Com'è andato il tour?
Abbastanza bene. La tournee è una delle cose che ci dà più soddisfazione, sia per il contatto con la gente, e perché ci metti tutto te stesso per fare che sia un evento unico. Magari stai suonando le stesse canzoni da più di un anno, però quello che conta è stabilire un contatto diretto col pubblico, in modo tale che quel concerto sia unico e distinguibile dagli altri. E poi c'è da dire che per un gruppo underground, suoniamo un po' di più rispetto alla media.
Vi siete esibiti in Germania e Svizzera, dove ci sono molti emigrati italiani, molti dei quali provenienti dal Salento. E negli altri Paesi, com'è andata?
Germania e Svizzera non ci danno problemi perché ci sono un sacco di salentini che grazie a Dio continuano a farci pubblicità e promozione, e per questo li ringraziamo. Sono Paesi che sentono molto il reggae, ci sono un sacco di crew e sound system che promuovono questa musica. In Germania per esempio c'è Pow Pow Movement, uno dei nomi più importanti del panorama internazionale per quanto riguarda produzioni di 45 giri. Quindi c'è una bella accoglienza. In luoghi come Polonia, Lituania e Portogallo il reggae non ha attecchito abbastanza, però nazioni come la Polonia vantano una grande tradizione musicale. La stessa che a mio modesto parere abbiamo avuto qui in Italia negli anni Cinquanta, Sessanta e in parte anche Settanta, ma poi tutto è scemato con l'ingresso di un mercato che non abbiamo saputo cogliere, come invece hanno fatto statunitensi e anglosassoni. Andare a suonare all'estero però è sempre importante, perché la musica è un messaggio internazionale.
Quest'anno suonerete al Sunsplash, in Giamaica...
È un traguardo che ci dà adrenalina. Si tratta del nostro primo viaggio lì. È una sorta di esame della vita. Uno dovrebbe chiudere gli occhi e suonare.
Non avete mai pensato di diffondere la traduzione in italiano dei vostri pezzi?
Ne perderebbe la musica. Però ci sono dei supporti: se vai su internet trovi tutto. Tante volte io stesso pesco online dei pezzi miei registrati che quasi nemmeno mi ricordavo. Tutto questo poi si raccorda col circuito uderground di cui facciamo parte: noi traiamo pubblicità dalla rete, dai concerti. Dialoghiamo, chattiamo con i ragazzi. Questo è un tipo approfondimento che apprezziamo particolarmente perché è di tipo individuale, più consistente. Chi si cerca una cosa perché la vuole sapere se la ricorderà per sempre. A chi gli viene offerta non si sa come va a finire: magari non gli interessa e la butta dopo due secondi.
Cos'è cambiato da quando avete iniziato a suonare?
Sono passati 15 anni e per forza di cose uno impara a cantare e suonare meglio. Impara anche a essere più veloce nell'ambito creativo.
Nel Salento invece i problemi sembrano rimanere gli stessi. Il lavoro, per esempio...
Non è mancanza di lavoro. Non è cambiato niente perché i cosiddetti "padroni" sono sempre gli stessi. Ossia quelli che hanno le risorse, il denaro. Quelli di una volta stavano nei castelli e comandavano. Quelli di oggi stanno al potere, fanno i politici e comandano lo stesso. Qui abbiamo tantissime risorse, sia naturali che umane, una forza lavoro che potrebbe fare tante cose al Sud. Però c'è un disegno per il quale la gente deve valere poco. Perché sai cosa succede? Che quando uno parte dal Sud per andare a lavorare Nord, costa di meno. Questo accade anche con gli stranieri, che costano ancora meno. L'emigrazione è un fenomeno che, tenuto costantemente sotto controllo, consente a chi ha denaro di farne ancora di più, tramite la speculazione della forza lavoro. Non ci prendiamo in giro con la storia che c'è più lavoro al Nord che al Sud. Ora si aprono le fabbriche in Cina, sempre per ragioni di costi. Ma se ci fosse solidarietà si andrebbe in direzione della gente, dei lavoratori. Il Nord è pieno di fabbriche? Venite al Sud. "Cosa entra nelle mie tasche?", può chiedersi l'imprenditore. E a me operaio del Sud, cosa mi entra nelle tasche? Mi sposto per 1500 euro al mese, con 800 euro di affitto da pagare, 200 per gli spostamenti e con il resto devo mangiare. L'emigrazione è questa, non è mancanza di lavoro, ma solo mancanza di solidarietà da parte di una classe dirigente che è egoista e pensa solo a fare i soldi con le speculazioni, sulla pelle delle persone. Diciamo che è un nuovo tipo di schiavitù.
