In Veneto si dice che "Xe peso el tacòn del buso", intendendo che spesso, per rimediare a un errore, si finisce per compierne uno più grossolano. Proprio lo sbaglio che, spiace dirlo, ha compiuto
la campionessa mondiale degli 800 metri femminili Caster Semenya. Accusata di non essere una donna per via della sua conformazione fisica e della superiorità schiacciante dimostrata in pista, senza contare il fatto che ad allenarla c'è un manager già invischiato in truffe di doping sportivo, la 18enne sudafricana ha deciso di passare al
contrattacco.
"Tutti dicono che in canotta e calzoncini
sembro un maschio? - si è detta - E io vi faccio vedere che col vestito giusto e un po' di trucco, ho femminilità da vendere". Il risultato, la copertina della rivista
You, è però un clamoroso
autogol. "Wow, guardate Caster adesso!", strilla il titolo, ma con tutto il rispetto, malgrado il vestitino nero, i capelli curati e l'opera di truccatore, manicure e fotografo,
la Semenya continua a non avere sembianze esattamente femminili (a noi ricorda
Lamar, il gay di colore del film La rivincita dei nerd ).
Fortunatamente Caster, che ha sempre detto "Dio mi ha fatta così, mi accetto e
sono fiera di come sono", è felice del risultato e ammette: "Mi piacerebbe
indossare più spesso degli abiti ma non ne ho l'occasione".