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Renga, nudo con la sua voce

Notizia del 18 novembre 2009 - 09:00

Il cantautore bresciano parte alla conquista del mercato estero con un album di cover di canzoni italiane Anni '60. Perché la musica di oggi secondo lui ha valore zero: «Scimmiottiamo quello che fanno all'estero, non siamo più capaci di scrivere»

di Alessandra Del Re

A casa Renga i piccoli Leonardo e Jolanda ascoltano tra le altre cose i dischi di papà. Ma quelli di mamma no: la Angiolini li ha nascosti ben bene. Anche se, ammette a malincuore Francesco, è lei quella che ne ha venduto di più. Ora il cantautore bresciano rilancia, partendo alla conquista del mercato estero con "Orchestraevoce", un album di cover (ben riuscite) degli Anni Sessanta. Una scelta non dettata da quella che sembra la moda del momento, ma dovuta, spiega lui, al fatto che la musica italiana di oggi ha valore zero: «Scimmiottiamo quello che fanno all'estero, non siamo più capaci di scrivere», fatta eccezione per Tiziano Ferro, Laura Pausini ed Eros Ramazzotti.

Com'è nato questo progetto?
L’idea di questo lavoro è in realtà datata, perché sono 4-5 anni che ho il sogno e il desiderio di realizzare un disco come questo. Parte dalla necessità di tornare a mettere al centro la voce, che in questi anni ho tralasciato per lasciare spazio a un'altra urgenza, che era quella di scrittura, da cantautore. In realtà il mio lavoro è sempre stato fatto sul canto: credo che sia la mia attitudine principale. Studiavo e tutt'ora studio quotidianamente. Volevo tornare vergine. In questo disco torno a essere puro, racconta un periodo in cui fanciullo non avevo ancora idea di cosa sarebbe stata la mia vita, né tantomeno sapevo che la musica avrebbe preso uno spazio così importante. Racconta il momento in cui mi sono reso conto per la prima volta dell'esistenza della musica e del canto, e di quell'emozione ed energia che mi hanno da subito rapito. È un viaggio a ritroso che racconta quel periodo. Volevo arrivare nudo di fronte a un pubblico senza preconcetti. Come un bambino.

È un anno zero
Esattamente, perché dopo sono diventato altro, ho avuto il rock e il prog che mi hanno influenzato, tutta la musica che ho ascoltato e che ho fatto. Questo è Francesco che ascolta Del Monaco in macchina da un mangiacassette del papà, o che ascolta la mamma che mentre fa i mestieri canta Patty Pravo, e si rende conto della potenza della musica.

C'è un brano a cui sono legati dei ricordi in particolare?
Sono tutti importanti, ce n'è qualcuno che mi evoca immediatamente il passato, come "La mente torna", "L'immensità". La musica ha un potere evocativo immenso, solo gli odori a mio parere hanno un potere tale. Queste canzoni nonostante non siano mie sono molto autobiografiche perché ci ho ritrovato cose che io non sono mai stato in grado di raccontare tramite la mia scrittura. Per assurdo mi rappresenta molto più di molte cose che ho scritto io.

Va di moda riprendere vecchi brani del passato. La musica italiana oggi non ha più nulla da dire?
La musica italiana ormai ha un valore pari a zero nel mondo, fatta eccezione per Ferro, Pausini, Ramazzotti, che riescono ancora a fare numeri nel mondo col loro pop. Io mi rifaccio a un periodo in cui la nostra musica dettava legge. "Io che non vivo l'ha cantata" Elvis! L'Italia era un modello di bellezza nel mondo. Ora non siamo più questo. Noi cantanti, io per primo, oggi scimmiottiamo stili che non ci appartengono, ignoriamo quelle che sono le nostre radici, che sono quelle che ho cercato di portare sul proscenio quando ho cantato a Sanremo "L'uomo senza età", che parlava di questa figura mitica, romantica ed eroica del tenore. Non possiamo non partire da quello. L'opera è italiana, ancora ci rappresenta nel mondo, e ci rappresenta in italiano. Tutto quello che abbiamo fatto dopo, al di là di un brevissimo periodo del prog, è stato scimmiottare più o meno bene cose che ci arrivavano dall'estero, che è tutt'ora l'attitudine. L'unico modo per essere internazionale per l'Italia è fare questo genere di cose, naturalmente in maniera più evoluta. Non è un caso che Ferro, la Pausini ed Eros siano così vicini alla tradizione popolare italiana. Questo tipo di pop funziona nel mondo perché è riconoscibile come italiano.

