Non si stanca di ripeterlo in questi giorni Rita Levi Montalcini. La incontro a Roma, alla presentazione delle iniziative per il convegno in suo onore che si terrà da oggi all'Ebri, l'istituto scientifico da lei fondato «La mia vita è stata gioiosa» dice, «un continuo confronto, un continuo sviluppo, una continua scoperta di persone eccezionali. Sono entrata in contatto con un'infinità di persone giovani e non giovani e questo mi ha fatto capire quanto nella vita sono importanti, più di tutti, i principi morali». Conclude: «Quello che conta per ognuno di noi è come siamo vissuti, i messaggi che sopravviveranno alla nostra morte. Morti, muore il corpo ma non muore quello che noi abbiamo fatto. Per fortuna». Sono giornate intense e piene di impegni: è un bagno di folla a cui non si sottrae, ma quasi si abbandona. Continua a ripetere che la morte non conta, ma a vederla è un inno alla vita. Quando prende la parola è un fiume in piena, il carattere e la determinazione di ferro, il sorriso di una dolcezza infinita. I suoi collaboratori, Giuseppina Tripodi, Pietro Ientile e Jole Cisnetto la proteggono dall'assalto dei giornalisti. Tutti la vogliono, tutti vorrebbero farle delle domande (sempre le stesse poi) e anche io, malgrado l'emozione e la paura di porle quesiti triti o banali. Impossibile accontentare tutti lì: le sue risposte - ma non tutte e questo toglie ogni dubbio sui miei timori - arrivano qualche giorno dopo. Proprio oggi che compie 100 anni.
Nel suo libro Cronologia di una scoperta lei racconta delle ricerche sull'Ngf, dei successi e dei momenti di difficoltà. Non si è mai arresa. Che cosa le ha dato la forza?
La Cronologia del NGF, la molecola proteica da me scoperta descrive le tappe più salienti dell'indagine, iniziata sin dalle prime ricerche effettuate nel laboratorio dell'Università di Torino, nella mia camera da letto durante la guerra, presso la Washington University di St. Louis alla Washington University e di nuovo in Italia dagli anni Settanta sino ad oggi. Gli studi sul fattore di crescita nervoso sono stati svolti e continuano a livello mondiale. La passione per la ricerca mi ha sempre "accompagnato".
In tutto il racconto che arriva ai giorni nostri non si sofferma mai a parlare del Nobel che le hanno dato proprio per questo lavoro. Come mai?
Il premio Nobel che mi è stato conferito per la scoperta del Nerve Growth Factor è stato ampiamente descritto in diverse pubblicazioni e in particolare in uno dei più recenti libri dal titolo La clessidra della vita di Rita Levi-Montalcini (Baldini Castoldi Dalai Editore), scritto insieme alla mia collaboratrice, Giuseppina Tripodi.
I premi servono ai ricercatori e alla scienza?
Sono un riconoscimento al lavoro che il ricercatore svolge e al suo impegno al servizio dell'umanità.
Pochi giorni fa ha detto che al giorno d'oggi l'atmosfera è analoga a quella del '29 ma che ci sono motivi di speranza
La speranza è l'ultima a morire.
In cosa devono sperare i giovani?
Nei giovani deve prevalere l'ottimismo e guardare con fiducia al futuro.
A Paolo Giordano che l'ha intervistata per Wired ha parlato del progetto di un libro in cui spiega che il cervello dell'uomo è in realtà composto da due cervelli e di come si siano sviluppati. L'uomo continua a evolversi e con lui il suo cervello, ma il cervello che lei definisce arcaico, quello dominato dalla capacità responsabile delle grandi tragedie dell'umanità, non si è evoluto finora. Pensa che un giorno la parte cognitiva riuscirà ad avere la meglio?
In quell'intervista infatti non è stato riportato esattamente quanto io ho detto: il cervello è composto da due emisferi. Purtroppo l'attività svolta dalla parte limbica prevale, sin da quando l'Australopiteco è sceso dagli alberi. Questa componente è preposta alle attività emotive e condiziona il pensiero e le facoltà cognitive dell'Homo sapiens. Ritengo che ci sarà la sopravvivenza del genere umano soltanto se prevarranno le capacità raziocinanti su quelle emotive.
L'amore per il bello e il senso dell'arte in quale parte del cervello si trova? Cognitivo o arcaico?
La componente creativa deriva dall'espressione intellettuale del cervello umano. La parte emotiva o arcaica può essere di stimolo.
Ha detto che lo scopo della sua vita è disinteressarsi a noi stessi, capire il mondo e fare il possibile per andare in aiuto a chi ha bisogno. Lei lo ha fatto così meravigliosamente che oggi è un'icona per l'Italia. Che effetto le fa?
Ritengo che come ho già affermato in diverse occasioni l'attività lavorativa svolta da ognuno di noi, qualsiasi essa sia, completa l'individuo soltanto attraverso la dedizione a cause sociali e all'osservazione dell'ambiente che ci circonda.
Ho letto che dorme pochissimo
Sì infatti mi bastano poche ore di sonno per riposare e comunque pensare alle attività alle quali mi dedico ogni giorno: la ricerca e l'impegno a questioni sociali.
La sua vita è da sempre all'insegna della curiosità. Qual è ora la sua curiosità più grande?
La conoscenza di quanto ci circonda in quanto essa è lo stimolo maggiore per l'uomo. Senza di essa non vi possono essere le altre libertà fondamentali alle quali ci si appella di continuo.