Sentirsi dare del nano, del bluff, dell'indegno non è piacevole. Così
Giovanni Allevi non ha aspettato un giorno per replicare alla spataffiata di fango riservatagli da
Uto Ughi a mezzo stampa. Riassumiamo per chi avesse perso la prima puntata. L'esperto maestro aveva detto testualmente del giovane prodigio della musica: "È un nano in confronto a Rubinstein, ma anche a Mina e Modugno. È grave che le istituzioni (Presidenza del Senato in primis) avvalorino un simile bluff, hanno ben poca cultura". Questa la carezza.
Tra i pugni: "L'opera di Allevi è un
furbo collage di nessun valore; in passato non sarebbe nemmeno entrato in Conservatorio. (...) Ho seguito il concerto natalizio e l'ho ascoltato incredulo fino alla fine. Ne sono rimasto
offeso come musicista (...) La cosa che più mi dà fastidio è l'investimento mediatico che è stato fatto su un interprete mai originale e privo del tutto di umiltà (...) Le composizioni di Allevi sono
musicalmente risibili". Questa la prima puntata.
Dalle colonne della
Stampa, è arrivata la replica. Il titolo è tutto un programma: "
Caro Ughi, lei difende soltanto la sua Casta". Allevi va dritto al sodo: "A spartirsi la torta del potere musicale sono in pochi, una casta, impegnata a perpetrare la propria concezione dell'arte e la propria esistenza. È una
lobby di potere fatta di protettori e di protetti, nascosti nelle stanze dei palazzi per molti irragiungibili. Dalla casta emerge sempre lo stesso monito: la gente è ignorante, noi siamo i veri detentori della cultura". Fino al carico da 90 finale: "Io, a differenza di lei,
non ricopro alcun incarico istituzionale, non ho fatto intitolare nessun Festival a mio nome (...) Alla luce delle sue parole sembra paradossale che lei sia Presidente dell'Associazione Uto Ughi per i giovani". Uno pari, palla al centro. (
Libero News)
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