LIFESTYLE
La Semenya non è l'unica
Notizia del 26 agosto 2009 - 09:30
La storia dello sport è piena di casi di sportive dalla sessualità dubbia o di insolite somministrazioni di ormoni
di Libero News
Da una parte chi ironizza poco elegantemente sul fatto che l'anagramma di Caster Semenya sia "Yes, a secret man", dall'altra chi - come la nostra mezzofondista Elisa Cusma - dice che la 18enne atleta sudafricana è proprio un uomo. Salvo poi scusarsi per le dichiarazioni a caldo. Poi ci sono quelli, più politically correct che lasciano il beneficio del dubbio. Ma la storia dello sport e delle olimpiadi è costellata di casi di sportive che avrebbero tratto vantaggio da una sessualità dubbia, o da una somministrazione massiccia di ormoni maschili.
Per la verità il Comitato olimpico internazionale (Cio), dopo aver a lungo dibattuto la questione, e aver sospeso i controlli sul sesso in occasione dei Giochi di Sydney 2000, ha deliberato che anche un transessuale, se legalmente riconosciuto di sesso maschile o femminile, può partecipare all' Olimpiade nella gara maschile o femminile di competenza, se ha superato un biennio di trattamento ormonale post-operatorio. D'altra parte i casi dubbi o falsi si registrano a partire dagli Anni '30. Aleksandra Chudina, classe 1929, due argenti e un bronzo in atletica, nel lungo, giavellotto e alto, pallavolista con tre trofei mondiali e 4 europei, 40 record e 50 titoli sovietici in tutta la carriera, era un'ermafrodita.
Zdenka Koubkova, cecoslovacca, due record del mondo negli 800 e un successo ai Giochi Mondiali femminili del '34, fu riconosciuta ''pseudoermafrodita mascolina'' nel '43, e privata dei primati e del titolo. Strano il caso di Stella Walsh, nata in Polonia come Stanislawa Walasiewicz. Nel 1932 alle Olimpiadi di Los Angeles vince i 100 metri, poi è seconda dietro l'americana Helen Stephens a Berlino, quattro anni dopo. Entrambe sono accusate di mascolinità: la Stephens fu anche invitata da Hitler per un weekend d'amore. Negli Anni '60 salgono agli onori della cronaca Ewa Klobukowska, quattrocentista dell' Urss, Maria Itkina, lunghista sovietica Tatyana Shchelkanova, saltatrice in alto romenaIolanda Balas, e le sorelle Press, primatiste del mondo e pluriolimpioniche. Che propriamente sorelle non erano.
Di certo questi casi fanno discutere, e proprio per questo c'è il sospetto che le organizzazioni sportive utilizzino per fini commerciali il clamore mediatico che ne deriva.