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GF, vince Mauro. E l'arte
di non prendersi sul serio

Notizia del 9 marzo 2010 - 01:00

In una edizione dominata da pianti, scenate isteriche e reazioni da melodramma, ha trionfato l'unico che ha mantenuto un atteggiamento ironico e distaccato nei confronti del gioco e dei compagni. Che ce l'hanno messa tutta per abbatterlo...


di Sara Gàmbero

Sempre in nomination, ogni volta salvato. Odiato dai compagni, amato e sostenuto dal pubblico. Mauro Marin, il salumiere veneto, come da previsione ha sbaragliato la concorrenza (e sai che concorrenza: una piagnona, un casalingo e un bravo - ma veramente troppo bravo - ragazzo) e si è aggiudicato il trofeo del GF10. Con cui, ipse dixit, si pagherà il mutuo.

Mauro non è né particolarmente avvenente né particolarmente colto. Non è un cavaliere, anzi: le sue reazioni maschiliste e violente sono state spesso al centro di polemiche fuori e dentro la Casa. Non è un "principe del foro", a volte non si capisce se ci fa o ci è. Eppure, è riuscito a far breccia nel cuore di moltissimi italiani, diventando un beniamino televisivo, sostenuto e difeso a gran voce, anche attraverso gruppi su Facebook e crociate aeree in suo favore.

E mentre i suoi ex compagni non si capacitavano, fino all'ultimo, di questo grande amore del pubblico nei suoi confronti, giudicandolo falso, arido e insensibile, ci si interrogava su cosa fosse accaduto quest'anno affinché venisse premiato non tanto un passato difficile (il rom Ferdi Berisa, l'ex rapito Augusto De Megni, le orfane Cristina Plevani e Floriana Secondi) né il ragazzo (Flavio Montrucchio, Mario Ferretti) o la ragazza (Serena Garitta) della porta accanto. E nemmeno il personaggio sopra le righe, come Jonathan Kashanian o Milo Coretti.

La verità è che giunti alla decima edizione del reality, stufi di tanto vociare, urlare, piangere, disperarsi e strapparsi le extension, il pubbblico, saturo e schifato, ha premiato l'indifferenza, l'ironia, il sapersi mantenere distaccati e meno coinvolti degli altri in quello che è (Mauro ce lo ha ricordato fino all'ultimo), esclusivamente un gioco. Dove amicizie, amori, rancori, antipatie, devono passare in secondo piano di fronte alla gara, a quei 250mila euro di montepremi finale che il veneto non ha mai fatto mistero di agognare, non per devolverlo in chissà quale forma di beneficenza, ma per pagarsi il mutuo. Perché i "dindini fanno comodo a tutti"

«Alla fine del gioco ognuno prenderà la sua strada, i miei veri amici sono fuori, non dentro la Casa. Non si può diventare fratelli in due o tre mesi», non faceva che ripetere Marin ai compagni imbestialiti di fronte a tanta "insensibilità" e incapacità di legare. Gente che non aspetta altro che entrare in Casa per trovare le vere amicizie, il vero amore, i veri se stessi. In una sola parola: la possibilità di riscattare una vita fatta di sconfitte e poca autostima. E chi, come Mauro, non ne ha bisogno, allora "non merita di vincere"...

Eppure, l'esperienza delle nove edizioni precedenti insegna, Mauro ha ragione. E quando pure il pacato e casalingo Alberto, in un improvviso rigurgito di competitività, ha fatto la sua nomination strategica e non alla volemose bene, i compagni lo hanno crocifisso, mentre Mauro commentava sornione: «Ce l'ho fatta, ho creato un mostro». E si sa, in tv come nella vita, spesso i mostri "buoni" e innocui sono molto più simpatici di tanti maestrini di vita.