Quattordici anni fa due giovanissime sorelle, una bionda e l'altra mora, giravano per i locali di Milano suonando e cantando dal vivo con il loro gruppo, gli Elefunky. Poi una sera il talent scout Claudio Cecchetto le nota, e le porta in tournee con uno dei gruppi più in voga del momento: gli 883. Ma la voglia di emergere delle due non si ferma, e le sorelline decidono di cominciare un progetto per conto loro, formando il duo
Paola & Chiara. Icone italiane gay e della musica electro pop, P&C sono tornate insieme dopo un'esperienza dal
soliste. Prima con una major, e poi da indipendenti, hanno saputo raccogliere un buon numero di fan fedelissimi che aspettavano da tempo il loro ritorno sulla scena. Tanto che, appena uscito, il loro nuovo singolo "Pioggia d’estate" è balzato in testa ai più venduti su iTunes….
Un bel risultatoP: È stata una bella sorpresa, non pensavamo che ci fosse tanta gente ad aspettarci. Sono un po' di anni che manchiamo insieme, abbiamo fatto esperienze soliste. Questa canzone che anticipa l'album la amiamo molto.
Come nasce "Pioggia d’estate", il vostro nuovo singolo?
P: L'abbiamo scritta lo scorso autunno insieme, in casa. È frutto di tante esperienze anche personali e racconta un po' quello che siamo state nell'ultimo periodo. Anticipa un album molto ispirato. Non è facile dopo un periodo di lontananza e di allontanamento riavvicinarsi e rimettersi a scrivere, perché scrivere è come fare terapia alla fine. Però siamo riuscite a mettere le nostre gioie, le esperienze, i nostri dolori, i nostri up e down degli ultimi anni… il risultato però è sempre la voglia di rimettersi in piedi. È più la voglia di riprendersi il proprio spazio nel mondo: è di questo che alla fine parla la canzone.
C: Il nostro impegno discografico con la Sony è stato molto assiduo. Il contratto è durato 8 anni e prevedeva 6 dischi. Tra lo scrivere, il produrre e il promuovere non ci siamo mai fermate… questi tre anni di stacco in cui ognuna di noi si è concessa altre esperienze personali ci ha permesso di tirare il respiro. Fin da quando abbiamo iniziato a lavorare a questa canzone ci siamo rese conto che eravamo davvero ispirate. L'album è nato da questa scintilla. La Chiara che emerge in questo pezzo è che non sono più un essere umano in fuga.
Avete sentito la mancanza l'una dell’altra nel periodo in cui avete lavorato ognuna per conto suo?
P: È difficile sentire la mancanza perché siamo vicine, ci vediamo spesso e ci sentiamo spesso. Ma avevamo bisogno di separarci per la nostra crescita personale. È stata una novità affrontare dei percorsi separati ma ci è servito molto come artiste e come donne. A un certo punto ci siamo guardate e ci siamo chieste: vogliamo fare un disco nuovo? Vogliamo ridare nuova vita al nostro progetto? E siamo ancora qui.
C: Sì, e credo sia naturale. È stato destabilizzante non avere più i punti di riferimento che ho avuto per anni, ma questo ci ha fatto crescere. Io per prima essendo la maggiore avvertivo da tempo l'esigenza di un'esperienza da solista. È stata una decisione difficile ma si è rivelata giusta.
L'uscita dell’album è prevista per settembre. Potete anticiparci qualcosa?
P: Sarà un album particolare innanzitutto per la fruizione. Stiamo cercando di andare incontro al mercato discografico che vive un momento di grossa crisi, alle persone che non possono più spendere grandi cifre per la musica, e trovo che in questo senso il digitale abbia dato una mano perché su iTunes costa un po' di meno. Ha un'anima uniforme ma ci sono varie ispirazioni. Lo amiamo molto, forse è il più bello e maturo degli ultimi anni.
Tornando indietro ci sono scelte professionali che non rifareste?P: Ci sono cose che sicuramente avrei affrontato diversamente, errori fatti da giovane quando non conoscevo ancora questo mestiere, che non è solo cantare dal vivo o entrare in sala d'incisione. Avendo cominciato molto giovani e non avendo mai avuto un manager che ci seguisse abbiamo fatto sbagli che abbiamo pagato sulla nostra pelle. Ma nell'economia generale diciamo che se siamo arrivate qua fino a oggi, dopo 14 anni, vuol dire che crediamo davvero in quello che facciamo e siamo tenaci. Un grande grazie va ai nostri sostenitori.
C: Quando migliora la tua consapevolezza sulle cose trovi sempre, guardandoti indietro, qualcosa che rifaresti diversamente. Ma senza rimpianto, se hai seguito un percorso significa che era quello che dovevi fare. C'è sempre qualcosa che puoi fare meglio, ma senza sensi di colpa.
Pro o contro i talent?P: Va bene che ci siano ma non va bene che ci siano solo quelli. Il sospetto è che sia un meccanismo tritacarne che sforna almeno una decina di artisti nel giro di sei mesi che il mercato non è pronto ad assorbire, soprattutto ora che è in crisi. Vengono lanciati con un singolo o un ep e poi abbandonati a metà strada. Si rischia di creare un cimitero virtuale di cantanti. Forse si dovrebbe lasciare più respiro tra un edizione e l'altra, ma essendo un meccanismo che funziona viene sfruttato fino a che tira. Certo, nel mezzo escono artisti veri ma questa non dovrebbe essere l'unica strada per promuovere la musica. Spero poi che non mirino a cercare solo cantanti ma soprattutto artisti, perché di gente con la bella voce ne è pieno il mondo ma quella non basta: serve personalità, saper comporre e scrivere.
