In principio era lui, lo scozzese più affascinante del pianeta, Sean Connery. Alla sua faccia da schiaffi e al modo in cui sapeva indossare lo smoking, tutto era concesso. Gli uomini un po' lo odiavano, mentre più di una donna avrebbe voluto perdersi fra le sue braccia.
Poi è arrivato l'unico nemico a cui anche uno tosto come James Bond deve cedere il passo: il tempo. Da qui la ricerca di un sostituto. Ci sono stati validi interpreti, dall'ironico Roger Moore a Timothy Dalton che consegnò, solo dopo due film, il testimone a Pierce Brosnan. Quest'ultimo, bravo, capace ma secondo il nostro modesto giudizio poco passionale e sanguigno. Che precipitasse dalla ionosfera, o fosse rimasto intrappolato in una foresta di mangrovie, o superstite a una esplosione atomica, il James/Brosnan indossava sempre la faccia di chi ha appena goduto di un rilassante percorso termale, o terminato un servizio fotografico su Vogue.
Ebbene in Casino Royale, ventunesima avventura tratta dai romanzi di Ian Fleming, il debuttante Daniel Craig è buono come lo zio che a Natale ti spiffera il regalo rovinandoti la sorpresa, irritante come un sassolino nella scarpa, duro come il granito, ma soprattutto umano. James si sporca, si spettina e anche lui, come quasi tutti i mortali, viene ferito e perde sangue.
Nella pellicola del regista Martin Campbell, si raccontano i primi passi della carriera dell'agente più famoso del Regno Unito. Nella sua prima missione Bond deve confrontarsi con il cattivo Le Chiffre (Mads Mikkelsen), banchiere delle organizzazioni terroristiche mondiali. Tra spettacolari inseguimenti - bellissima la sequenza iniziale -, attentati e avvelenamenti il nostro ha il tempo di innamorarsi di una elegante, quanto sagace burocrate del tesoro, Vesper Lynd (Eva Green) e di affrontare una sudatissima partita a poker: metafora dell'esistenza, dove chi dice la verità mente e chi mente spesso dice il vero.
Il film, per amanti del genere, è godibile fino alla fine, ha un buon ritmo punteggiato da dialoghi taglienti e battute efficaci. A Daniel Craig, capace di non far rimpiangere alcuni suoi predecessori, muoviamo un solo appunto: aver distrutto una Aston Martin V8 Vantage nuova di zecca. Imperdonabile.
"Assolviamo" a pieni voti anche Eva Green e Claudio Santamaria. La prima, perché ha fatto dimenticare lo stereotipo della bond girl tutta bikini e pistola; il secondo perché riesce a mettere in seria difficoltà l'agente doppio zero. Solo sufficienza a Giancarlo Giannini che con il minimo sforzo si è guadagnato la pagnotta.
Gianbattista Pinna