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«Come mamma e figlio»

Notizia del 28 ottobre 2005 - 11:30

Francesca Neri e Guadagnino raccontano la loro Melissa


Francesca Neri (produttore)

Rapporto tra romanzo e film
Quando ho letto il libro e ho comprato i diritti, l'intento principale era dare delle immagini alle emozioni che avevo provato leggendo il romanzo. La fedeltà al testo era secondaria. Questa è stata la base dell'incontro con Luca Guadagnino al quale ho chiesto di scrivere una traccia che rappresentasse la sua idea sul come trasporre il romanzo in un film.
Mantenere l'anima e il cuore del libro e poi costruire con la sceneggiatura e con le immagini il mondo che sta intorno al libro. Il romanzo non ha una storia strutturata, invece l'idea di partenza, di Luca, è andata subito nella direzione di dare uno spazio temporale (un anno scolastico) in cui avvenissero tutti questi passaggi del viaggio esistenziale di Melissa. All'interno di questo spazio temporale sono apparsi degli elementi che nel libro non ci sono o sono abbozzati, come l'ambiente scolastico, importantissimo, e l'ambiente familiare. La madre diventa un personaggio importante da raccontare, anche se l'elemento più significativo e nuovo rispetto al romanzo è il personaggio della nonna che, ad esempio, è stato fondamentale nella mia adolescenza. Nel nostro film la nonna ha un ruolo fondamentale perché è l'unico vero rapporto che Melissa ha dall'inizio della storia. Anche l'amica del cuore Manuela è stato per noi un tassello decisivo del mosaico perché è un altro aspetto tipico e fondamentale dell'adolescenza. Ogni ragazzina ha un'amichetta del cuore.

La prima produzione non si scorda mai
La mia società di produzione nasce con questo progetto. Mi sono trovata davanti, oltre alla difficoltà di produrre il mio primo film, anche a quella di dover trovare dei partner produttivi che avessero il coraggio di investire e scommettere su di un film con un tema così delicato. È stata una lunghissima avventura durata due anni, che però ha trovato giorno dopo giorno delle persone che si sono appassionate ad essa e mi hanno affiancata in questo percorso produttivo che, anche se tra alti e bassi, non esito a definire come una esperienza affascinante.
I due anni di lavoro cominciati con la scelta del regista e del gruppo di sceneggiatori a cui affidare la rielaborazione della storia e la scrittura della sceneggiatura, sono stati due anni di lavoro nel quale abbiamo cercato, io e tutte le persone che collaboravano al progetto di coniugare l'aspetto artistico con quello puramente produttivo e quindi della ricerca delle risorse necessarie a realizzare il film.
In questo lungo cammino il momento più importante è stato l'incontro con il mio coproduttore spagnolo e attraverso lui con Columbia Pictures, partner senza i quali il progetto non si sarebbe potuto realizzare nei modi e nei tempi adeguati. L'internazionalità del film è ciò che mi rende più orgogliosa. Sarei molto felice se questa mia esperienza in qualche modo potesse aprire la strada a un certo tipo di nuove produzioni italiane; spero di aver creato un precedente che sia un buono e prolifico inizio.

Il regista
Luca Guadagnino è un talento molto particolare. È una persona creativa ma soprattutto intelligente. Luca mi ha sedotto come uomo e io amo essere sedotta. Però allo stesso tempo è come un bambino che ha bisogno di essere preso per mano. Io forse avevo bisogno di un figlio per questo film e lui aveva bisogno di una mamma. Il nostro è stato un rapporto di questo tipo. La sua creatività credo che abbia trovato in questa storia la possibilità di prendere corpo pienamente. E credo che abbia fatto uno sforzo per tirare fuori tutta la sua parte femminile, per entrare in questa storia e viverla anche lui fino in fondo.

È nata una stella
María Valverde è una star. Quando l'ho conosciuta mi sono emozionata molto, non soltanto per il fatto che fosse giusta per il personaggio. Guardandola e ascoltandola parlare della sua carriera ho capito quello che stava vivendo come donna prima che come attrice. Mi ha ricordato i miei inizi, mi ha fatto tenerezza e mi ha commosso. Lei passa attraverso questo film e non c'è un'inquadratura dove non è protagonista. María è l'anima del film.


Luca Guadagnino (regista, sceneggiatore)

Origini
Quasi due anni fa Francesca Neri e Roberto Manni, il produttore esecutivo del film, mi chiamarono chiedendomi di incontrarmi per sottopormi la lettura del libro di "Melissa P." L'ho letto e sono stato immediatamente catturato dal tema oltre che dalla sua vulcanica potenza espressiva. Il libro parla di un turbamento legato alla sessualità in uno dei momenti più sconvolgenti per un essere umano: l'adolescenza. Con Francesca abbiamo subito compreso che il centro del film dovesse essere l'idea di questa bellissima trasformazione da Melissa adolescente a Melissa donna. Il nostro film è sostanzialmente un racconto di formazione.

Storia
Il lavoro di sceneggiatura è stato molto delicato considerato che il romanzo ha le forme del diario come l'episodicità e la casualità degli eventi narrati, senza una rigida compattezza strutturale. Quindi la sfida era di tradurre questo diario in un racconto consequenziale che potesse offrire allo spettatore la necessaria identificazione con il personaggio protagonista. Volevamo creare una storia con la "S" maiuscola. Questa è stata la sfida più grande che, è cominciata per me dallo studio di testi di psicologia dell'infanzia come quelli di Francoise Doltò. Il processo di scrittura è stato intenso e ricco di scambi tra me Barbara (Alberti, n.d.r.) e Cristiana (Farina, n.d.r.). Ma l'aspetto più stimolante è stato il processo di dialogo tra noi e i produttori: Francesca, Gareth e Iona hanno portato consigli idee e soluzioni piuttosto eccezionali per la riuscita del nostro lavoro.

