A sentire loro la vita è davvero dura. Una delle prime cose che dicono nelle
interviste è quanto è difficile essere le figlie di. Tutta quella gente che ti chiede di papà, tutta quella gente che vuole un
favore, tutta quella gente che ha da dare consigli su come gestire la
politica e che ti dice di riportarli all'augusto genitore, tutta quella gente che vorrebbe una
spintarella... E infine: tutta quella gente che pensa che tu sia raccomandata! Che vita d'inferno eh. I flash dei
fotografi, l'interesse dei giornali, le richieste di interviste, la gente che ti riconosce per strada...
Martina Veltroni e Barbara Berlusconi, le due figlie di papà più gettonate del momento. Giovani, carine, con una carriera sfolgorante e un'infanzia privilegiata. Ma tanto, tanto oppresse da quel cognome.
Martina Veltroni? Ha 20 anni, il lavoro dei suoi sogni, un passato fatto di prime cinematografiche, inaugurazioni,
incontri con i divi di Hollywood e ora campeggia su
Vanity Fair con un'intervistona. Barbara Berlusconi? Ha un impero che l'aspetta, un figlio (che oggi è un lusso), è nel cda di una delle più importanti
aziende di famiglia e tutti la vogliono intervistare. Che vitaccia! Per capire la differenza tra le figlie di papà e le figlie di nessuno, basta leggere qualche dichiarazione.
Martina Veltroni: primi ricordi con papà? «Le vacanze a Sabaudia e il suo periodo da direttore dell'Unità: io e mia sorella (Vittoria, 17 anni,
ndr.) scorrazzavamo per i corridoi cantando
"l'Unità, il giornale di papà"». E ancora: «Papà mi ha offerto tutte le opportunità che ha potuto». Per esempio? «Sempre nel campo del cinema: le prime internazionali, le visite sui set. Siamo persino andati al
matrimonio di Tom Cruise e Katie Holmes. Però è sempre stato molto attento a insegnarmi che
quella non è la vita vera». Detto tra noi, come sono i Cruise? «Pazzeschi, si ricordano tutto. Dopo la cerimonia Katie ha salutato mia sorella: ciao Vittoria, ti sei tagliata i capelli. Lei era sconvolta».
Barbara Berlusconi: è nel
Consiglio di Amministrazione della Fininvest dal 2003, da quando aveva 18 anni «Mi preparo per un mio impegno futuro. Marina e Piersilvio mi sostengono». E ancora: «Voglio dare il mio apporto nell'azienda di
famiglia, stare nel gruppo». Il futuro è «segnato». «Noi figli sentiamo
la responsabilità dell'eredita morale e materiale di mio
padre». Vacanze alternative? «California in macchina: sette amici, motel e grandi avventure. Fantastico». Se queste sono vacanze altrenative...
Insomma, una grazie a papà sindaco di Roma, ideatore della
Festa del Cinema e grande amante del grande schermo ha potuto avere il lavoro che sognava da sempre: assistente sul set. L'altra sta nel cda di una delle più importanti aziende italiane e certo non si deve preoccupare, come molti (o tutti) suoi coetanei di mandare curriculum vitae per trovare lavoro.
Guai però a dire loro che sono raccomandate eh! Essere figlie di un papà potente è così dura! (
Libero News)