È un Vasco smagrito, anche invecchiato quello che è arrivato alla conferenza stampa del concerto del primo paggio, che lo vedrà superospite a dieci anni di distanza dalla sua ultima partecipazione, ma che non ha perso minimamente lo smalto e l’ironia di sempre. «Non sono bravo a parlare, le mie canzoni lo fanno per me» esordisce. Eppure in venti minuti di chiacchierata riesce a spiegarsi benissimo: «Voglio partecipare al concertone per restituire un po'di quel che ho ricevuto in questi anni. E perché siamo in un momento difficile, di grande crisi economica: Per quelli che hanno di più si tratta di perdere qualcosa ed è fastidioso, ma per chi ha poco significa perdere tutto ed è una tragedia. Quindi è un momento in cui si deve dimostrare solidarietà, anche con i fatti, con la sottoscrizione che facciamo. E infatti il cantante ha deciso per primo di metter mano al portafogli, devolvendo il suo compenso, 100.000 euro, al fondo per gli orfani delle vittime del lavoro.
Continua il rocker: «Io a parlare non sono molto bravo, a me piace cantare. Le mie canzoni, che sono molto chiare, dicono esattamente il mio pensiero. E infatti la scaletta preparata per domani sera è molto studiata e precisa, parla da sola. Partirò con Stupendo, poi Non appari mai, perché se non appari mai in tv in realtà non esisti. Anche se poi questo apparire a tutti i costi in televisione fa un po' il gioco del potere». «Il potere- continua Vasco- è interessato al fatto che le persone siano tristi e abbiano delle paure perché così giustifica la propria esistenza. È chiaro che noi artisti possiamo, facendo musica, portare della gioia. E per quanto riguarda le paure il consiglio che mi sento di dare è di guardare meno i telegiornali e più intorno, nel proprio piccolo, perché solo così alla fine ci si accorge che non ci sono tante cose di cui aver paura».
«Terzo brano sarà Vieni qui, perché la voglio proprio cantare. È una canzone d’amore, di quell’amore che canto io, sempre molto combattuto, pieno di grandi emozioni e sofferenze. Poi c’è la sorpresa di Sono un ragazzo di strada, brano dei Corvi del 1966, perché vorrei ricordare a tutti che "sono un poco di buono", se mai qualcuno se lo fosse scordato. Sai, non vorrei che ultimamente vi foste messi in testa strane idee su di me... »
«Un’altra canzone che mi piace molto e che farò è T’immagini: "T’immagini cosa succederebbe se veramente tutti quanti smettessimo.." Perché la verità è che c’è un problema economico dietro a tutti le grosse crisi. Poi Sally, che è una canzone molto importante per me, che racconta chiaramente di una donna, anche se potrei pure esserci io dietro Sally. Poi C’è chi dice no, perché "c’è qualcuno che secondo me non sa più che ore sono, ha perso il senso del tempo". La brutta aria che tira è anche un’aria che mette in crisi le conquiste sociali faticosamente conquistate negli ultimi decenni e ora rimesse in discussione. E questo mi preoccupa molto, quindi "c’è chi dice no!".
«Concludo con Gli spari sopra, perché "se siete quelli comodi che state bene voi, se gli altri vivono per niente perché i furbi siete voi...che gran bel mondo, eh! Io con le mie canzoni racconto quel che vedo, non è che invento. Provoco, poi chi mi ascolta può capire e provare a migliorare. Ultimo brano in scaletta, ovviamente, Il mondo che vorrei.
Conclude Vasco: «Si parla tanto di beneficenza, ma la beneficenza è importante farla con il proprio portafogli e magari senza dirlo. In questo momento siamo tutti molto vicini alle vittime del terremoto ma vorrei ricordarvi che le morti sul lavoro sono continue e quotidiane. Ovvio che non si possono eliminare del tutto, abbiamo imparato che le utopie sono irrealizzabili, ma si può fare qualcosa»