di
Alessandra Del Re
Nonostante abbia soltanto 25 anni, Malika Ayane ha già una bambina. Una piccola peste, come la chiama lei. «Per fortuna ho una squadra molto efficente che fa in modo che riesca a organizzare al meglio il mio tempo e fare entrambe le cose», ossia la cantante e la mamma. «Sono convinta che fare delle cose in grado di darti delle soddisfazioni faccia sì che l'energia si moltiplichi. Per questo riesco ad affrontare il mio piccolo demonietto di 3 anni e mezzo con un'energia che non avrei se non facessi quello che mi piace»
Sei esigente con te stessa?Sono la mia peggior nemica, da questo punto di vista. Che poi dicono sia in realtà una forma di narcisismo. Essendo così critica, però, evito proprio di riguardarmi. Di
Sanremo ho visto soltanto
Il cielo in una "stranza" su youtube. Più che altro per sentire Gino Paoli dire: «Io vorrei portare la mia grazia sul palcoscenico e anche quella di Malika».
Com’è stato duettare con lui? È stato un incontro bellissimo. Uno dei primi album che mi hanno regalato, da bambina, era proprio suo. Per cui aveva una certa importanza per me, non solo come artista ma perché in qualche modo è stata una figura che mi ha accompagnato crescendo.
Perché ti faceva paura l’idea di cantare in italiano?Un anno e mezzo fa non avrei mai aperto bocca in italiano. Poi Caterina Caselli mi ha detto che in fondo è una questione di autori, e in effetti aveva ragione. Dopo l’incontro con
Pacifico (per lei ha scritto
Sospesa,
ndr), che è straordinariamente geniale, mi sono accorta che in fondo è una questione di suoni. Così ho cominciato io stessa a scrivere testi in italiano (
Briciole e
Il giardino dei salici,
ndr.) abbandonando questa mia ossessione.
Pensavi potesse svalutare in qualche modo la tua musica?In realtà trovavo nasale e brutto il suono della mia voce in italiano. In fondo è una lingua molto complicata, devi dire qualcosa nei testi. Non puoi cambiare
cry con
fly o
try. Serve che una frase abbia un peso, un senso, oltre che a un bel suono e se non riesci a esprimere bene queste tre cose tanto vale non farlo.
Del panorama italiano attuale chi apprezzi?Mi piace molto
Cesare Cremonini, ho apprezzato particolarmente il suo ultimo album. Durante l’inverno tutte le volte che salivo in auto e accendevo la radio sentivo
Le sei e ventisei e se mai qualcuno potesse scrivere qualcosa del genere per me potrei morire. Gli arrangiamenti sono interessanti.
Talent show: aiutano o uccidono la musica?Secondo me possono essere l’una e l’altra, a seconda dell’identità dell’artista X e del momento in cui si presenta. Se uno non ha niente da comunicare non importa quanto bene lo vestiranno e quante belle canzoni gli faranno cantare e soprattutto non bisogna mai dimenticare che sono la fatica, il sacrificio e le delusioni a fare l’importanza di un percorso. Per cui se il messaggio che passa dai talent show è che basta un po’ di televisione allora no, sono contraria. Però se è la crescita che ne emerge sono favorevole.
Quindi vanno bene se rappresentano un aiuto per chi comunque ha le spalle la gavetta O la sta facendo, sì. Prendi Giusy Ferreri: nessuno mai si ferma a pensare che questa ragazza da 10 anni prova a fare discografia, che va a lavorare e poi torna a casa e canta, scrive e suona. La cosa che la gente ha voluto leggere è che un giorno faceva la cassiera e il giorno dopo è diventata una cantante. Come se tutto il resto che c’è nel mezzo non avesse importanza.
A X FactorDaniele Magroha cantato Come foglieÈ stato stranissimo. Se fossi più affermata sarebbe normale, ma sto iniziando anche io! È come una catapulta.
Infastidita dalle “raccomandate” di Sanremo?Assolutamente no. Alla fine io ho la casa discografica più forte, un produttore fantastico e due dei musicisti dell’orchestra che hanno suonato nel mio album, quindi anche io potevo in qualche modo essere una raccomandata.
Chiara Canzianè una mia amica, è una ragazza deliziosa e mi ha prestato lo spruzzino per la gola quando sono andata in scena. Sia lei che
Irene Fornaciari cantano, da tanti anni e con passione. Se avessi un padre musicista che stimo ed è stimato perché non farmi aiutare? Sarebbe da ipocriti dire di no. Io mi sono fatta aiutare da chi mi ha “adottata”, loro due hanno la fortuna di ritrovarsi già a casa queste persone.
Come hai incontrato Ferdinando Arnò?L’ho incontrato perché ho cantato
Over the rainbow, brano scelto per una campagna pubblicitaria. Sentendola si è interessato alla mia voce e mi ha chiesto di cantare uno spot anche per la sua casa di produzione. C’è stato un innamoramento musicale reciproco che mi ha portato prima a lavorare nel suo studio come assistente, facevo ricerca musicale. Poi nel tempo a conoscerci, fino ad arrivare a
Soulwaver che ha fatto sì che arrivassimo ad avere un contratto con Sugar.
E Giuliano Sangiorgi dei Negramaro?Lui è stato il primo a scrivere un testo in italiano per me, che da
This is how you live è diventata
Perfetta. È riuscito a trovare un aspetto della femminilità che mi rappresenta senza conoscermi. Il brano di Sanremo l’aveva già scritto e l’aveva lasciato lì. Poi quando a metà novembre abbiamo deciso di andare a Sanremo, avendo poco tempo abbiamo chiesto a lui di aiutarci. Così Giuliano ha tirato fuori questa bottiglia d’annata e ma l’ha data! Lui nel mentre era in tour, quindi io cantavo e gli inviavo degli mp3 e mi consigliava. È stato molto bello.