia il suo messaggio.

Qualche impressione a caldo sul Festival appena concluso?
È stata la prima volta a Venezia e ci sono entrato da protagonista. È stato tutto molto bello e stimolante anche se chi ci è già stato mi dice che quest'anno si avvertiva un'aria più dimessa.

Perché dimessa?
Diciamo che il tempo non ha aiutato. Fino al 3 settembre è stato bello, poi il disastro. E poi forse per la mancanza di qualche grande nome. Certo abbiamo dato una bella sterzata con il grande cast di Noi credevamo.

Chi ti è capitato di incontrare dei grandi?
Ho re-incontraro i grandi attori che hanno lavorato con me nel film. Artisti che amavo tantissimo, come Servillo e Luigi Lo Cascio. Poi ho incontrato un caro amico, Vinicio Marchioni, qui per 20 sigarette . E ho incrociato Ben Affleck.

Parliamo del tuo film, Noi credevamo. Chi sei?
Salvatore, uno dei tre ragazzi cilentani protagonisti. Lui è quello più verace, perché contadino. Sono l’unico attore davvero cilentano. Per questo ho fatto da coach di daletto ai miei colleghi, anche a Luigi Lo Cascio. È stato molto divertente

Parlaci di Salvatore
È un ragazzo molto legato alla sua terra che viene coinvolto nella rivoluzione del Risorgimento, perché ha voglia di unità. Si unisce alla Giovine Italia di Mazzini e dà il via alla storia, perché il suo percorso, amaro, si trascinerà dietro quello degli altri personaggi., Angelo e Domenico (Andrea Bosca, e Edoardo Natoli, da giovani. Luigi Lo Cascio e Valerio Binasco da adulti).

L’idea del film , a detta dello stesso Martone, è venuta dalle sue frequentazioni in Cilento. Prima della proiezione è stato ricordato Vassallo, che il regista conosceva eche aveva dato una mano alla realizzazione del film e che "credeva in un sud diverso". Da ragazzo del sud, dacci una tua riflessione
L'omicidio di Vassallo mi ha toccato molto, perché sono di un paese vicino al suo. Ho fatto le elementari con sua figlia, mia madre lo conosceva benissimo. Puoi capire che colpo durissimo sia stato per me e la mia famiglia, quando lo abbiamo saputo. È soprendente vedere che il Cilento, terra quasi semisconosciuta ma bellissima, sia venuta alla ribalta per un episodio così tragico. Da Cilentano sono molto amareggiato, e anche un po' preoccupato. Questo fa riflettere su quanto stiamo rischiando una degenerazione che deriva da un sentimento di anestetizzazione generale. Le notizie durano pochi giorni, poi scompaiono. Forse ci dovremmo soffermare un po' di più su questi episodi sanguinosi. Riflettere e reagire.

A propisito di questo, e tornando al film, Mazzini è stato dipinto come rivoluzionario sanguinario, un terrorista dell' '800. Sei d’accordo con questa immagine?
A scuola ci dipingono Mazzini e Garibaldi come eroi del Risorgimento. Attraverso questa rilettura di Mario ho riscoperto la storia, alcuni suoi lati meno conosciuti. È interessante vedere un'altra faccia meno consciuta di Mazzini, che è stato fondamentale per l’Unità d’Italia ma che aveva, come tutti noi, dei lati oscuri. Che il film porta alla luce.

Il film ha strappato applausi di critica e pubblico. Soddisfatto? Ve lo aspettavate?
Avevamo grossi timori finché non lo abbiamo visto prima di Venezia, a giugno. Lì abbiamo capito di trovarci di fronte a un’opera colossale, che poteva reggere le tre ore e venti di durata. Prima eravamo spaventati su cosa ci potesse aspettare a Venezia, poi si è sciolto tutto quando siamo entrati in sala e dopo in conferenza stampa. Ci ha fatto molto piacere che questa scommessa sia stata vinta. Da Mario, il regista, e da tutti gli straordinari attori.

Hai detto a differenza di ieri, oggi "nei giovani manca l’unità nel raggiungere un obiettivo e crederci". Lo "Stamo combatti" . Ce lo spieghi
Mi fa specie che lo "stamo combatti" appartenesse più ai giovani di 150 anni fa. Forse dovremmo stare compatti anche noi, e rischiare di più nella vita. Come Mario ha rischiato nel portare un film così impegnativo e lungo al Festival, esponendosi anche a dure critiche, i giovani dovrebbero rischiare e soprattutto compattarsi, fare gruppo, in nome dei propri ideali. Che mancano non tanto nelle parole quanto nei fatti. Si deve avere il coraggio di esprimersi le proprie idee. Non vivere anestetizzati, come dicevo prima.

Cosa hai pensato quando Martone ti ha chiamato per il film?
L’ho inseguito per tanto tempo. Tempo fa avevo saputo che sarebbe venuto in vacanza ad Acciaroli, paese vicino al mio, e sono andato a portargli delle foto. Dopo due anni mi ha chiamato per il primo provino e dopo un altro per gli altri. È stata una avventura, per questo quando mi ha detto che ero stato preso per il ruolo di Salvatore, sono esploso di gioia. Era il mio sogno che si realizzava!

Arrivi dal teatro, vero?
Sì, ho sempre fatto teatro, questo è stato il mio primo film. Ed è stato emozionante scoprire il Martone regista ma anche persona. Osservare come si muove sul set e come riesce e tenere compatto il gruppo.

Tony Servillo e Lo Cascio sono risultati all’altezza delle tue aspettative?
Oltre le mie aspettative. Perché sul set scopri anche l’uomo oltre all’attore. Con Luigi è nato un rapporto di frequentazione, ci scambiamo messaggi e telefonate simpatiche. Magari tra 40 anni mi chiamerà per chiedermi ancora qualcosa in Cilentano…

Un regista con cui vorresti lavorare?
Mi è piaciuto molto l’ultimo film di Diritti, L’uomo che verrà. Poi Sorrentino, ho amato molto Il Divo. Per quersto quando ho saputo che avrei recitato con Tony Servillo mi è preso un colpo. Lui è L’attore!

Prossimi impegni?
Tornerò a fare teatro, guardando con un pizzico di aspettative in più il cinema. Ora che mi si è aperta questa porticina, cercherò di percorrere la strada...

 

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