Gli ascolti danno ragione a Bonolis, l'edizione numero sessanta si farà. Intanto cala il sipario su quella meno tradizionale degli ultimi anni: tanta musica, qualche super ospite, pochissimi fiori, un paio di vallette quasi mute sostituite da cinque belloni quasi parlanti e due uomini Mediaset (e sul finale una primadonna) mattatori del palcoscenico più illustre della Rai.
Quella di ieri è stata forse la serata più debole, dalle 23 in poi in effetti c'era ben poco da dire visto che i cantanti si erano già esibiti tutti. Ma Bonolis in questo è un fuoriclasse assoluto: un'ora e mezza di chiacchiere (Annie Lennox a parte), di cultura (con tutto il rispetto Piera degli Esposti a mezzanotte passata ci è sembrato un po' azzardata), di qualunquismo allo stato puro (la ricercatrice incinta precaria in prima fila al fianco di una Parietti cotonata e scosciata è stata da urlo), di sketch da oratorio con Laurenti.
La De Filippi ha fatto il suo, è stata al gioco, ha ammiccato. Sul look, soprattutto sul terzo cambio in versione vedo-non-vedo, e sul trucco e parrucco ci sarebbe da dire ma tutto sommato va bene così. Perché, ribadiamo il concetto, se a lanciare la standing ovation a Paolo Bonolis (uomo Mediaset) è la conduttrice di punta di Canale 5, il tutto mentre il direttore di RaiUno non sa più come ringraziarli per avere salvato la patria, è inutile prendersi sul serio. Meraviglie dell'Italia di oggi. Quella in cui sul podio del Festival della canzone nazionale fa salire un "ragazzino" che ha una voce così così ma piace alla gggente, un cantante che ha già vinto facendo il verso al piccione e che quest'anno ha predicato esponendo cartelli e un clone di Gigi D'Alessio col nome d'arte più international. È la tivvù bellezza.