Sentendo queste canzoni, i testi, si ha l'impressione che l’amore cantato nei allora avesse più valore di quello di oggi. Perché?
Oggi non siamo capaci di scrivere queste canzoni. Dopo il '68 si sono mescolate le carte e qualche cosa si è perso. Si sono guadagnati quei tre o quattro cantautori, Battisti, De André... fatico a trovare il nome del terzo, e si è persa la forza, il patrimonio che avevamo di scrittori, autori, musicisti e interpreti. È il periodo che mi sarebbe piaciuto vivere da cantante. Se potessi tornare indietro ed essere Mina e avere Battisti e Mogol che scrivono per me "La mente torna" ma quando mai mi metto a scrivere io?

Ti ricordi il tuo primo live?
Oratorio Della Pace, a Brescia. Era un sabato pomeriggio. Mi ero iscritto a un concorso con la mia band, i Modus Vivendi. C'erano anche i Precius Time che sarebbero diventati poi i Timoria. Cantai una canzone di cui non mi ricordo il titolo. Era un concorso delle band tra i licei bresciani. Poi qualche anno dopo sono entrato in studio con i Timoria e abbiamo registrato "Pugni chiusi". Esattamente 20 anni fa.

Oggi per diventare cantante si passa dalla tv. Fossi stato ragazzo adesso l’avresti fatto anche tu?
Non te lo so dire. Ti posso rispondere da Francesco di adesso: no, non l'avrei fatto perché non ne sono capace. Quello che invidio a questi ragazzi è la facilità nell'utilizzare il mezzo televisivo, cosa che rimane per me un mistero e un talento che non ho. Continuo a vedere queste trasmissioni più come televisione che come altro, senza pregiudizi di valore. Credi che il talento si possa esprimere ovunque e quasi sempre quando di base c'è arriva. Queste trasmissioni al momento stanno gestendo un potere enorme che il mezzo televisivo dà. Basta guardare le classifiche per capire cosa sta succedendo per causa o per colpa di queste trasmissioni. Mi piacerebbe che tutti fossero consapevoli del fatto che si sta facendo della televisione sicuramente fatta bene, visto che gli ascolti stanno premiando, e allo stesso tempo si sta gestendo un potere gigantesco che poi ha ripercussioni sul lavoro di un sacco di gente che attraverso altri percorsi cerca di fare la stessa cosa: vivere di musica.

Il consiglio che dai tu?
Di studiare, di lavorare. La cosa che sarebbe da evitare e che purtroppo ho subodorato guardando i talent, è che l’obiettivo non dovrebbe essere quello di diventare famosi ma di crescere, anche grazie a questo talento che è l’espressione artistica. Se si perde di vista questo, diventa un’altra cosa. Non so dare in realtà dei consigli, non sta a me darli, io poi ho sbagliato quasi tutto nella mia vita. È che io ho seguito questa strada: il lavoro, la fatica, la cantina.

Perché dici di avere sbagliato tutto?
La mia è una provocazione, in realtà non ho sbagliato quasi niente nella vita. Solo che ci sono vie più semplici. Dico che ho sbagliato tutto perché quasi sempre mi sono fatto male, ho fatto scelte coraggiose. Anche questo disco se vuoi lo è. Poi trovo sempre qualcuno che ci casca per fortuna! La scelta di queste canzoni è la cosa più lontana dalla commercialità che c’è, avrei potuto scegliere un pezzo di Battisti, o "Azzurro". Sarebbe stato più semplice fare cover con una band normale come hanno fatto altri colleghi, invece che di scegliere l’orchestra sinfonica.

Perché hai scelto di presentarlo a Madrid?
Si tratta di un progetto internazionale. All'inizio non volevo nemmeno che uscisse in Italia perché avevo paura della moda così conclamata di fare cover. È pensato per Europa, Sud America e Stati Uniti. È mia intenzione lavorare per un paio d’anni per accreditarmi all’estero. Ho scelto Madrid un po’ per un motivo di comodo, perché volevo tirarmi fuori dai giochi italiani, e allo stesso tempo dare la dimensione del progetto. L’idea comune è che chi fa cover non abbia nulla da dire, senza voglia di approfondire il lavoro che invece c’è dietro.

A casa Leonardo e Jolanda ascoltano la tua musica?
Sì, anche quella degli altri grazie ad Ambra. Ascoltano tutto, Jolanda ha un orecchio pazzesco e infatti mi piacerebbe tantissimo, senza forzarla però, che studiasse musica. È tutta il papà!

E i cd di Ambra non li ascoltano?
Non so nemmeno dove sono, li ha nascosti lei. Che poi non erano neanche cd ma cassette. Anzi, qualche cd c'era. Ha venduto più dischi di me, fai te.
 

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