

Ela Weber contro Dagospia: la “Sellerona” della televisione italiana, assistita dalla terribile e agguerrita avvocatessa (che non ne perde una, dal processo Ventura-Bettarini a quella Hunziker- Ramazzotti) Anna Maria Bernardini De Pace, ha vinto la causa contro il sito di Roberto D’Agostino che le aveva attribuito una presunta relazione saffica.
Il tribunale ha accolto le richieste dei legali della Weber dichiarando diffamatoria quella notizia e condannando Dagospia a pagare 77 mila euro più 6.000 euro di spese di giudizio. Nella motivazione si accusa il sito di non avere verificato accuratamente la notizia. Immediata la reazione di Dago che dalle pagine del sito ha pubblicato un accurato resoconto della vicenda. E in particolare l’incredibile verdetto: Ela Weber, dopo la pubblicazione delle foto, non ha più potuto provvedere alle ordinarie faccende domestiche di cui fino a quel momento si era occupata in prima persona”.
In pratica, stando a Dagospia, la povera Sellerona, profondamente traumatizzata dalla maldicenza non è più riuscita a “frequentare amici, sfilate e soprattutto a spolverare e lavare i pavimenti”.
Ma andiamo con ordine: il 2 settembre del 2002 Dagospia pubblica alcune foto tratte da un vecchio numero di “Playmen” che mette in mostra un servizio lesbo-chic. Una delle due protagoniste viene erroneamente scambiata per Ela Weber. A coronamento delle foto la seguente didascalia: "Playman - Playlesbo. Ela Ela trallalà: quando la Weber non aveva ancora le tette e giocava ancora con le bambole".
Dagospia precisa che nel pezzo non c’era nessun accenno alla vita privata di Ela Weber. O di sue presunte tendenze sessuali. Ciò nonostante “Le testimonianze raccolte in giudizio hanno provato che la show girl non ha più avuto il coraggio di frequentare amici, si è astenuta dal frequentare sfilate di moda (e in effetti a settembre di quell’anno arrivò in ritardo alla sfilata di Mattiolo..!) ed eventi mondani, né occuparsi delle ordinarie faccende domestiche”
Il giudice Ienzi ha “escluso un danno biologico” della Weber: “La CTU (Consulenza Tecnica di Ufficio) – richiesta dalla stessa Ela - ha concluso per l’assenza di una qualsivoglia psicopatologia di rilievo clinico. Lo stesso giudice ha ammesso che: “Non si ritiene nemmeno raggiunta la prova in relazione alle mancate offerte di lavoro”.
“È stato invece provato – aggiunge il giudice Ienzi- che a seguito della diffusione della notizia per cui è causa l’attrice abbia passato un periodi di disagio ed abbia condotto una vita diversa da quella vissuta in precedenza”.
Ciò che le è stato legittimamente riconosciuto, in pratica, non è stato tanto il danno professionale (considerando che "il guadagno nel mondo della pubblicità e dello spettacolo è estremamente oscillante poiché legato a fattori imprevedibili"), quanto quello legato alla perdita della sue abitudini più ordinarie e comuni: non ha più frequentato gli amici per la vergogna e non è più riuscita a spazzare i pavimenti. Cosa che l’ha profondamente segnata.
Sarà stato anche per quello che, dopo un anno sabbatico, di riflessione e astinenza domestica e televisiva, la bionda teutonica ha deciso di ricominciare daccapo e presa ramazza e forcone in mano si è buttata tra i maiali e le galline de "La Fattoria"? Per ritrovare forse appieno la sua anima casalinga?
E sì che in effetti tra i fattori della prima edizione del reality la Sellerona si è distinta per dedizione domestica: nominata non a caso cuoca del gruppo, si è resa popolare proprio per la sua abilità in cucina. D’altronde Ela non perde occasione per sottolineare il suo amore per il cibo, derivante da una lunga tradizione gastronomica familiare: «mia mamma e due delle mie sorelle hanno dei ristoranti in Baviera, perciò sono letteralmente cresciuta tra i fornelli».
D'altra parte nella scheda di presentazione dei protagonisti de La Fattoria, si leggeva che Ela “ama in particolare tutto ciò che è manuale e il suo passatempo preferito è sistemare gli armadi, perché la rilassa”. Si ritiene inoltre “una persona con sanissimi principi, frutto dell’educazione calvinista impartitale dalla nonna. Praticamente il ritratto di una casalinga perfetta, a metà tra la signora Luisa (quella che arriva presto, pulisce in fretta...) e sora Lella.
Dulcis in fundo, anche la scelta di aumentare abbondantemente le sue forme deriverebbe non tanto da oculate scelte artistiche quanto da atavici complessi culturali. La povera ragazza infatti da adolescente, sognava un seno abbondante perché "Le tipiche donne bavaresi sono prosperose di natura, ed io, con la mia seconda striminzita, le avevo sempre invidiate".
Insomma, tutto farebbe davvero pensare a una tipica sindrome da "casalinga frustrata". E allora come non dare ragione a chi, commosso da tanta dediizione, decisamente insolita in un ambiente tipicamente frivolo e mondano, ha voluto premiarla con un risarcimento così generoso? L’unica è augurarsi che ora Ela spenda quei soldi non per qualche altra plastica, né tantomento per macchine o gioielli ma per ciò che le sta davvero a cuore: pentole, strofinacci e aspirapolveri. Di sicuro con 76 mila euro potrà permetterseli di prima scelta.
Sara Gambèro
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