La star
La scelta di María Valverde è stata totalizzante. È il personaggio che dà il titolo al film ed è il personaggio che su 40 giorni di riprese del film è stato presente sul set… 40 giorni di riprese. Siamo arrivati a lei un po' per caso. Credo molto alla casualità degli eventi. Mi ricordo che eravamo in ufficio quando passò a trovarci un amico di Francesca che aveva in mano una rivista spagnola di cinema. C'era in grande evidenza la pubblicità di un film che non avevo mai sentito nominare. Il titolo era "La debolezza del bolscevico". Accanto al titolo del film vedo il primo piano di una ragazzina fantastica: María Valverde.
Eravamo nel bel mezzo di una faticosissima ricerca di casting per trovare Melissa in Italia, che non stava portando ai risultati sperati e la casualità di questa scoperta è stata una benedizione. Così qualche settimana dopo la produzione mi organizzò un incontro a Roma. Mi ricordo che chiesi consiglio a un'amica attrice se dovessi andarla a prendere in aeroporto oppure no. L'amica mi disse: "Non andarci! Le attrici non vogliono essere oppresse dai registi. Le devi dare spazio". Io contravvenni a questo consiglio, andai in aeroporto e appena vidi María varcare l'ingresso degli arrivi dissi immediatamente a me stesso: "È lei! È Melissa". Era Melissa sia per l'aspetto sia perché era molto contenta che fossi andata a prenderla in aeroporto. Non aveva avuto la reazione che la mia amica attrice aveva profetizzato.
María è diventata Melissa perché è una grandissima attrice e perché ha una capacità di conoscenza degli stati d'animo di Melissa che supera quasi la mia e quella di chi ha realizzato con me il film. María sente Melissa in una maniera strepitosa. A un certo punto, durante le riprese, ho avuto l'impressione che María fosse posseduta dal suo personaggio come accade alla piccola Regan ne "L'esorcista" di William Friedkin.
Il senso della disciplina, la capacità di ascolto e la sua profonda intelligenza creativa segnano per me la nascita di una star.

Lecce
Non volevo che il film fosse connotato o che avesse un'ambientazione sociologica. Volevo che si svolgesse in una piccola metropoli dove c'era molto sole e molta bellezza. Lecce, che non conoscevo, si è magnificamente prestata a questa idea. Ha una geografia urbana assolutamente affascinante e di carattere.

Cast
Abbiamo avuto a che fare con un cast particolare: un grande personaggio e poi un gruppo di supporto estremamente bravo e duttile. Dire un nome e non dirne altri è brutto ma come non posso citare Geraldine Chaplinche nel film interpreta la nonna di Melissa?
Diciamo che come cinefilo mi innamorai di lei a 12 anni grazie a "Bolero" (1981) di Claude Lelouch, un film che mi sconvolse da adolescente. Mi impressionò moltissimo proprio il personaggio della Chaplin che alla fine del film canta in una scena memorabile. È uno di quei film con cui sono cresciuto. Geraldine per me è una grandissima attrice sia per i film che ha fatto sia per quello che ha visto. È stata una testimone del grande cinema degli ultimi 40 anni, da David Lean a Robert Altman. Il fatto che sia anche la figlia di Charlie Chaplin, in fondo, è l'aspetto che mi ha interessato di meno quando l'ho conosciuta. Curiosamente Geraldine ha una figlia di 18 anni e nonostante nel nostro film interpreti la nonna, ho scoperto che ha avuto la voglia di partecipare al soggetto soprattutto per l'empatia che provava nei confronti del personaggio della mamma. Buffo. Noi invece l'abbiamo spostata nel ruolo della confidente, della seconda amica del cuore di Melissa. Una scatenata nonna rock'n'roll, come ci piaceva chiamarla.
Fabrizia Sacchi ha fatto un grande sforzo. Ha interpretato un personaggio di età più grande di lei, ha dovuto essere una mamma leggera, un po' infantile. Cosa che lei non è affatto nella vita. Ha dovuto trovare dei toni e dei colori molto lontani da se stessa. Un indizio di grandezza.
Altro personaggio molto importante è l'oggetto dell'amore di Melissa: Daniele, accompagnato sempre dal suo miglior amico Arnaldo. Nel film sono interpretati da Primo Reggiani e Elio Germano.
Primo Reggiani è riuscito in una immedesimazione notevole. A lui e a Elio Germano ho suggerito di partire dall'esperienza del cinema americano anni '40 e '50. A Primo ho detto: «Pensa che tu sei un Farley Granger di oggi». Gli ho passato alcuni film di Granger (tra cui soprattutto "Nodo alla gola" e "L'altro uomo" di Alfred Hitchcock), lui li ha visti e penso che la loro influenza si veda nella sua performance.
Di Elio Germano sono fan dai tempi de "Il cielo in una stanza" di Carlo Vanzina. Era il suo esordio. Elio è un talento naturale e un'intelligenza vera. Quando l'ho chiamato ero un po' imbarazzato perché il ruolo di Arnaldo era piuttosto piccolo. Invece lui ha immediatamente aderito al progetto. Gli interessava fare un personaggio così negativo.
La migliore amica di Melissa, Manuela, è stata molto difficile da trovare. Ci serviva un'attrice che desse un'umanità al personaggio senza apparire stereotipata. Letizia Ciampa ha portato nel film una dolcezza incredibile.
Infine ho avuto la possibilità di lavorare con due bravi attori che si sono distinti nel cinema italiano degli ultimi anni. Parlo di Marcello Mazzarella, di cui sono un sincero fan dai tempi di "Placido Rizzotto" e "Il tempo ritrovato" in cui era Marcel Proust, e di Claudio Santamaria.