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Matteo va dritto al serale
E adesso tocca agli espertoni

Notizia del 20 dicembre 2009 - 15:30

La puntata prenatalizia (boom di ascolti) riserva un sacco di sorprese. Tranne una. Come avevamo scritto a giugno: "Forse c'è già un vincitore"

di Barbara Del Pio

Il pubblico ha scelto il tenorino Matteo. È lui il primo dei 14 alunni che se la vedranno al serale. Lo avevamo scritto a giugno ma non è che ci volesse molto a capirlo. Quelli che mancano saranno scelti da una supercommissione. Niente televoto. Questo per evitare preferenze, polemiche, suggestioni regionali, clamorose eliminazioni e, soprattutto, esclusioni boomerang. Mandare a casa talenti cristallini perché non piacciono al pubblico da casa è un errore già commesso troppe volte in passato. E ne andrebbe del livello e della credibilità del programma. Così, tanto per capirsi, anche chi non ha parenti in Italia o ce li ha ma non abbastanza ricchi da spendere migliaia di euro in telefonate, avrà la stessa possibilità di passare.

Nella puntata prenatalizia (che ha sfondato il muro di 4 milioni di spettatori) è successo un po' di tutto: Zanforlin ha iniziato con uno spottone all'amico Maurizio Costanzo ("Invece di fare regali inutili, orientatevi sul suo libro perché ne vale la pena), è uscito tra le lacrime generali Nicolò, è entrato Rodrigo (cubano tecnicissimo), Enrico ed Elena si sono baciati sotto l'albero (quindi anche quest'anno abbiamo la coppia ballerina-cantante esattamente come lo scorso anno), la Celentano e Garofalo sono riusciti a finire la diretta senza insultarsi.

C'è stato modo anche di celebrare la partecipazione di Valerio Scanu al prossimo Festival di Sanremo. Dopo il triondo di Marco Carta, un altro pupillo di Maria salirà sul palco dell'Ariston per far fare bella figura a lei, ai prof e a tutta la baracca. Appuntamento al 4 gennaio per l'ultima puntata prima del grande salto. Ci sono da decidere i nomi dei 13 più meritevoli che andranno al serale. Chissà perché ma abbiamo il sospetto che - anche senza televoto - non sarà come bere un bicchier d'acqua. Ci sono in gioco contratti e borse di studio, ma soprattutto l'onore e la faccia dei professori. Che ormai contano più di qualunque altra cosa. La vicenda Jurman insegna.