Voi siete stati fortunati, non siete dovuti emigrare
Ci sentiamo privilegiati perché continuiamo a fare una cosa che ci piace, come se fosse una sorta di gioco. Il privilegio finisce qui, perché molta gente in realtà ci considera come dei mezzi drogati, degli anarchici. L'altra metà è quella che viene ai nostri concerti, che non sono solo giovani ma anche famiglie e persone adulte. È cambiato qualcosa da quando abbiamo vinto il premio Tenco. Dopo questo e altri riconoscimenti, per così dire "ufficiali", si è iniziato a parlare di noi in maniera positiva.
Cosa ne pensi del nuovo governo?
Non credo nei politici. Sto vigilando. Mi piace la definizione data da Beppe Grillo, che questi sono "dei nostri dipendenti". Comunque sono dei dipendenti vagabondi, perditempo, che s'imboscano, quindi bisogna stargli dietro per farli lavorare come fanno le persone nelle fabbriche, nei campi... Visto che la gente comune passa la propria vita lavorando, non vedo perché questi ministri, deputati, senatori, debbano fare la vita da privilegiati. La politica non è un privilegio, è un dovere. Quindi devono lavorare, perché la gente comune si spacca la schiena per far studiare i figli, mandare avanti la famiglia. Si dovrebbero impegnare davvero per la collettività, non limitarsi a scaldare la poltrona. Quando il popolo viene tradito succedono cose bruttissime. Ti cito la parte di una canzone: "il boia diventa vittima anche dopo mezz'ora, ma la vittima diventa boia se non possiede cultura" [Le radici ca tieni - Aqua pe sta terra (2005), Ndr.]. Mi fanno paura le rivoluzioni. Credo molto invece nella crescita affidata al dialogo, ai dibattiti, al sapersi mettere in discussione. Libertà è partecipazione, come diceva Giorgio Gaber.
E di Vendola, che mi dici?
È un bravo compagno, ma anche lui deve lavorare. Noi abbiamo aderito alle politiche ma non per questo siamo vendoliani. Ripeto, pure lui deve lavorare. Altrimenti si becca una canzone.
La cultura reggae è spesso omofoba. Che ne pensi? Non avete mai citato omosessuali nelle vostre canzoni...
Fossi un omosessuale scriverei le mie canzoni per un uomo. Tuttavia non ho nulla contro i gay. Anzi, credo che gli ultimi atteggiamenti che si tengono in Giamaica (nell'Isola le persone omosessuali sono discriminate e spesso vittime di pestaggi e omicidi, Ndr.) siamo un obbrobrio della civiltà. E poi essendo ateo non riesco ad accettare delle idee religiose che vorrebbero l'annullamento di una classe che desidera vivere la propria sessualità in un altro modo. Alla fine si riduce sono a fare sesso in un modo differente. Ho degli amici omosessuali, persone in gamba, simpatiche, professionisti avviati. Persone sensibili, probabilmente più di noi uomini eterosessuali. E forse per questo qualcosa da imparare da loro ce l'abbiamo tutti quanti.
In passato avete preso parte a un bello spettacolo teatrale,Acido Fenico. Nulla in cantiere?
Purtroppo per adesso no. Anche se ci siamo ripromessi di vederci coi Cantieri Koreja, per fare qualcosa di più estemporaneo. Acido Fenico aveva avuto quasi un anno di lavoro intorno, scremature, incontri con Giancarlo de Cataldo che aveva scritto la storia. Ha avuto un buon lavoro dietro che ci ha dato tanto, abbiamo imparato molte cose che non sapevamo riguardo al teatro, ci ha insegnato a stare sul palco. Ci ha dato tantissimo, davvero.
Come dipinge la donna nelle sue liriche, il Sud Sound System?
Fica (ride)! No, scherzo. La donna è la compagna della nostra vita, la nostra metà. Ma più in generale le nostre canzoni parlano della vita, della realtà. A volte nascono dopo un litigio con la ragazza, o dopo aver passato una giornata in silenzio al mare, o dopo aver parlato con gli amici di aspirazioni e di sogni. Momenti normali.
Quali sono i vostri punti di riferimento nell'ambito musicale?
Ci sono una serie di artisti degli Anni Ottanta e Novanta ai quali dobbiamo molto, per averci insegnato a cantare. Abbiamo appreso l'arte del dj da U Roy, Charlie Chaplin (il cantante giamaicano, Ndr.), Beres Hammond, il più grande in assoluto che rimane Burning Spear, senza dimenticare Bob Marley, Jacob Miller. Insomma, quelli che hanno inventato lo stile del dj e hanno fatto una sorta di Costituzione del cantante: sintetizzare, cantare la realtà, stare dalla parte della gente, sapersi porre delle domande su ciò che accade a se stessi e conservare uno spirito positivo, quello dei giamaicani rastafari. Ma mi riferisco a una Giamaica delle origini, meno corrotta, con un paesaggio più bucolico di quello attuale. Oggi invece sono tanti i giamaicani che hanno deciso di salire sul carro yankie del sogno americano. Si vedono perciò molti video reggae dove ragazze formose mostrano culo e via dicendo, al posto della vecchia che sta cucinando in mezzo alla strada, o delle piantagioni di canna da zucchero.
