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Notizia del 30 maggio 2006 - 17:16

La religione "tira". Hollywood l'ha scoperto e cavalca l'onda: più blasfemo è il copione, meglio è


La passione di Cristo rivissuta nella sua cruda e aberrante violenza, le paventate contestazioni ebraiche, l'incubo del flop commerciale: di ragioni per negare a Mel Gibson i finanziamente necessari per realizzare The Passion ce n'erano parecchie, nei dintorni di Hollywood.

Dubbi sciolti a posteriori come neve al sole da un argomento che non ammette repliche, nella Mecca del cinema: quei seicentodieci milioni di dollari raccolti dal film già nelle prime settimane di programmazione.
Un successo che ha aperto la strada a quella serie di pellicole di tema religioso che usciranno nel giro di quest'anno, fino alla primavera del 2007.

Oltre a Il Codice da Vinci che, pur stroncato dalla critica, sta riempiendo le sale, è uscito The King, storia di un pastore in crisi mistica (interpretato da William Hurt) che conosce all'improvviso un figlio avuto vent'anni prima, e The reaping, che racconta la conversione di una missionaria cattolica (Hilary Swank) che perde la fede dopo l'assassinio dei suoi familiari e la riacquista dopo che un'indagine sulle sventure di una cittadina della Louisiana, colpita da manifestazioni naturali simili alle piaghe bibliche.

Oltre al seguito di Una settimana da Dio e al musical Preaching to the choir, a dicembre è prevista l'uscita di Nativity, prequel sulla vita della Madonna, interpretata da Keisha Castle Hughes.

Il motivo di questo revival religioso? Lo spiega Mel Gibson stesso, impegnato nelle riprese di Apocalypto, cruenta saga sulla civiltà Maya: «Non possiamo negare che la religione - ha detto l'attore e regista - abbia acquistato un ruolo centrale nelle nostre vite. La gente ne è attratta, ha voglia di parlarne. Magari vuole discuterne, scontrarsi, com'è accaduto con The Passion, ma è un tema che accende gli animi».

E che la polemica sia il segreto del successo lo sa bene Ron Howard, regista del contestatoIl Codice da Vinci. «Noi volevamo fare un thriller - spiega Jim Kennedy, astuto vice presidente della Sony -. Non ci passava per la testa di affrontare le questioni religiose affrontate nel libro. Con il sito web dedicato al film incoraggiamo le persone a farsi avanti per aiutarci a fare chiarezza sui tanti temi controversi di cui si occupa Dan Brown».

Una giustificazione di comodo, è chiaro, se è vero che Fox ha addirittura aperto un nuovo dipartimento, Fox Faith, per affrontare le nuove sfide del marketing religioso: «È un mercato enorme - dice Steve Feldstein, che ne fa parte - che abbiamo dovuto conoscere in fretta dopo il successo di Mel Gibson». Prima mossa, invitare i pastori alle prime cinematografiche di loro interesse.

Lo stesso Abel Ferrara, autore di un film sulla Vergine Maria, ha rivelato: «Prima i produttori ti dicevano di togliere ogni traccia blasfema dal copione. Adesso vengono e ti chiedono di spingerti oltre e di rimetterla: la religione, insomma, vende». (Libero News)