LIBRI

De Blanck A letto col diavolo

Notizia del 29 gennaio 2009 - 08:58

Una vita da attaccante, quella che la contessa Patrizia De Blanck racconta nella sua autobiografia. «Ho sempre combattuto con tutti i miei demoni e non ho mai perso» dice l'ex concorrente de L'isola dei famosi. L'intervista

di Lorenza Provenzano

Vulcanica, entusiasta e molto diretta, Patrizia De Blanck non è certo tipo da condurre una vita da mediano. Attaccante di razza discretamente egocentrica, del genere che tira la volata in porta cercando il gol solitario, la De Blanck è una primadonna. Da sempre, lei dice. Per indole, s'intuisce, ma anche per natali. Che risultano peraltro un po' avvolti nel mistero: Patrizia sarebbe la figlia biologica del gerarca fascista Asvero Gravelli, a sua volta figlio naturale del Duce. Ombre e luci di un'esistenza sotto i riflettori che la De Blanck racconta nel libro A letto col diavolo, in libreria per i tipi di Armando Curcio Editore.

Quindi lei sarebbe parente di Alessandra Mussolini
Mah, il fatto è che mia madre prima di Gravelli aveva già conosciuto quello che poi sarebbe diventato il padre che mi ha dato il cognome, il conte De Blanck (ambasciatore cubano, nipote di Mario García Menocal, terzo presidente di Cuba, ndr). Quindi la cosa non è del tutto certa, anche se è molto probabile.

Che rapporti ha avuto con De Blanck, poi?
A sette-otto anni, mia madre me l'ha presentato dicendomi: «Questo è tuo padre». Del resto lei era una che si riteneva una genitrice a tutto tondo, convinta di bastare da sola a tutto.

Anche lei, come sua madre, è stata onnipervasiva con sua figlia Giada?
Assolutamente no, sono sempre stata convinta che avesse bisogno, oltre che di una madre, anche di un padre, il quale purtroppo è mancato quando lei aveva quindici anni, quindi giocoforza ho dovuto essere l'unico punto di riferimento per lei.

Lei è già stata un volto televisivo Rai nei primi anni Sessanta, prima del recente ritorno sul piccolo schermo
Sì, penso sia un destino, il mio, quello di essere un personaggio mediatico.

Un ruolo che le piace?
Da ragazza lo vivevo male, avvertivo come un'aggressione l'attenzione della gente nei miei confronti. Non potevo nemmeno girare liberamente per strada. Bisogna tener conto che all'epoca c'erano solo due canali, in bianco e nero, e chi appariva in tv era visto come un mito.

Ora, invece?
È ancora così, fa parte di me attirare le masse. Mi accadde in quegli anni, mentre accompagnavo un'amica alla stazione di Montecarlo, che arrivò un treno carico di italiani: scesero tutti e si accalcarono attorno a me per salutarmi. Anche l'altro giorno, a Caserta, sono stata accolta con molto calore, tutti lì ad abbracciarmi e baciarmi. Sono molto amata dalla gente, soprattutto dopo L'Isola dei famosi. E io ricambio. Amo queste energie positive. Piaccio molto probabilmente perché si è capito che sono autentica e che dell'immagine non me ne frega niente.

Che mi dice di Carlo, il bidello?
Siamo in ottimi rapporti, com'è naturale tra persone che hanno condiviso la fame, la sofferenza, la fatica. E poi lui, dietro quel suo modo di fare ingenuo, è una persona complessa, di valore: ha due lauree, in fondo. Il nostro è un incontro di anime. Non so come andrà a finire.

Screzi superati?
L'episodio della felpa è stato strumentalizzato da Luxuria. Carlo aveva di che ricoprirsi, i vestiti erano ai suoi piedi e io dovevo riportare quell'indumento a mia figlia. Ma Luxuria è una che ama far sceneggiate, se le studia tutte e ci ha usati come cretini. Tra me e Carlo, niente rancori. Anzi, menomale che c'era lui, sull'Isola, altrimenti mi sarei potuta anche sparare.

Le strategie vincono e convincono, secondo lei?
Beh, è dimostrato che chi architetta piani, ha la meglio. Vengono a dirti che in tv, soprattutto nei reality, bisogna essere se stessi, ma non è vero niente. La lealtà non paga.

Perché ha voluto scrivere, a questo punto della sua vita, un'autobiografia?
La mia vita è un romanzo. Sono accaduti tanti di quei colpi di scena... Novità spesso traumatiche, peraltro.

Come il matrimonio lampo con l'aristocratico inglese Anthony Leigh Milner?
Eh, lì è finita poco dopo le nozze perché l'ho trovato a letto col nostro miglior amico. Avevo solo quindici anni e fu uno choc, non ero preparata a una cosa del genere. Dissi «sorry» e me andai sbattendo la porta. Oggi li avrei bastonati. Quel che non sopporto, come nel rapporto con Luxuria, sono le cose fatte dietro le spalle. Io voglio essere avvertita.

Non mancano i fatti di sangue, nella sua vita
Il mio primo fidanzato, Faruk Chourbagi, fu assassinato dalla sua ex: il famoso caso Bebawi, di cui le cronache parlarono molto. Poi ci fu l'episodio del primo dirottamento aereo: ero su quel volo con mio marito. Un passeggero fu ucciso dai dirottatori e mi ritrovai a trascinare il suo cadavere nel bagno dell'aereo.

Che augurio si fa per il prossimo futuro?
Mi auguro di raggiungere la serenità: un bene che mi è molto mancato in una vita che è stata tutta un fuoco d'artificio.

Il diavolo che dorme con lei chi è?
Sono le angosce, i demoni che ci assalgono, che ci tormentano e cercano di distruggerci nel sonno. Demoni che ho combattuto, blandito, sedotto e infine vinto. Mi auguro di morire da vincente e non da soccombente.

Eventuali prossime tappe televisive, oltre alle prevedibili ospitate?
È una cosa che mi chiedono in molti. Parecchi pensano che dovrei avere un programma tutto mio. E del resto forse potrei rivendicare qualcosa, visto che anch'io, come altri, posso vantare di aumentare lo share dei programmi che mi ospitano, com'è successo la volta scorsa a Buona domenica, passata dal 13% al 20% grazie alla mia presenza. Ma io sono una che non ha mai chiesto niente a nessuno. Forse perché nella vita mi è sempre stato offerto tutto. Quindi, vedremo. Per il resto, come diceva Rossella O' Hara, francamente me ne infischio.