Avete sempre pensato che un bell'urlo sia una liberazione? Sul punto di finire un documento delicato e importantissimo avete perso tutto, vi si sono gonfiate le vene del collo e avreste desiderato mandare tutti a quel paese? Certe volte, seppelliti in ufficio sotto cumuli di scartoffie o richiesti di un gravoso lavoro a pochi minuti dall'orario d'uscita, vi viene voglia di gridare? Bene, adesso avete un nuovo alleato, una sbigottita faccina arancione che si apposta silenziosa sul vostro desktop e, non appena vi sente emettere un gemito, anche timido e sommesso, schizza fuori a darvi manforte, gridando a perdifiato la vostra furia.
Si chiama Scream e si definisce «un'applicazione software per facilitare le urla». Programmaticamente contrario a qualsiasi forma di controllo della rabbia (quella del recente film "Terapia d'urto" con Jack Nicholson, snervante psichiatra di Adam Sandler), Scream si materializza sulle schermate di Windows, ma non è pensato esclusivamente contro le frustrazioni informatiche.
Una volta istallato sul pc e dotato di un "orecchio", con l'attivazione di un microfono, il programma si piazza sulla barra delle applicazioni. L'utente può impostare diversi livelli di sensibilità: in base alle proprie preferenze e tendenze all'escandescenza, si può optare per una soglia più o meno alta d'intervento. Ma quando Scream vi sente gridare, entra in funzione e strepita, facendo tremare e rimescolando le finestre aperte. Un vero pandemonio, degno dell'icona scelta per rappresentare il software. Si tratta, naturalmente dell'"Urlo" di Edvard Munch (e chissà quanto l'avrebbe apprezzato il direttore del Museo di Oslo, quando ha scoperto che il quadro era stato trafugato) in versione arancione.
In sostanza, quindi, Scream si propone come un ottimo strumento di sfogo pubblico e privato, di goliardia e "sabotaggio". E pure di arte "polemica", visto che ha ispirato un cortometraggio digitale, intitolato "Desktop Opus 1.0" e inneggiante alla «dimenticata arte dell'urlo». Perché, come diceva Howard Beale, l'anchorman impazzito protagonista di "Quinto Potere" di Sidney Lumet: «Non vi devo dire che le cose vanno male. Tutti sanno che le cose vanno male. Tutto quello che so è che prima di tutto dovete incazzarvi».
Emanuele Benvenuti