Insomma, immagini patinate e meno realtà...
Purtroppo sì. Ci sono molti giovani che amano il mondo virtuale, quello dei soldi facili. Perché non dimentichiamoci che la Giamaica è un Paese povero, c'è spaccio e violenza. Ora, non voglio sembrarti un moralizzatore, ma si è persa la visione afrocentrica che prima era presente, quell'afroromanticismo dilagante. Per me era un'estasi, perché essendo un terrone mi sento vicino all'Africa, ma non per questo lontano dall'Occidente. Incontrare dei giamaicani che mi facevano sentire più vicino a quel continente è stato uno dei motivi per cui il reggae è entrato nella mia vita.
E dei sound system italiani, cosa ne pensate?
Ce ne sono diversi. In Italia c'è una bella geografia. A Milano ce ne sono tanti, ma anche a Roma, Bologna o Modena. Ti faccio i nomi più importanti anche se qualche amico non citato si arrabbierà. Ci sono i romani della One Love Hi Powa che ha un lavoro quindicinale alle spalle, siamo nati quasi insieme, e loro sono tra i personaggi più affermati nel mondo, lavorano anche in Giamaica, hanno vinto diversi premi e competizioni. Poi ci sono i Villa Ada. A Milano i Golden Bass, Bass Fi Mass, I-Tal sound...
Andreste mai a Sanremo?
A Sanremo davvero non so cosa cazzo andarci a fare, se no ci andrei. Io sono un cantante, se mi metti su un palco e mi di un microfono in mano, canto. Quello è il mestiere. È normale che un cantante affronti delle sfide. Ma Sanremo è un mondo così falso, così finto. Ho molti colleghi ai quali dico "ma che cazzo ci vai a fare?", e questi mi rispondono: "ne ho bisogno, perché non mi sta inculando più nessuno". Vabbè, ti capisco, vacci, che ti devo dire. Però se arrivi a questo punto perché non riparti dall'underground? Pensano che sia un ripiego ma questo è l'investimento più sicuro che una persona può fare, sia dal punto di vista artistico che economico. Questi vanno dietro alle grandi etichette che li fanno vivere di grosse illusioni e poi li scaricano.
In 15 anni di attività ci sono mai stati dei momenti bui, in cui vi siete sentiti scoraggiati?
Sì, un po' di volte sì. Qui a Lecce ce ne sono successe di tutti i colori e continuano a combinarcene. Nel 1995 facemmo un concerto. Cantammo la canzone "Erba libera" dedicandola a tutti gli antiproibizionisti e da allora non abbiamo più suonato a Lecce. Anzi, ci abbiamo suonato il primo di giugno, ma dopo ben 12 anni. Questo perché quel lontano giorno c'erano dei tizi che lavoravano per il SerT (servizio tossicodipendenze, Ndr.) e inviarono una lettera al Quotidiano di Lecce, che titolò a più colonne "I Sud Sound System sono spacciatori di morte?". In apertura dell'articolo c'era la lettera di queste persone che scrivevano che la nostra esibizione era stata un'infamia. Insomma, tentarono di farci fuori. Poi per fortuna ci furono le persone nostre sostenitrici, e anche non, che dissero "basta, perché tanto accanimento contro questi ragazzi che cantano?".
Qualche altro progetto tipo Salento ShowCase, che ha dato visibilità anche ad artisti meno conosciuti?
Ci stiamo lavorando, ma le cose vanno a rilento perché le frattempo sta uscendo il cd di Marina e il nostro dvd.
Cosa ne pensi dello scandalo che ha colpito il mondo del calcio?
Già da tanto tempo si sapeva. Lo stesso Fabrizio Miccoli, che è un nostro amico e compaesano, è probabilmente stata una delle prime vittime del Moggi-Gate. Si trova a giocare in Portogallo anche per questo. Lo dico, spero che la Juve vada in serie B perché spero che il Lecce possa risalire in A. Ok, se la squadra giallurussa è in B un po' se lo merita pure, ma è stata pure per colpa di questi personaggi del calcio, che hanno tutto ma pensano solo a mangiare e mangiare e non sono mai sazi. Moggi è un morto di fame e basta.
A RockPolitik Luisa Ranieri che doveva presentarvi ha sbagliato il vostro nome...
Che le venga la dissenteria!
Cosa farete quest'estate?
Continueremo la tournee e ogni tanto scriveremo qualche riga, perché da settembre in poi inizieremo a lavorare al disco nuovo.
Alessandra Del Re