Più tensione, più religione, qualche rivelazione e nuovi personaggi. Saranno questi gli ingredienti della seconda serie del telefilm - già di culto - che racconta le avventure di un gruppo di naufraghi. Lo sceneggiatore di "Lost", Damon Lindelhof, si spinge ancora più in là: ci sraà maggiore intimità fra i protagonisti e le atmosfere saranno più cupe.
Al centro della storia sarà, come in passato, la lotta per la sopravvivenza del gruppo di reduci del disastro aereo, finiti su un'isola deserta apparentemente abitata da sinistre presenze. Tra le principali novità della nuova stagione, da settembre in onda su Fox Tv e poi a febbraio su Rai Due, il fatto che oltre un terzo dell'azione sarà ambientato all'interno di una botola sotterranea.
Nel primo episodio Jack e Kate (Evangeline Lilly) finiscono per seguire l'intrepido Locke all'internbo di quello che sembra essere un vero e proprio bunker sotteraneo. Sotto un coperchio metallico con la scritta "Quarantena" si schiude una grotta ipertecnologica, dotata di sofisticati computer e apparecchiautre e abitata da un misterioso personaggio. Soltanto nell'ultima scena, mentre l'enigmatico Locke si trova sotto la minaccia di una pistola, il giovane si scopre essere appartenuto al passato di Jack.
Attualmente al lavoro sulla terza serie, Lindelhof promette che le novità proseguiranno anche in futuro: «Resterà invariata la struttura portante del format, ma ogni ciclo di episodi sarà caratterizzato dall'introduzione di nuove location. La seconda stagione risulterà simile, ma allo stesso tempo molto diversa dalla precedente: fra i protagonisti, che nella prima dovevamo ancora conoscere, adesso matura più intimità. Alla scoperta di ciascuno di loro e del perché delle loro azioni sarà dedicata nuovamente ogni puntata. Come già nella terza che andrà in onda negli Stati Uniti il prossimo anno, ogni serie avrà la sua location distintiva».
Filo rosso fra tutte le puntate, spiega con vena patriottica, è però la comune genesi nelle paure figlie dell'11 settembre: «Sapevamo che dopo quel trauma l'America voleva speranza ed è quello che abbiamo provato a dargli. La stessa storia è infatti incentrata su un gruppo di persone molto diverse tra loro, accomunate soltanto dalla paura e dalla disperata lotta per sopravvivere a una minaccia che non conoscono».
I riferimenti e le metafore sull'attualità non si fermano qui: «Abbiamo iniziato a lavorare all'episodio pilota ai tempi dell'invasione di Baghdad - racconta Lindelhof. Allora dicevano che in sei mesi avremmo deposto Saddam e saremmo tornati a casa. Anche per questo ci è sembrato interessante introdurre un iracheno tra i personaggi. Vedere che anche lui, nella terza serie è ancora lì, assume oggi un significato inquietante». Già nella seconda, la scomparsa di un altro personaggio cattolico e molto credente, sottolineerà poi la crescente influenza della religione nello sviluppo della storia: «La morte di mio padre mi ha condizionato molto - dice Lindelhof -. Superare il lutto da ateo mi ha fatto scoprire tanti aspetti del cattolicesimo, da cui sono rimasto affascinato». Tuttavia le immagini della fotogallery tratta interamente dagli episodi americani della seconda serie, può svelare molto più di mille parole... (Libero News)
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