Chi tocca Pete Doherty muore: l'uomo simbolo degli
eccessi (auto)distruttivi e incarnazione vivente del motto
droga e rock 'n' roll (il sesso, se c'è, è marginale) ha fatto un'altra vittima. O almeno è quello che sospettano le autorità inglesi, che si apprestano a interrogarre il cantante nell'ambito dell'inchiesta sulla
morte della 27enne Robin Whitehead.
La ragazza, nipote di Teddy Goldsmith, fondatore della rivista
The Ecologist, e pronipote del
miliardario finanziere Sir James Goldsmith, è stata trovata
senza vita domenica in una casa di Hackney, zona orientale di
Londra, presa in affito da Pete Wolfe, amico di lunga data di Doherty. La causa del decesso sarebbe
un'overdose da stupefacenti, sebbene il padrone di casa neghi che Robin avesse problemi di droga.
Il guaio, per Pete, è però che la giovane vittima da tempo frequentava
il cantante maledetto - aveva appena terminato di girare un
documentario sui Libertines, ex band di Doherty - ma soprattutto dalle informazioni riportate dal tabloid
The Sun risulta che il rocker abbia fatto visita alla casa di Hackney sia il giorno prima della morte, lasciandoci
un "carico" di droghe, sia il giorno dopo. È quindi ritenuto probabile che l'indagine, al momento condotta su una
morte «non sospetta», si tramuti prossimamente in qualcosa di
più serio, soprattutto per Pete, già
incriminato poco prima di Natale per possesso di eroina.
Torna quindi alla ribalta il pericoloso ruolo da «
pifferaio magico» che a Doherty attribuisce da anni
la madre di Mark Blanco. La signora Sheila accusa il cantante di essere stato il responsabile della
morte di suo figlio, precipitato (secondo la donna
gettato) da un balcone di una casa londinese nel 2006, e afferma che tra la morte di Mark e quella di Robin il «comun denominatore» è proprio Pete. Che è stato portato ad esempio in Parlamento da un
deputato britannico proprio ieri come dimostrazione dell'eccessiva
leggerezza delle pene inflitte alle celebrità.