Che ricordi avete della vostra gavetta, dei tempi in cui facevate le coriste degli 883?
P: In realtà abbiamo iniziato molto prima, suonando io il basso e Chiara la chitarra. Suonavamo con la nostra band, gli Elefunky, nei locali di Milano e dintorni e nel '95 alla Bolgia Umana ci ha scoperto Claudio Cecchetto. La vita dei locali è dura, ti pagano niente, finisci tardi la notte, scarichi gli strumenti… ma eravamo molto felici. L'esperienza con gli 883 è stata l'esperienza più vicina a quella che oggi viviamo. Vedere
Max Pezzali tra concerti, interviste e via dicendo ci ha fatto venire ancora di più la voglia di intraprendere un progetto nostro. Così finito il tour con loro è iniziata la nostra avventura.
C: Ricordo un grosso impegno e un grande divertimento di quel periodo. Il voler suonare e il voler essere in più luoghi possibili per far conoscere il nostro repertorio. Non guadagnavamo niente, avevamo un gruppo di otto persone e già le spese erano enormi. A volte l'unica ricompensa era la cena offerta dal locale. Di esperienza ne abbiamo fatta.
Sanremo in vista?P: Ogni anno ci pensiamo poi non lo facciamo. È che in questi anni non avevamo mai un album pronto e non ci piaceva l'idea di fare un album apposta per Sanremo. Forse quest'anno ritorneremo.
Quali sono gli artisti più validi sfornati negli ultimi anni secondo voi?P:Amy Winehouse. Nonostante abbia fatto solo un paio di dischi l’ultimo è un cult, anche se smettesse avrebbe scritto in qualche modo un po’ di storia della musica, pur avendo riproposto la musica motown.. Non ha creato nulla di nuovo ma ha riportato in auge un genere ed è stata brava nel farlo, si è proposta in un modo fuori dall’ordinario. Poi menziono Paolo Nutini nel pop-rock, ma ce ne sono tanti altri… Lady Gaga nel pop, che oltre all’immagine è anche una musicista. Sulla scena italiana ci sono proposte interessanti che spero resistano alla prova del tempo. Giusy e
Marco Mengoni trovo che siano artisti con personalità.
C: Si dovrebbe dire
Lady Gaga. Ammiro le sue caratteristiche da popstar, la trasgressione nel pop ci sta, è divertente. Che non ce lo levi nessuno altrimenti sarebbe una noia mortale. Mi piace anche musicalmente, vederla al pianoforte. Non è solo pura immagine, ha anche uno spessore musicale, si sente che ama la musica, che suona. A livello di produzione e di grinta mi piacciono molto i Black Eyed Peas, trovo che l’ultimo disco sia geniale e ispirato, c’è sotto una grande preparazione e un crossover veramente pazzesco. In Italia mi è piaciuto il progetto un po’ trasgressivo di Ayris (cioè
Syria, ndr) l’anno scorso, spero faccia altre cose seguendo questa corrente. Tra gli artisti maschi punto su uno più alternativo: mi piace
Fabri Fibra, lo trovo fighissimo. Spero che un giorno si possa collaborare. Lo adoro e poi tra l’altro è anche un bel ragazzo. È uno vero, ha vissuto in Inghilterra che a me piace tanto, è grintoso. Ho seguito anche alcune puntate del suo programma su Mtv.
Lanciamo un appello a Fabri Fibra…C: Perché no!
Ma torniamo a voi: parlateci un po' della vostra immagine. La copertina del singolo è molto sexy
P: Come tutte le donne siamo portate al cambiamento, ci divertiamo a giocare con l'immagine. Trovo che ultimamente la scena internazionale da questo punto di vista sia molto cupa, oscura, e vado fuori confine perché in Italia purtroppo non c'è propensione a prestare molta attenzione all'aspetto immagine. Noi abbiamo deciso di affrontare questi tempi bui in modo diverso con più grinta e in modo giocoso. Ci diverte l'idea di essere più aperte e scoperte nei confronti del mondo… e quando ti apri scopri significa che ti fidi degli altri e sei più sicura di te.
C: Volevamo dare un'immagine passionale e grintosa. La sensualità è anche una componente divertente e ironica di quello che è un progetto pop al femminile. Siamo molto attente, non c'è mai nulla di casuale. Siamo andate in Francia per capire le nuove tendenze moda dove stanno andando.
Ma vi siete ritoccate il seno?P: No! Io ho sempre avuto un seno abbondante. Ma non ho nulla contro la chirurgia estetica se fatta senza stravolgere i canoni di bellezza della persona.
C: No! Lì è la posa, il braccio che spinge in su il seno, quindi sembra più grosso. Riguardo la chirurgia estetica penso che ognuno sia padrone e responsabile delle proprie scelte. Credo che l'esagerazione non paghi in nessun caso, in questo campo e in nessuna altra cosa. La cosa più importante è volersi bene. Quando si esagera vuol dire che si sta rincorrendo una qualcosa con tanta smania che si è disposti a trattarsi male per ottenerla, mentre il rispetto di se stesse viene prima di tutto.
PS: Mentre Chiara lancia appelli a Fabri Fibra, Paola è fidanzata da qualche anno con una persona «Molto speciale, sono molto contenta».