Da settimane tutti si chiedono
se è un uomo o una donna. Ma la domanda è destinata a rimanere senza una risposta univoca e definitiva. Perché
Caster Semenya, la vincitrice degli 800 metri ai Mondiali di Berlino, non è né l'uno né l'altra, o meglio è
sia l'uno sia l'altra. Secondo le prime indiscrezioni sui test richiesti dalla Federazione, infatti, l'atleta sarebbe un
ermafrodito.
A riferirlo un quotidiano australiano, le cui affermazioni non sono state confermate né smentite dalla Iaaf, secondo il quale Caster ha
organi sessuali di entrambi i sessi, in particolare dei testicoli interni che produrrebbero gli alti livelli di
testosterone (tripli rispetto a una donna normale) riscontrati dalle prime analisi. In compenso la Semenya non avrebbe
né utero né ovaie, una situazione descritta come potenzialmente pericolosa per la sua salute.
La
natura della sportiva sudafricana mette ora il mondo sportivo di fronte a un caso complicato, oltre che diplomaticamente delicato (il suo Paese ha già protestato ufficialmente). Secondo alcuni la 18enne potrebbe essere
privata della medaglia d'oro conquistata in pista, poiché dall'ermafroditismo avrebbe avuto "un
vantaggio discriminante nei confronti delle sue avversarie". L'opinione di altri è invece che, non trattandosi di doping, essendo questa la
naturale condizione di Caster ed essendo stata lei ammessa dalla Iaaf ai Mondiali, la medaglia dovrebbe rimanere appesa al suo collo.