Come ti è venuta questa idea?
Più che un'idea diciamo che è uno stato d'animo: questo è un modo molto idealistico, nostalgico di concepire la musica, come era nel passato, una norma nella California anni '60/'70. E' un sogno all'indietro che però nasce dalla rabbia e dall'insoddisfazione che mi dà il fatto che radio e Tv ti sbarrano la strada, non ti passano i pezzi per delle politiche loro, Ma lasciamo stare. Così ho deciso di mostrare sul campo quella che è la mia musica, così, senza barriere.
Nei dischi tu suoni praticamente tutto: chitarre, basso, batteria e poi canti, come farai nel tour?
No, bè certo non potrei mai. Io sarà al voce e la chitarra ma sarò accompagnato da due grandi, Giuseppe Fiore, al basso, e Fabio D'amico, alla batteria. Loro mi hanno davvero dato tutta l'energia e l'entusiasmo necessari per andare avanti con questo progetto. Io avevo già fatto un esperimento del genere a Milano, una sorta di puntata zero. Loro hanno visto il video e hanno deciso di partecipare a questo nuovo "viaggio".
Sul tuo sito ho visto che c'è anche una tua versione della bellissima Halleluja, la canzone di Leonard Cohen di cui però è notissima la cover di Jeff Buckley: come mai?
Jeff Buckley è un artista che ho amato e ascoltato molto, è una figura cardine per me. Ogni tanto quando capita che qualcuno mi dica che la mia voce ricorda la sua, credimi, è un onore. Quella che c'è sul sito in realtà l'ho registrata a casa, un giorno, così per caso, e ho voluta metterla come omaggio, appunto. L'ho proprio cantata con l'anima. Non c'è in nessuno dei due dischi. Sono sicuro che non mi riuscirebbe mai più uguale! Però ogni tanto mi capita di chiudere i concerti introducendo l'ultima canzone così.
Quanto devi a internet?
Devo moltissimo. Anche se amo il vintage e l'analogico, i suoni caldi, ho una grande riconoscenza verso la rete, come veicolo promozionale e poi è qui che ho incontrato il nocciolo delle persone che mi hanno aiutato a realizzare questo progetto, come Renata Ercoli, anche i due musicisti che mi accompagneranno li ho conosciuti così, e poi ho incontrato un sacco di artisti, italiani e stranieri e mi sono davvero reso conto del sottobosco incredibile che c'è e di cui le case discografiche sembrano non accorgersi. Poi però devo anche dire che se da una parte è vero che la rete è un po' più democratica dall'altra parte chiunque alla fine si sente autorizzato ad esprimere quello che vuole sulla rete.
Cosa significa L'ultimo James Dean, titolo del tuo nuovo album, nonché di una canzone?
Il titolo è l'emblema di tutto: vuole essere una provocazione perché senz'altro James Dean è un personaggio che da sempre attira l'attenzione e poi è anche una metafora perché lui è stato uno che ha avuto il coraggio e la bravura di recitare se stesso nei tre film che ha fatto, ha messo tutto se stesso così io ho voluto mettere tutto me stesso in questo disco, tutte le cose che mi sono capitate in questi due anni, belle e brutte. Qui c'è tutto: vita, morte e amore, le tre cose che per me sono più importanti...
Direi che è tutto quello che c'è di importante nell'esistenza umana, no?
Sì, tutto ciò che c'è di importante, per questo è un album diretto, profondo, molto personale. Araldi me e anche tantissimo di mio padre, che ho perso due anni fa. Per me è stato molto difficile e devo ringraziare Paolo Agosta che mi ha convinto a fare questo disco...
Infatti c'è anche una canzone dedicata a tuo padre
Sì, Padre ti amo che racchiude tutto il coraggio che ci vuole per dire una parola così forte al proprio padre. Sai è molto difficile per i figli dirlo, così come rapportarsi alla figura del proprio padre. Questa è una canzone che adoro! Lui era il mio primo fan. Ha avuto una vita molto difficile: ha dovuto rinunciare al suo lato artistico per andare a lavorare a 14 anni e vedeva in me uno spiraglio per potersi esprime.
Perché il nome di Tao Love Bus Experience?
Ho voluto mettere l'accento su "experience" perché in trasformazione, da vivere insieme al pubblico. Non so come andrà, alcune date andranno bene, magari alcune male, non lo so vediamo: questo è lo spirito di questo viaggio on the road . E poi è tutto legato al mio nome, Tao che oltre a rifarsi alla filosofia dello yin e della yang significa anche movimento, andare, viaggiare.
Quindi doppio concerto: un live in movimento, gratuito, e un altro nelle piazze, sempre gratuito?
Sì, prima andremo in giro e suoneremo sul pulmino Volkswagen, comprato 2 anni fa su internet, e poi una volta arrivati nel luogo ci sarà, la sera, il concerto. E la gente potrà acquistare il disco o il resto del merchandising: magliette per tutti e anche perizomi col marchio "playtao": il disegno è un coniglietto tipo quello di playboy che però al posto delle orecchie a un ciuffo rockabilly.
Alice Voltolina