LIFESTYLE

Carlucci condannata

Notizia del 13 ottobre 2009 - 15:00

L'onorevole Gabriella pagava una sua portaborse in nero e il giudice, in primo grado, le impone il risarcimento

di Libero News

La notizia in un altro Paese avrebbe come conseguenza le dimissioni, ma siamo in Italia. Gabriella Carlucci, deputata del Pdl, è stata condannata a risarcire una propria collaboratrice che le faceva da assistente personale ma non riceveva i contributi previdenziali, né era ufficialmente contrattualizzata. Da Montecitorio l'ufficio stampa dell'onorevole Carlucci fa sapere che non è stato rilasciato alcun comunicato stampa in risposta alla sentenza e che l'unica replica dell'onorevole è un secco "no coment". Ma andiamo ai fatti. Un servizio choc delle Ieneandato in onda nel marzo del 2007 fa scoppiare lo scandalo degli assistenti parlamentari pagati in nero. La Iena Filippo Roma aveva scoperto che soltanto 54 fra i 683 collaboratori dei 630 deputati con in tasca il tesserino per accedere alla Camera erano in regola. Soltanto otto su cento.

Una vergogna anche perché ogni deputato, oltre alla propria indennità con annessi e connessi incassa più di 4mila euro al mese per i collaboratori. Ed ecco che una giovane assistente personale dell'Onorevole Carlucci (che tra l'altro non fa soltanto la deputata ma anche la conduttrice tv e la presentatrice di televendite) ha il coraggio di portare in tribunale la ex soubrette. E vince la causa. La portaborse era stata classificata ufficialmente come "collaboratrice parlamentare non onerosa". E invece le venivano erogati direttamente dalla Carlucci prima 500 euro al mese, poi 1000 dal settembre 2004 al giugno 2006. Pur senza che fosse stato mai "sottoscritto né visionato alcun contratto" né fosse stato stipulato "alcun accordo formale". Il giudice ha sentenziato che le mansioni della portaborse di Gabriella Carlucci "possono agevolmente ricondursi a quelle di una vera a propria segretaria personale ed inquadrate nel livello terzo di cui al contratto collettivo nazionale per i dipendenti di studi professionali". Nella sentenza sono citate anche le dettagliate disposizioni che Gabriella Carlucci impartiva via mail alla sua assistente.

Aggiornamento del 20 ottobre

Riceviamo e volentieri pubblichiamo dall'ufficio del portavoce dell'onorevole Carlucci la seguente nota:

In merito all’articolo riportato dal Corriere della sera e dal vostro sito in cui vengo additata come l’unica che pagherebbe i suoi collaboratori in nero,tengo a precisare che i fatti riportati dal giornale sono ancora soggetti al giudizio di appello, perchè ho dato mandato di impugnare la sentenza del tribunale di Roma che a mio parere è assolutamente iniqua ed ingiusta. Esprimo la mia meraviglia ed il mio dissenso per il fatto che qualcuno, che non saprei dire essere direttamente la “sign.ra Celestina” o chi per essa, abbia permesso di rendere pubblici parti di atti e documenti che fanno parte di un fascicolo che dovrà essere ancora esaminato dai giudici d’appello. Trovo tutto questo veramente vergognoso e vorrei esprimere il mio disappunto al riguardo. La parzialità con cui sono stata trattata, peraltro, trova il suo fondamento nel fatto che in tutti gli articoli che ho avuto modo di leggere in questi giorni, si parla di “risarcimento”, mentre, invece nessun risarcimento v’è stato ne è stato disposto. Al contrario, nessuno si è preoccupato di riferire ai lettori o agli ascoltatori che la “sign.ra Celestina” è tutt’ora sotto procedimento penale, in quanto è stata rinviata a giudizio dalla procura della repubblica di roma, per un furto perpetrato ai miei danni. Sull’ intera vicenda con la sign.ra Celestina, però, non voglio andare oltre, perchè vorrei che i magistrati fossero assolutamente sereni nel valutare i fatti, senza subire condizionamenti sia pure indiretti dalle notizie riportate dai mezzi di comunicazione, avendo la sottoscritta assoluta fiducia dell’imparzialità degli stessi

 

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